
Abbiamo ascoltato balle clamorose sui “favolosi” stipendi dei musicisti, allorquando taluni politici e giornalisti (disinformati o tendenziosi) hanno fatto passare l’idea che questi “saprofiti” intaschino 5.000 euro netti al mese!…. In realtà, mediamente, non arrivano neppure alla metà di quella cifra (considerato pure, se si ha un’idea degli alti costi, che ogni musicista utilizza e mantiene in tutto il proprio strumento personale senza avere in cambio alcun rimborso dal datore di lavoro!!).
Alcuni dei veri sprechi consistono invece negli stipendi milionari (questi sì “favolosi”) dei dirigenti, negli appalti esterni e, soprattutto, nel monopolio delle agenzie teatrali che non solo aumentano a loro piacimento i costi ma, in particolare, condizionano pesantemente e in modo inaccettabile la qualità dei “prodotti” che forniscono (cantanti, etoile, produzioni complete, etc).
Una volta denunciati i veri sprechi, si può cercare di verificare gli squilibri interni ai teatri (i dati occorrenti non sono sempre riscontrabili né decifrabili) confrontando gli organici dei musicisti (che produconola Musicaper cui gli spettatori pagano) e quelli dell’altro personale, dall’ultimo impiegato al sovrintendente.
Tali squilibri fra i vari settori del personale non appaiono coerenti. Chi realizza materialmente la musica e il canto è “sottodimensionato” non solo rispetto agli organici previsti (quasi mai completi), ma anche rispetto al numero di tutte le figure dei settori dirigenziale, tecnico e amministrativo che, in genere, risultano essere molte di più di quelle che servono.
Da sommarie verifiche sui siti dei teatri italiani emerge una situazione nella quale, mediamente, a fronte di organici pari a circa 171 musicisti (orchestra + coro) si hanno circa 122 dipendenti (direzioni + amministrativi + tecnici) e, queste cifre, mentre sono accertabili per quanto riguarda i musicisti, non lo sono invece per il resto del personale che, spesso, viene menzionato solo nelle figure apicali.
E, che le realtà sia ben più grave di quanto può risultare dalle cifre sopra riportate, lo si evince da quanto dice l’Assessore provinciale Elisa Simoni il 29.09.2011: “Continua ad essere delicata la situazione del Maggio Musicale Fiorentino, che occupa 496 dipendenti fra lavoratori a tempo indeterminato e contratti a termine” (pubblicata il 27.10 c.a. su GONEWS.IT). Basta togliere dai 496 dipendenti totali l’effettivo di musicisti (187) per vedere lo squilibrio e, anche togliendo quelli del corpo di ballo (39), si arriva a un rapporto di 226 artisti contro 270 di altri dipendenti!…..
Sembra impossibile che per produrre uno spettacolo (il cui successo dipende in massima parte dal come suona l’orchestra e da come canta il coro) occorra, rispetto al numero dei musicisti, un numero ben superiore di dirigenti, direttori, tecnici e amministrativi, che appare oltre modo ciclopico rispetto a quello che è la vera “faccia” del teatro e che consente in pratica gli incassi.
La continua parcellizzazione delle mansioni e delle responsabilità, ha portato all’aumento esponenziale dei dipendenti e, se qualcuno deve “comandare” nei teatri italiani, prefrirei che fossero i musicisti e non i sindacati (ricordate lo stupendo e ammonitore film di Fellini “Prova d’orchestra”, ovviamente poco rappresentato?). Dal dopoguerra in poi gli enti lirico-sinfonici sono divenuti sempre più aree di favore politico-sindacale, che hanno visto gonfiarsi gli organici di dirigenti, direttori, tecnici e amministrativi, con assunzioni di tipo clientelare mentre, gli organici delle orchestre e dei cori sono rimasti inalterati. I costi sono aumentati in modo insostenibile, l’ignoranza musicale pure, mentre gli appassionati sono sempre meno e i biglietti sempre più cari.
L’ex Ministro Bondi e l’attuale Ministro della Cultura Galan hanno sparato ad alzo zero senza rendersi conto e senza indagare sui veri sperperi di denaro pubblico.
Non hanno dato a Cesare quel che è di Cesare e, questa, non è musica per le nostre orecchie di appassionati e di contribuenti.

Saranno anche luoghi comuni, ma concordo con l’analisi di Andrea.
Cari Claudio e Paolo
come detto, il contributo al dibattito è importante e sapere che sono stati chiesti pareri ad “addetti ai lavori” è senz’altro di aiuto. Certamente non pensavo di esaurire il problema, anzi. Speriamo piuttosto di essere riusciti a piantare dei paletti attorno ai quali poter girare, senza vagare nel buio, come fanno certi politici, alla ricerca di sprechi fasulli come gli stipendi dei musicisti classici.
Se gli sprechi fossero questi li sottoscriverei a occhi chiusi. Cordialmente, Andrea.
Caro Andrea,
mi pare che la questione dello squilibrio tra amministrativi e musicisti sia un problema reale: ne ho parlato ufficiosamente con musicisti del Maggio e anche con altri, non che sia l’unico problema di quell’Ente, ci mancherebbe. Però riflettiamo: quale privato potrebbe mai reggere con organici così appesantiti? Ma qui, tanto, si spendono i soldi di tutti, no?
Caro Alessandro
Va bene, parliamone. Del resto lo scambio di idee serve soprattutto a colmare eventuali lacune. Gradirei quindi conoscere, e credo anche gli altri lettori, le tue osservazioni e/o critiche che hai annunciato ma non espresso.
Cordialmente, Andrea Viero
Giusto! Concordo anche io! Scambio di idee utile e necessario.. attendiamo dunque il contributo di Alessandro, che Pensalibero è pronto ad offrire alla lettura dei propri lettori. Un saluto!
Caro Andrea,
mi dispiace ma la tua analisi è troppo superficiale e tratta luoghi comuni senza affrontare nel merito gli aspetti reali ,concreti e vitali della materia.
Se vuoi che ne parliamo parliamone…
cordialmente
Alessandro Gilleri