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Gli arresti domiciliari

di Claudio Antonelli | 24 Agosto 2015

Il termine arresti non è quasi mai menzionato dagli organi d’informazione. L’omissione è dovuta a discrezione?

arrestoDa un titolo del Messaggero: “Mafia capitale, lista degli arresti e dei domiciliari.”

L’aggettivo “domiciliari”, così da solo senza un riferimento a un sostantivo, poteva in un passato ancora recente evocare situazioni, idee, sentimenti connessi alla “domus”, al focolare, ai riti domestici e agli ozi pantofolai. Ci si poteva infatti chiedere: ozi domiciliari? pennichelle domiciliari? partite a carte domiciliari?

No, ormai tutti sappiamo che si tratta di “arresti” domiciliari.

Si badi: il termine arresti non è quasi mai menzionato dagli organi d’informazione. L’omissione è dovuta a discrezione? Forse sì, ma solo all’inizio, quando l’espressione fu introdotta. Oggi la latitanza di “arresti” nella famigerata espressione “essere ai domiciliari” non fa più fesso nessuno, perché “domiciliare” al plurale sottintende inequivocabilmente il sostantivo poco gradevole “arresti”. Arresti in forma casalinga, domestica, familiare, sì, ma comunque arresti.

L’aggettivo “domiciliare” si è sostantivato, acquisendo un significato indissolubilmente legato, e si dovrebbe anche dire “ammanettato”, a quella forma di prigionia in casa propria che nell’Italia di oggi la magistratura – sia la parte “democratica” come una porzione della magistratura si autodefinisce, sia quella “non democratica” come mi sembra allora lecito chiamare il resto dei magistrati – non nega quasi mai a nessuno. Non solo a causa del sovraffollamento delle carceri, ma per le condizioni precarie di salute dell’indagato, il quale – sono sicuro – già prima di ricevere l'”avviso di garanzia” non si sentiva perfettamente bene, ed ora che lo ha ricevuto comincia a sentirsi decisamente male.

Gli italiani nel parlare non ricercano tanto la chiarezza quanto il “suona bene”. E non c’è che dire: l’espressione icastica “essere ai domiciliari” suona decisamente bene. E suona ugualmente bene l’espressione “avviso di garanzia”, anche se si tratta di una “garanzia” di cui il destinatario-beneficiario farebbe volentieri a meno.

Leggiamo sui giornali: “’X.Y.’ è ai domiciliari”. ‘X.Y.’ è il personaggio di turno, oggetto dell’attenzione del magistrato inquirente di turno, il quale sa tutto su di lui grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali di turno.

Il rimanere prigioniero tra le quattro mura della propria casa è tanto più sopportabile quanto più la residenza familiare è ampia, comoda, e forse provvista anche di giardino e piscina, e con un bagno dotato d’idromassaggio. Le ville non mancano di certo nel patrimonio di tanti inquisiti, nel paese in cui “Costituzione” fa rima baciata non con “lavoro” o con “Resistenza”, ma con “corruzione”. Una corruzione motivata spesso dall’altruistico desiderio provato da ogni italiano che si rispetti di far del bene alla propria famiglia. E quindi è giusto che la custodia cautelare avvenga in famiglia. Una famiglia complice, affettuosa, riconoscente.

Pubblicato in : Primo pianoTag: costituzione, espressione, giornali, informazione, intercettazioni, intercettazioni telefoniche, lavoro, magistratura

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