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Giovani generazioni del “tutto compreso”

di Fabrizio Binacchi | 28 Ottobre 2012

Un potenziale vario ed inespresso che nemmeno gli amministratori tecnici provenienti in gran parte dalle università paiono poter capire nelle loro evoluzioni più recenti. 

Stai con la ministra del Lavoro Elsa Fornero due volte in pochi giorni e impari fenomeni e teorie che neanche un corso di antropologia culturale avanzata può offrirti. In giro, ultimamente,  è stata contestata da movimenti femminili e movimenti studenteschi o giovanili per le sue frasi molto schiette più che per i suoi provvedimenti su lavoro e welfare. Elsa Fornero dice proprio quel che pensa, con una mediazione più accademica che politica. E pere questo a volte può risultare fredda e talora antipatica. Nei miei due casi è stata quasi un’altra Fornero, quasi simpatica. Dipende dal contesto. A Milano ha dato degli schizzinosi ai giovani che non accettano subito un impiego e che cercherebbero il posto ideale, invece a Bologna ha addirittura abbracciato un giovanissimo dipendente di una azienda quando le ha detto “Ho un contratto a tempo indeterminato”. “Comincio bene la settimana” disse sorridendo davanti a giovani imprenditori e a una delegazione cinese in cerca di affari tessili. Diverse Fornero per diversi contesti, ma il problema che i vari incidenti linguistici o concettuali in cui i vari ministri o viceministri sono incappati negli anni, dai bamboccioni agli sfigati, rimane tutto là. E il problema è che a queste generazioni di giovani chiediamo risultati e sacrifici, dando meno sicurezze  nel presente e meno garanzie per il futuro. Per questo alcuni osservatori hanno coniato l’immagine delle generazioni del “tutto compreso”, ovvero fasce di popolazione 14-30 che studiano e lavorano insieme, o che non studiano e non lavorano a incrocio, che cercano e non cercano occupazione o collaborazione, che stanno in rete ma stanno anche nell’area grigia della rete parallela, incapienti e incapiti. Un potenziale vario ed inespresso che nemmeno gli amministratori tecnici provenienti in gran parte dalle università paiono poter capire nelle loro evoluzioni più recenti. Per questo ogni volta che si parla di loro o del loro futuro si fa una gaffe. Perché il loro è un altro mondo che noi, dai 40 insù, nemmeno ci immaginiamo. Un mondo di app e di brand reputation, di whats app e kakao talk, che dista anni luce dai nostri canoni pedagogici classici. Sono eternamente vigili ma anche costantemente virtualmente spossati, sono in linea con gli amici e i compagni ma sono disallineati con la famiglia, hanno passioni e interessi che sembrano mutare ogni tre mesi, hanno voglia di mondo e di radici, hanno bisogno di esempi ma vogliono fare esperienze. Molto di nuovo,  molto di antico, direbbero molti educatori. Tuttavia noi intercettiamo poco di tutto questo. Lo intercettiamo solo quando qualche ministro cerca di leggere un comportamento o un costume che si pensa generalizzato e attuale e invece è di pochi ed è magari passato da mesi. Mesi, che di questi tempi veloci, sono come anni.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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