I dati parlano sempre chiaro, basta conoscere la loro lingua. Traducendo per chi la lingua non la parla, quello che ci stanno spiegando oggi è che alle generazioni di giovani adulti italiani in fermento, interessa poco e niente di impegnarsi in futili discorsi politici: meno dell’1% degli under 30 è iscritto ad un partito politico e il 25% della popolazione non si interessa di politica per mancanza di fiducia nel sistema istituzionale(dati ISTAT).
Ancor di più, secondo DEMOPOLIS 2/3 dei giovani italiani denunciano la faziosità dei media nazionali e dopo 1 anno di pandemia globale la disoccupazione giovanile continua ad aumentare senza sosta e il numero dei NEET raggiunge il primato Europeo.
Insomma, i giovani stanno alla politica come Berlusconi sta alle presenze in tribunale. Esempi scomodi a parte, il quesito da porsi resta il più ovvio: Perché i giovani (e anche i giovanissimi) tendono ad allontanarsi sempre di più dai discorsi sulla “cosa pubblica” ?
La verità più scomoda e allarmante è che la nostra politica nazionale, seppur in maniera graduale, ha visto la propria autonomia viziarsi e scomparire. Ora come ora, al pari di un privato cittadino, è influenzata dai vincoli imposti da enti esterni e altre sfere di potere. Ciò determina inevitabilmente che l’andamento delle scelte che ricadono sul pubblico sia sempre condizionato da forti pressioni estrinseche che non mettono al primo posto l’interesse comune.
Risulta essere evidente come in queste dinamiche, la passività dei cittadini italiani e la loro non-partecipazione, abbiano giocato un ruolo fondamentale.
Per un giovane la politica è sempre meno affascinante, una colpa condivisa dalla poca fiducia che si ha nelle istituzioni e dall’informazione classica che risulta sempre di più come un “ufficio stampa” governativo, con un continuo calo del giornalismo d’inchiesta che, come J.F. Kennedy sostenne nel suo discorso d’insediamento alla White House, dovrebbe e deve essere fondamentale per un’analisi dell’operato di un governo e poi, perché no, una ragione potremmo ritrovarla anche in quell’inevitabile impossibilità per dei giovani adulti nel riconoscersi in una classe dirigente dall’età media di 59 anni.
Umberto Galimberti, negli anni, ha fatto luce e sottolineato più volte un altro aspetto del problema che riguarda i giovani nel sociale: la svalutazione dei valori causata da un malfunzionamento scolastico e una “cattiva educazione” familiare.
Entrambi sono aspetti fondamentali nella formazione sociale degli adolescenti e quindi dei futuri adulti.
Perché, allora, il quadro generale sembra essere così negativo ? Perché la politica sta scivolando via, lontana dall’ingranaggio sociale ?
Le risposte sembrano essere troppe e analizzarle superficialmente non renderebbe loro giustizia, ma possiamo ugualmente stillare una lista di 3 motivazioni chiave :
1 Una storia politica costellata di fallimenti, scandali, politiche oppressive e tagli economici.
2 Un asset sociale basato su educazione approssimativa, superficiale e poco stimolante.
3 Una reale difficoltà di approccio alla vita sociale per una generazione “abbandonata” a sé stessa, con l’angoscia del futuro.
Da Craxi a Berlusconi, passando per Prodi e Renzi, fino ad arrivare all’attuale premier Draghi la rappresentanza politica assume negli anni facce nuove, ma accomunate da simili inadempienze, nefandezze, corruzioni e scelte discutibili.
Da “Mani Pulite” al caso “Ruby” quello che emerge è una classe politica povera o quasi priva di valori stabili, di etica, di “giustezza”, favorendo con gli anni il formarsi all’interno della cultura popolare di un pregiudizio, anzi no, di una consapevolezza che quello politico è un ambiente malsano, con la conseguenza tangibile che “la scelta del meno peggio” sia una prassi, una “giusta” linea di pensiero.
Tornando al discorso del “giornalismo fazioso”, questo fenomeno ha sicuramente contribuito alla proliferazione di idee confuse circa un mondo che già di per sé tende ad agire nell’ombra. Il tutto ha condizionato la vita ed il pensiero di tutto il popolo italiano, che ha quindi tramandato di generazione in generazione questo senso di smarrimento sociale.
Quando i valori perdono d’importanza, quando il mondo della formazione, familiare o scolastica che sia, non accresce culturalmente, quando il futuro spaventa e i punti di riferimento crollano nei giovani, lo scenario più plausibile è questo :
Una totale assenza civica e civile, il disinteresse politico, l’annullamento personale.
L’idea politica italiana ha palesemente perso il suo vigore e gli ultimi 20 anni sono stati il culmine di un processo disevolutivo iniziato molto tempo prima. L’istituzione ha perso così tante battaglie da farci temere di aver già definito le sorti della guerra:
privatizzazione, corruzione, abbattimento dell’inchiesta mediatica, leggi ad personam, favoritismi, esponenti bandiera, tagli all’istruzione, alla sanità, incentivi per chi non ha, tasse per chi prova a fare, declino culturale, cessione economica sovranazionale, mala gestione degli investimenti per i giovani e nei giovani.
C’è un mare di inadempienze in cui l’organo politicante della nostra nazione sta affogando, senza mai ammetterlo, senza mai fare un passo indietro.
Le uniche armi rimaste a disposizione del popolo sono quelle di cui non potrà mai essere spodestato : attivismo, forza di volontà e cultura.
Abbiamo contribuito, noi tutti, a spianare la strada ad una classe politica che ha spostato un pò alla volta l’attenzione dalla gestione pubblica alla centralizzazione economica.
Il problema della nostra nazione è l’ignoranza, ad ogni livello, in ogni sua forma. Ci siamo accontentati di accontentarci. Abbiamo lasciato che il “meno peggio” avesse la meglio sul ” chi voglio che mi rappresenti”.
Abbiamo abbandonato la nostra partecipazione attiva, la nostra voglia di esprimere un ideale politico.
Ma allora, cosa ci tocca fare per riemergere come popolo ?
Bisogna puntare tutto sull’informazione personale, diffidare dai media classici, puntare sull’attivismo reale, avvicinarsi ad un partito, creare associazioni, fare aggregazione, discutere, interrogarsi sulla vita sociale del nostro paese, non votare se necessario, mettere alle strette un sistema che fa e ha fatto troppi danni alle parti piccole di questo paese, informarsi sui volti che vediamo sui cartelloni, rifiutare sovvenzionamenti ambigui, denunciare la corruzione politica nella propria comunità, abbandonare i partiti del passato, avvicinarsi agli altri cittadini.
Per un sociale che abbia una curva crescente, forse, dobbiamo cambiare le abitudini che hanno spinto la curva fino a dentro un baratro senza fine e finalmente invertire la rotta, cambiare itinerario.
Esistono tante realtà in Italia che spingono in questa direzione o che comunque si sono fatte carico di un’attività sociale che riguardasse i giovani o le tematiche spesso non prese in considerazione dai partiti maggiori o dalle rappresentanze cittadine.
Basti pensare a Fridays For Future, Officine Italia, InOltre, Cohiba, Controccorent e tante altre. O ancora, UniAlephi di Mauro Scardovelli, Marco Guzzi con Darsi Pace o Conrad, associazioni, strutture o privati cittadini che cercano di muovere l’energia sociale e culturale di una nazione intera verso quella che potrebbe essere una Nuova Umanità, un nuovo inizio e un nuovo possibile futuro per i giovani d’oggi.
Per chiudere, le parole di Margaret Mead:
“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.”
Giuseppe Francavilla

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