Torna a Firenze uno dei più grandi pianisti in circolazione, l’americano Murray Perahia, che, in un concerto frutto della collaborazione fra l’Opera di Firenze e gli Amici della Musica, si esibisce giovedì 9 marzo (ore 20) in un recital nell’ambito del ciclo I grandi interpreti.
Perahia, che si avvicina ormai ai settant’anni, ha alle sue spalle una straordinaria carriera pianistica, intrapresa in seguito alla vittoria al prestigioso Concorso Internazionale di Leeds nel lontano 1972. Proprio l’anno successivo il musicista americano tenne il suo primo concerto fiorentino per gli Amici della Musica, mentre nel 1980 fu protagonista per la prima volta di un doppio appuntamento al Teatro Comunale; da allora assai frequenti sono stati i concerti da lui tenuti nel capoluogo toscano, sempre seguito da un pubblico numeroso e appassionato del suo stile interpretativo.
Presente a fianco delle orchestre più importanti, Perahia dal 2004 è stato nominato Cavaliere dell’Impero Britannico della regina Elisabetta, per il suo impegno musicale nel Regno Unito; inoltre, attualmente è anche Direttore Principale Ospite dell’Academy of St. Martin in tre Fields.
Nel concerto odierno Perahia affronta un programma che si snoda attraverso alcuni dei suoi autori prediletti: Bach, di cui esegue la Suite francese n. 6 BWV 817, il Mozart del Rondò KV 511, Schubert, con i famosi Quattro Improvvisi D 935, ed infine Beethoven, con la Sonata in do minore op. 111. A proposito del compositore tedesco, da alcuni anni Perahia sta lavorando al progetto ambizioso di realizzare una nuova edizione critica delle Trentadue sonate per l’editore Henle Verlag. Di questo e di altri argomenti musicali il pianista americano ha parlato durante un incontro con la stampa fiorentina.
Maestro, cosa può dire di questo lavoro sulle Sonate di Beethoven?
È ancora in svolgimento, poiché sono state pubblicate solo alcune delle 32 Sonate. Il criterio che sto seguendo è quello di realizzare una versione il più possibile vicina all’originale. La cosa interessante è che le annotazioni beethoveniane sono quasi sempre molto espressive; insomma, si tratta di manoscritti davvero pieni di vita.
E riguardo alla Sonata op. 111 in particolare?
Qui ho potuto constatare che Beethoven ha lasciato delle frasi “aperte”, e, confrontando diversi appunti dell’autore, emergono dei cambiamenti da una versione all’altra, come ad esempio nel finale del primo movimento della sonata. Parlando, invece, più in generale, del carattere di quest’ultimo capolavoro sonatistico, ritengo che in esso Beethoven esprima una forte componente di gratitudine verso la vita, delineando una spinta positiva, che mi piace mettere in contrapposizione con la disperata tristezza presente nel Rondò KV 511 di Mozart.
Nel concerto affronta anche Bach e Schubert, due autori da lei molto amati…
Non c’è dubbio. Proprio delle Suites francesi di Bach ho realizzato recentemente un CD. Credo che lui sia un autore fondamentale nella storia della musica occidentale, soprattutto per la sua influenza esercitata attraverso l’arte del contrappunto, che poi ritroviamo adottata proprio in Beethoven e in altri autori. Riguardo a Schubert, si tratta di uno dei compositori che amo maggiormente, perché la sua musica è molto profonda e non è affatto semplice da studiare. Nel concerto suono i Quattro Improvvisi D 935, che in realtà non ho eseguito cosi frequentemente come gli altri [Quattro Improvvisi D 899, n.d.a.].
Ricorda particolarmente alcuni interpeti del passato che ha conosciuto?
Certamente sì, a cominciare da Vladimir Horowitz, con cui ho trascorso molto tempo parlando di musica; e inoltre Rudolf Serkin e Pablo Casals, con i quali ho suonato spesso in duo. Non posso dimenticare, infine, il grande compositore Benjamin Britten.
Dedica molto tempo allo studio del suo strumento?
Quando sono in tournée circa due ore al giorno, che in fondo non è moltissimo, ma quando sono a casa trascorro più tempo al pianoforte, studiando ed eseguendo i brani. D’altra parte io amo la musica e questa è la cosa più importante per me.
Lei ha suonato spesso in Italia. Come trova che sia il pubblico?
Mi piace moltissimo il rapporto con il pubblico italiano, cui sono particolarmente legato.
Luca Summer
Per info e acquisto biglietti si veda www.operadifirenze.it

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