Il tentativo di arrivare a un accordo generale sulle tariffe e sulle dogane valido per il commercio mondiale è fallito da tempo, sostanzialmente per la mentalità imperialistica USA. I liberisti di buona volontà continuano a tenere in piedi il moribondo, ma solo con risultati retorici.
Eppure è diventato un luogo comune che ci sia una globalizzazione dei mercati, unita a una diffusione delle conoscenze e delle capacità tecniche per cui le differenze di qualità tra i beni di consumo durevoli vanno attenuandosi, e la concorrenza si fa sui prezzi di produzione. Sui quali incidono in misura notevole le condizioni di welfare: di qui l’attacco generalizzato alle conquiste dei lavoratori in nome della “globalizzazione”: che funziona, come si vede, a senso unico.
L’esplosione della bolla finanziaria sta bloccando il sistema che ha retto finora negli USA: importiamo dai paesi del terzo mondo beni meno costosi dei nostri, che spesso non ci possiamo permettere di pagare, ma compriamo a credito, cercando di farci prestare i soldi dal sistema bancario mondiale, con una quota crescente a carico dei paesi dai quali compriamo: il gioco, però, sta per finire, e le prospettive di recessione sono aggravate dal contenimento della spesa militare USA, il cui bilancio federale non ce la fa più a reggere, e a bloccarlo ci si sono messi anche i talebani dei Tea Party.
Finora è mancata una risposta di sinistra: i socialisti del mondo sviluppato sono intimiditi dalla “potenza di fuoco” degli organismi economici, bancari, finanziari ma anche accademici, e non osano reagire, chinano il capo invocando misericordia. Che non è proprio il miglior sistema per acquisire consenso e fiducia politica: è quasi peggio delle smanie neoliberiste stile Veltroni (lasciate fare a noi, che vi serviremo al governo in modo più efficiente..)
Eppure una risposta ci sarebbe, che farebbe gridare allo scandalo i professori di mezzo mondo, FMI, BCE e via predicando: chiedere una tariffa per pareggiare i conti delle differenze di welfare. In sintesi: con sistemi polizieschi i paesi in via di sviluppo producono a basso costo perché non si assumono oneri sociali per la sanità e la previdenza, e parlare di sindacato è considerato un reato? Bene, allora mettiamo una tariffa sulle importazioni da questi paesi all’occidente, in modo da pareggiare questo tipo di costi.
Grideranno come aquile gli economisti abituati a predicare che invece dobbiamo allineare le condizioni dei nostri lavoratori a quelle dei cinesi, Sacconi si darà alla disperazione, ma almeno, cominciamo a parlarne tra noi: però a livello europeo, non ho voglia di sentire le meditazioni provinciali dei nostri specialisti in bignami del marxismo…
Sono sicuro che questi miei pensieri mi faranno proclamare eretico, ma pazienza…
Claudio Bellavita
PS: molto gradite le osservazioni critiche prima di formalizzare in un articolo, grazie

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