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Gli esami non finiscono mai

Cronaca semiseria di un genitore fra ansia e sollievo
A pochi giorni dall’inizio della scuola, il Ministro Fioroni mantiene ciò che ha promesso. di E.Failla

di Elisabetta Failla | 13 Settembre 2007

Lo scorso 18 agosto, avendo due figli in età scolare, abbiamo assistito ad un incontro, organizzato da Romano Battaglia al Caffè della Versiliana, con il Ministro dell’Istruzione Fioroni. Da testimonianza diretta possiamo dire che quanto il Ministro ha fatto e detto in questi ultimi giorni non è altro che la conferma di quanto ha affermato in quel caldo pomeriggio d’agosto. Le sue perplessità sui crediti/debiti formativi – “Dopo più di un anno che ricopro questo incarico ancora non riesco a capire il meccanismo perverso che ne sta alla base” – sono state salutate quasi con un’ovazione dal pubblico che, sinceramente, non ci appariva politicamente schierato suo favore. Inutile dirvi che, quando il Ministro ha sostenuto che ci vuole maggior rigore sia nei confronti di quegli insegnanti che non fanno bene il proprio lavoro, sia verso gli studenti che a suo giudizio hanno una vita scolastica troppo facile, c’è stata una standing ovation. E se, terminato l’incontro, qualche spettatore amaramente sosteneva che “sì, tutto giusto, ma come al solito sono parole al vento”, oggi possiamo dire che per fortuna è accaduto esattamente il contrario. Finalmente!!
Nel corso della nostra vita, riteniamo di essere stati “fortunati” testimoni del cambiamento dei tempi scolastici. Abbiamo fatto la maturità secondo quell’esame provvisorio istituito nel 1968 e che ha resistito fino agli anni ‘80. Chi appartiene alla nostra generazione ricorderà come tutti gli anni, all’inizio dell’anno scolastico, veniva promessa la riforma dell’esame di maturità, puntualmente disattesa. Saranno state le preghiere e gli scongiuri degli studenti, ma era il periodo dell’immobilismo scolastico che noi, giovani maturandi, davamo per scontato.
Cresciuti, abbiamo vissuto sulla nostra pelle, e soprattutto su quella dei nostri figli, il periodo delle riforme scolastiche: Berlinguer, Moratti, e adesso Fioroni, sono nomi che ricorderemo bene per l’ansia, le perplessità o la soddisfazione che hanno provocato nel nostro animo.
Essendo genitori di due figli, abbiamo avuto vissuto in prima persona la riforma Moratti. Il figlio maggiore ha avuto la fortuna – secondo lui – di essere fra i primi a non fare l’esame di quinta elementare, mentre noi genitori pensavamo perplessi a quanto importante fosse dal punto di vista psicologico quell’esame e ci chiedevamo perché, quindi, eliminarlo.
Con il secondo figlio, fra i primi a fare la prima elementare sempre secondo la riforma Moratti, abbiamo vissuto momenti di vero sconforto quando l’insegnante, all’inizio della prima riunione dell’anno scolastico, esordì dicendo “Dimenticatevi la vecchia scuola. Questa è tutta un’altra cosa”. In quel momento noi genitori ci guardammo l’un l’altro cercando conforto e aiuto, chiedendoci: “E ora?”. In realtà, dal punto di vista didattico, alle elementari è cambiato certamente qualcosa. Ma si continuano a studiare la grammatica, le mitiche tabelline, la lingua straniera, insieme alla new entry informatica. Le perplessità riguardano invece alcune materie come la storia o la geografia. Ci chiediamo, per esempio, perché studiare per tutta la terza elementare la preistoria – neanche questi bambini dovessero fare una tesi universitaria – quando noi la liquidavamo in pochi mesi. L’intenzione è quella di uno studio più approfondito, visto che elementari e medie hanno un programma continuato e non più ripetuto, come era un tempo. Non crediamo di avere per questo meno carenze culturali rispetto agli studenti di oggi, ma il risultato è che fino al liceo nessuno ripeterà più per una seconda volta il programma di storia. Ci chiediamo: cosa ricorderanno i ragazzi del liceo della storia dell’antica Roma studiata alle elementari? Saperlo….
Sempre per grazia ricevuta, ci siamo occupati di quel magnifico quanto inutile documento che era il Portfolio. Ricordate? E’ stato il terrore di tutti i genitori, in quanto ciò che veniva scritto lì sopra sarebbe stato determinante per tutto il curriculum scolastico dei propri figli. Quindi: se avessimo scritto che nostro figlio in prima elementare odiava le scienze, avrebbe poi potuto iscriversi alla facoltà di fisica nucleare da grande?! Purtroppo non lo sapremo mai. Ma essendo allora rappresentanti di classe, proponemmo un modello di compilazione dei moduli, esportato poi a tutte le altre classi dell’istituto: sabato mattina ore 8.30 ritrovo presso il bar vicino alla scuola dove, tra brioche e cappuccini, con un manuale “copia-incolla” i nostri figli furono trasformati in alunni modello dal punto di vista didattico e educativo.
Adesso accogliamo con sollievo, seppure con l’usuale ansia genitoriale, le novità previste dal Ministro Fioroni. Siamo d’accordo che ci debba essere una sorta di meritocrazia per il corpo insegnante. Gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado hanno un compito importantissimo al pari di quello dei genitori: educare, crescere la società di domani. Il nostro domani. Non è uno scherzo. E’ giusto che venga punito chi non svolge con diligenza il proprio dovere. Chi ha figli in età scolare potrà essere d’accordo con il Ministro, che ritiene che la stragrande maggioranza degli insegnanti svolga egregiamente la propria missione (è riduttivo chiamarlo lavoro). Non è giusto che una minoranza comprometta l’ottimo lavoro e la professionalità dei molti. Personalmente, conosciamo professori che si occupano dei propri alunni anche al di là di quanto previsto dall’orario scolastico e che hanno stabilito un buon rapporto con le proprie classi. Sempre per la nostra proverbiale fortuna, il figlio maggiore, quest’anno in terza media, si trova in una classe a maggioranza di studenti extracomunitari. Una classe che poteva essere ritenuta difficile sotto molti punti di vista. Eppure gli insegnanti, insieme agli studenti, sono riusciti ad attenuare le diversità ed a svolgere comunque il programma scolastico, personalizzandolo sui vari studenti. E ben venga il ritorno del tempo pieno. Però una domanda, signor Ministro: perché terminare la scuola alle 16.30, quando la maggior parte dei genitori esce dal lavoro dopo le 17.00?
E per quanto riguarda la severità, accogliamo con piacere la reintroduzione del giudizio di ammissione all’esame di terza media. In una scuola che ci sembra per molti aspetti fin troppo facile, è bene che gli studenti che – ricordiamo – per la prima volta affrontano un esame scolastico si rendano conto che la promozione non è così scontata. La scuola è palestra di vita e i ragazzi devono imparare a lavorare nel lungo periodo per raggiungere i propri obbiettivi. Questo li aiuterà da grandi quando verranno gettati “nella mischia”. Perché gli esami non finiscono mai e sarebbe anche ora che gli studenti cominciassero ad impararlo.

Elisabetta Failla

Pubblicato in : Primo piano

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