Gaspare Torrente è il giovanissimo protagonista di “Una barca nel bosco” (2004) di Paola Mastrocola. Terminata la terza media, si trasferisce con la madre da una minuscola isola del Meridione d’Italia a Torino, in casa della zia Elsa, dove comincia a frequentare con profitto il liceo. Per circa un anno i compagni di classe lo ignorano completamente, quasi neppure sembrano vederlo (“Siccome andiamo avanti sempre uguale e qualsiasi cosa io faccia o mi metta addosso è lo stesso, cioè non esisto”); poi, all’improvviso, cominciano ad accorgersi di lui, che esprime tutta la sua soddisfazione per il mutamento intervenuto con le seguenti parole: “Capisco che sto entrando nel gruppo: mi rivolgono la parola! L’emozione è così intensa che mi sembra di non riuscire più a respirare. Il problema è solo che io quelle parole lì non le conosco, cipollare ad esempio cosa vorrà mai dire?”.
La gioia legata all’appagamento del desiderio di relazione – al pari della letizia, della timidezza, della tristezza, della rabbia, della gelosia, della noia, della vergogna – è solamente una delle emozioni che sono vissute dagli adolescenti, le quali risultano accomunate, come ha scritto Eugenio Borgna, dal rimandare a “una regione psichica estranea alla volontà e all’intelligenza”. In quest’ottica, crescere significa sia sviluppare la capacità di controllare le proprie emozioni sia apprendere la maniera di riconoscerle negli altri. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/i-giovani-e-le-emozioni-tra-atrofia-e-spettacolarizzazione_2624.html

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