
“Tra Israele e Iran ci sarà un cessate il fuoco completo e totale tra circa 6 ore da ora, quando Israele e Iran avranno concluso e completato le loro missioni in corso, per 12 ore, momento in cui la guerra sarà considerata finita!!”, così scrive Trump in un post su Truth all’una di stanotte, ora Italiana.
E prosegue: “Alla ventiquattresima ora, la fine ufficiale della guerra dei 12 giorni sarà salutata dal mondo”.
Poi i toni si fanno quasi messianici.
“Vorrei congratularmi con entrambi i Paesi, Israele e Iran, per aver avuto la resistenza, il coraggio e l’intelligenza per porre fine alla guerra dei 12 giorni”.
“Questa -conclude Trump- è una guerra che avrebbe potuto durare anni e distruggere l’intero Medio Oriente, ma non l’ha fatto e non lo farà mai! Dio benedica Israele, Dio benedica l’Iran, Dio benedica il Medio Oriente, Dio benedica gli Usa e Dio benedica il mondo!”.
Cosi, con queste parole, il presidente americano ha dato la notizia al mondo della tregua e quindi della possibilità della pace tra Iran e Israele, ovviamente rivendicandone il merito.
Data la mutevolezza degli umori di Trump e in generale la sua scarsa affidabilità vedremo oggi quali saranno i reali sviluppi della situazione.
Ma la giornata di ieri è stata caratterizzata anche da un importante dibattito parlamentare, durante il quale la presidente Meloni ha espresso le seguenti posizioni:
– in caso di richiesta dell’utilizzo delle basi americane in Italia il governo non darebbe un diniego ma ne discuterebbe in parlamento, come dire che agli USA non si dice no anche quando l’alleato decide una guerra senza informarci;
– contro Israele nessuna esplicita condanna per il genocidio dei palestinesi e l’aggressione all’Iran ma solo la constatazione che sta esagerando “assumendo forme drammatiche e inaccettabili”,
– la spesa militare italiana sarà al 5 per cento dall’attuale 1,5, assecondando le richieste della NATO.
Con queste informazioni il quadro generale della politica estera, entro cui si muove la destra, risulta chiaro.
Lo conferma anche il fatto che ieri all’Aja, ai lavori del Consiglio degli Affari Esteri dell’UE, l’Italia (rappresentata da Tajani) ha votato contro la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele, proposta dalla Spagna.
L’Italia meloniana è totalmente al seguito di Trump, non muove un dito contro Netanyahu e il genocidio dei palestinesi, decide di impegnarsi nella sciagurata corsa al riarmo voluta da una Nato sempre più bellicista.
Ma quando in Parlamento l’opposizione accusa Meloni di essere subalterna agli USA, lei, come suo solito, non risponde nel merito: alza i toni, grida e si agita diventando rossa in faccia e esibendosi in uno dei suoi comizi in perfetto stile fiamma tricolore.
D’altra parte, questo è lo spirito dei tempi che viviamo.
“I ponti” che Meloni voleva costruire, “all’apparir del vero” sono miseramente svaniti, facendo ritrovare questo governo sulla sponda di quell’internazionale nera che sta portando il mondo sull’orlo della catastrofe.
Invece, almeno su temi come le sanzioni a Israele e il rifiuto della corsa alle armi, il socialista spagnolo Sanchez sta dimostrando che è possibile un’altra strada.
Enrico Rossi

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