
Il cartellone operistico dell’88° Maggio Musicale Fiorentino si è chiuso con Giulio Cesare in Egitto di Händel, riproponendo un allestimento realizzato un paio di anni fa per l’Opèra di Monte-Carlo e con la regia di Davide Livermore. Il capolavoro del compositore tedesco, incredibilmente mai eseguito a Firenze in tre secoli, veniva ambientato negli anni ’30 del ‘900, in stile crociera sul Nilo e ispirandosi, per l’appunto, al celebre thriller Assassinio sul Nilo di Agatha Christie. Tale linea registica è apparsa assai efficace e avvincente, in quanto tesa ad alleggerire la trama complicata dell’opera: la cura della recitazione di tutti gli interpreti è apparsa a un livello molto alto, l’impianto scenografico di Giò Forma perfetto e spettacolare nel mostrare i diversi ambienti della lussuosa imbarcazione da crociera; a questo impianto veramente ‘barocco’ nella sua capacità di suscitare meraviglia, si aggiungevano i costumi eleganti e raffinati di Mariana Fracasso e i video continui, mutevoli e splendidi di D-Wok.
Questo grandioso apparato scenografico sarebbe stato un involucro vuoto, se a esso non fosse corrisposta un’esecuzione musicale eccellente, ma ciò non si è assolutamente verificato, grazie anzitutto all’ottima direzione di Antonio Capuano, autentico specialista del repertorio musicale antico e barocco. Il direttore milanese ha dato vita a una lettura briosa ed energica, riuscendo a trasfondere agli strumentisti del Maggio, tecnicamente agguerriti e in vero stato di grazia, uno stile esecutivo appropriato per la partitura händeliana e in cui si è sicuramente distinto a livello solistico il primo violino di Salvatore Quaranta, coinvolto in una divertente apparizione sul palcoscenico.
E infine i cantanti, grandi protagonisti di questo spettacolo memorabile: il controtenore Raffaele Pe nella parte di Giulio Cesare (qui capitano della nave eccentrico e istrionico), autentico virtuoso con la sua straordinaria agilità vocale; Mariangela Sicilia, una Cleopatra dotata di una magnifica presenza scenica e di una voce pastosa e avvolgente, che ha suscitato profonda commozione nel finale del primo atto nel duetto “Son nata a lagrimar” con Sesto Pompeo, qui interpretato da un bravissimo Nicolò Balducci. Ottime anche le interpretazioni di Filippo Mineccia, un Tolomeo acceso e spavaldo, del mezzosoprano Fleur Barron, una Cornelia di grande espressività e di Valerio Morelli nel ruolo di Achilla; molto buone anche le parti ‘minori’, ma importanti, ovvero quelle di Davide Sodini (Curio) e di Janekta Hosko (Nireno). Da ricordare, inoltre, ad arricchire ulteriormente lo spettacolo, i bravi figuranti speciali. Successo caloroso di pubblico.
Luca Summer

Lascia un commento