Matteo Renzi ha fatto un ragionamento molto semplice: quanti parlamentari non vorrebbero andare a casa prima della fine della legislatura? Risposta: la maggioranza, di conseguenza Salvini è andato in minoranza sulla richiesta di elezioni anticipate. Nulla di più semplice per spiegare la crisi ma c’è da aggiungere che nel prossimo futuro ci sono da spartire un gran numero di posti nei grandi Enti di Stato. Questo spiega anche l’affannoso tentativo di retromarcia del Ministro degli Interni. Tutto chiaro?
Bisogna ricordare che le risse endogovernative cui abbiamo assistito avevano proprio per oggetto occulto la spartizione degli Enti più che i problemi di natura generale e politica che i giornali ci ammanivano: la TAV altro non era che un pretesto per rallentare la discussione sulle nomine delle grandi banche e in particolare della CDP (Cassa Depositi e Prestiti). Per fare un esempio.
Ora il problema è cornuto, come si dice nel linguaggio corrente, perchè se si fanno le elezioni subito Salvini vince (con molta probabilità ma non con tutte le probabilità) e si prende tutti gli Enti, se non si fanno le elezioni ma un governo che dura tre anni o giù di lì gli Enti se li prende il PD e forse, se capisce che ci sono, anche il M5s: questo è il problema che deve dirimere il Presidente della Repubblica diventato per tutti santo ma santo siciliano che è una categoria speciale di santi.
Questi problemi in tutta Italia sono affrontati e decisi da non più di dieci persone su sessanta milioni di cittadini alla faccia della democrazia. In poche parole questa è la situazione a cui siamo arrivati dopo una lunga stagione di progressiva decadenza culturale e politica: l’ultima assemblea di +Europa a cui ho partecipato una mozione contenuta in una paginetta che citava Keynes e Popper è stata considerata troppo lunga e noiosa. Siamo nella società di Twitter, 280 caratteri (spazi e lettere). Fatica non fare, Ente arraffare, popolo esaltare. Uno slogan meraviglioso, semplice e comprensibile anche nei bar sia dai renziani che dai 5stelle. Da qui la stabile alleanza proposta dall’onorevole Bettini che ha come unica carta di credito quella di essere figlio di un vecchio repubblicano.
È il governo del ricambiamento.
Giacomo Properzj

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