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Gli impresentabili

di Paolo Armaroli | 29 Maggio 2015

​PaoloArmaroliFatte le debite proporzioni, Silvio Berlusconi può essere paragonato per qualche verso al divino Giorgio Guglielmo Federico Hegel. Come ci sono gli hegeliani di destra e di sinistra, così ci sono i berlusconiani di destra e di sinistra. Entrambi, guarda caso, la pensano allo stesso modo. Abbracciano come il naufrago allo scoglio la massima dell’antica Roma: vox populi, vox dei. Come i monarchi assoluti del tempo che fu, questi signori si ritengono legibus soluti. Non intendono rispondere a nessuno del proprio operato. Fosse pure la magistratura. Perché quest’ultima è formata da magistrati vincitori di un concorso. Mentre loro – vuoi mettere? – sono i beniamini del popolo. E se per ipotesi i magistrati gli mettono gli occhi addosso, ecco che si atteggiano a vittime, ecco che gridano al complotto come tante oche del Campidoglio.
​Il bello è che, come nella fattoria di George Orwell, ci sono degli animali (beninteso politici) più uguali degli altri. I casi del campano Vincenzo De Luca e della ligure Raffaella Paita sono emblematici. Entrambi sono candidati alla presidenza delle rispettive regioni. L’uno, sindaco di Salerno, è stato condannato per abuso d’ufficio, dichiarato decaduto dal prefetto dalla carica di sindaco e reintegrato da un Tar che, secondo la Cassazione, non è legittimato alla bisogna in quanto solo il giudice ordinario può esprimersi sulla legge Severino. Perciò De Luca, una volta eletto, sarà immediatamente sospeso. Ma De Luca sposta un’infinità di voti. Perciò Matteo Renzi lo sponsorizza, anche se poi sarà costretto a sospenderlo da presidente della regione, e dà un calcio al gatto. Cioè alle liste di “impresentabili” che appoggiano il predetto De Luca. E la Boschi, che in questa campagna elettorale assomiglia alla Madonna Pellegrina, è andata in soccorso del predetto. Convinta di sbiancare i candidati meglio di Perlana.
​Il caso della Paita è diverso. E’ indagata per omissione di atti d’ufficio, concorso in disastro colposo e omicidio colposo per non aver dato l’allerta dell’imminente alluvione ai tempi in cui era assessore regionale. Ma la Paita, pure lei vincitrice delle primarie, è nelle grazie del presidente del Consiglio. E Luca Lotti, che è il braccio destro e sinistro di Renzi, ha subito detto – Perlana bis – di non considerarlo neanche un incidente di percorso. Il fatto è che nei nostri beneamati partiti si pratica la logica dei due pesi e delle due misure. Al pari dei sunnominati, anche Francesca Barracciu, candidata pd alla presidenza della Sardegna, era indagata. Per le spese pazze dei fondi ai gruppi regionali. Una faccenda che fa imbestialire chi non ha nulla da spartire con la casta. In tal caso le è stato consigliato dal partito un passo indietro. Facendole chiaramente intendere, come si consolava Amintore Fanfani dopo ogni sconfitta, che alla quaresima segue la resurrezione. Ecco che la Barracciu, giudicata dal Pd improponibile come candidata alla presidenza della regione, è stata bellamente nominata sottosegretario del Ministero dei Beni culturali. Cose da manicomio.
​D’altra parte, nessuno può scagliare la prima pietra. Perché si può dire che, salvo lodevoli eccezioni, il partito più pulito ha la rogna. Non lo diciamo solo noi. No, lo afferma a chiare lettere la commissione Antimafia, presieduta da quella Rosi Bindi che non sarà ricandidata e non perde occasione di considerare Renzi un arcinemico. Dapprima ha detto – una minaccia più che una promessa – che avrebbe dato in pasto all’opinione pubblica l’elenco dei cosiddetti impresentabili. Poi, con una certa teatralità, si è rabbuiata per la fuga di notizie quando l’istruttoria era tuttora in corso. E proprio in zona Cesarini, alla vigilia del voto di domenica, è stato vuotato il sacco. Ma ora sappiamo davvero la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità? Ci permettiamo di dubitarne. Perché un organo politico come l’Antimafia non è il più adatto per fare giustizia. Con il risultato che agli impresentabili messi alla gogna ce ne saranno altri che la faranno franca.
​La Costituzione, al capoverso dell’articolo 54, recita: I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Perciò teniamo gli occhi aperti. Cerchiamo di scegliere anche nella nostra Toscana i candidati più degni. Il premier si batte contro l’astensionismo. E fa bene, si capisce. Resta un mistero: perché mai le elezioni si tengono nella sola giornata di domenica, nel bel mezzo di un ponte, quando gli elettori di centrodestra sono irresponsabilmente tentati dal mare e dai monti? Indovinala grillo.

Pubblicato in : Editoriale, Tre palle un soldo (dell’immaginifico prof. Paolo Armaroli)

Info Paolo Armaroli

Già professore ordinario di Diritto pubblico comparato e docente di Diritto parlamentare nell’Università di Genova, è stato deputato al Parlamento dal 1996 al 2001 e ha pronunciato più di mille discorsi. Ha pubblicato tra l’altro libri sul presidente della Repubblica, sulla governabilità, sulla grazia a Sofri, un vero intrigo costituzionale, e sullo strano caso di Fini e il suo doppio. Negli ultimi quarant’anni ha scritto quattromila articoli sui più importanti giornali nazionali: Il Tempo, il Giornale, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Nazione, Libero, La Voce, Il Secolo XIX. Collabora al “Corriere fiorentino”, supplemento quotidiano del Corriere della Sera.

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