Ben 422 lavoratori impiegati nella multinazionale Gkn di Campi Bisenzio sono stati, ipso facto, licenziati.
Finiscono gli europei di calcio e ci svegliamo amareggiati da questo ” improvviso” annuncio. Un disastro che dimostra l’incapacità se non l’inerzia del governo e dei governi nel sostenere una politica accorta verso i lavoratori e le aziende che in Italia rispettano le regole del lavoro. Quelle che contribuiscono allo sviluppo del paese, se queste risorse sono ben gestite. Cioè la capacità di creare le condizioni necessarie per attrarre capitali e iniziative industriali per avere i due effetti necessari: lavoro e partecipazione allo sviluppo sociale e infrastrutturale del paese. Attraverso la contribuzione pensionistica, da un lato, e opere pubbliche, dall’altro, i benefici permettono ad una società evoluta di essere meno scontenta. È anche importante saper trattenere le aziende di questo tipo, come la multinazionale Gkn, o la Whirlpool, perché la concorrenza con altri paesi si sta facendo sempre più articolata e forte. Per qualsiasi azienda le condizioni di agevolazione fiscale, ad esempio, sono importanti come altre condizioni e variabili che fanno la differenza nella scelta di una multinazionale. Portare un’azienda in Polonia o in Croazia costa meno: burocrazia più snella, costo della vita più contenuto, meno tasse. A poca distanza dalla Gkn c’è uno stabilimento dove vivono centinaia di cinesi, in strutture di cartongesso dove lavorano… A nero. Tra Firenze e Prato vivono, migliaia di questi extracomunitari, in queste condizioni, o simili, tra i quali anche dal Bangladesh, dal Pakistan ecc.. Sotto cieli roventi di agosto, biciclette sparse si muovono nella penombra e rientrano da lavoro. Sono tra gli extracomunitari un po’ meno sfortunati. Mentre quei pochi privilegiati come casta, viaggiano su auto costosissime. Sono padroni di “ditte” che non falliscono mai, non contribuiscono mai con adempimenti fiscali al benessere collettivo, né, danno dignità al lavoro. Ciò grazie alla insipienza politica di chi cantava un tempo ” il pane a chi lavora”, o derivati da “reddito di cittadinanza”. È quindi plausibile che una multinazionale che invece contribuisce col suo carico di adempimenti a creare vera ricchezza economica e sociale, decida per ovvi motivi di mercato di trasferirsi altrove. Ovunque esistano condizioni migliori per restare competitivi. Lo Stato che non è capace di controllare il lavoro e la dignità dei lavoratori, ha perso. Sarebbe meglio quindi, creare le condizioni adeguate al fine che le multinazionali restino.
Mantenere quei posti di lavoro, è il giusto merito per chi oggi è stato licenziato, per tutto l’indotto che tornerebbe a vantaggio della collettività. Per tutti noi che non viviamo di solo pane.
Enrico Martelloni

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