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Giorgia resta l’alleato perfetto di King Donald…

Marco Rubio, segretario di Stato USA, ha convocato a Washington, per metà luglio, oltre sessanta paesi per discutere della presunta rinascita di un terrorismo di estrema sinistra. Mentre alcuni alleati europei hanno reagito con scetticismo, perché non riconoscono la realtà descritta dall’amministrazione americana, l’Italia meloniana ovviamente ci sarà. Il motivo di questa presenza, dichiarato dalla stessa Meloni, sono profonde affinità ideologiche che uniscono il postfascismo italiano con quello americano.

di Enrico Rossi | 10 Luglio 2026

Donald Trump ha trovato il nemico perfetto: un’organizzazione senza tessere, senza sede e senza un gruppo dirigente. Ce lo dice il giornale il manifesto di oggi, che ancora ha il coraggio di riportare nel titolo la dizione quotidiano comunista.

Nella propaganda trumpiana chiama “Antifa” e, poiché non esiste come struttura unitaria, può diventare un contenitore nel quale far entrare chiunque: anarchici, comunisti, ambientalisti, oppositori delle deportazioni, studenti che protestano e, domani, persone che dissentono.

Marco Rubio, segretario di Stato USA, ha convocato a Washington, per metà luglio, oltre sessanta paesi per discutere della presunta rinascita di un terrorismo di estrema sinistra.

Mentre alcuni alleati europei hanno reagito con scetticismo, perché non riconoscono la realtà descritta dall’amministrazione americana, l’Italia meloniana ovviamente ci sarà.

Il motivo di questa presenza, dichiarato dalla stessa Meloni, sono profonde affinità ideologiche che uniscono il postfascismo italiano con quello americano.

Più che di “postfascismo”, gli analisti raffinati preferiscono parlare di una convergenza sul modello della “destra identitaria e sovranista globale”. Tuttavia, al di là della disputa terminologica la sostanza non cambia.

Per Roma, aderire a questa dottrina è un modo per legittimare una pericolosa narrazione interna che tende a dipingere le opposizioni non come normali voci di protesta, ma come minacce alla sicurezza dello Stato.

Sbaglia, a mio avviso, chi parla di fasciamo tout court anche se certamente esistono analogie.

Perciò, preferisco parlare di neofascismo come un fenomeno internazionale che ha le sue radici storiche nel fascismo del Novecento ma che ha intrapreso un percorso di evoluzione, rimodellando il proprio linguaggio, i propri obiettivi per essere al passo con i tempi attuali senza perdere i valori e i fini ultimi dell’origine.

In questo quadro punto Trump, denunciando lo spettro del comunismo, prepara da mesi un passaggio cruciale dell’ideologia e della prassi politica del post-fascismo.

Nei discorsi per i 250 anni dell’indipendenza Trump lo ha indicato come il grande pericolo che minaccia l’America dall’interno; in due settimane ha pronunciato la parola “comunismo” ottantuno volte.

È una strategia per dividere il paese tra patrioti e nemici, negando a questi ultimi persino il diritto di appartenere alla nazione.

In realtà, una democrazia dovrebbe giudicare i fatti, accertare eventuali responsabilità individuali, distinguere una scritta su un muro da un attentato, una manifestazione di protesta da un’organizzazione armata.

Quando invece si trasforma un’idea, un’identità politica o una rete dell’opposizione in una categoria terroristica, si prepara la repressione e e ci si incammina verso un regime autoritario.

Questo è il passaggio più inquietante. Trump vuole convincere il mondo che opporsi alla destra radicale americana sia già, in sé, un problema di ordine pubblico da affrontare con l’oppressione per prevenire la violenza.

Voglio allora concludere con un auspicio: che lo spettro, tanto evocato da Trump finisca davvero per materializzarsi come un’organizzazione internazionale non violenta, che superando le divisioni del passato, metta insieme socialisti e i comunisti democratici, ambientalisti e progressisti, una forza pacifica e pacifista, capace di lottare con coraggio contro il postfascismo, l’autoritarismo, il militarismo, la guerra e le ingiustizie sociali che esso porta con sé

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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