Né sindaco né sindaca, chiamatemi Virginia. Il top del populismo. Noi siamo con i cittadini romani. Noi siamo i cittadini.
No, cara, tu sei il sindaco e devi lavorare per i cittadini, non andare a braccetto con loro come la vispateresa. E recarti nei suburbi a prendere il tè con i pasticcini.
In un paese serio e normale sarebbe già in campo un’iniziativa legale per lo scioglimento di un movimento reazionario come quello di Grillo. Mentre i giornali, nel frattempo, cazzeggiano. Per dirla con l’elefantino.
Ora, non è che ce l’abbiamo con le ragazze giovani e belle, anzi le avremmo volute proteggere da quei marpioni che nel migliore dei casi ne fanno quello che vogliono, nel peggiore le plagiano.
Eppure, anche i filibustieri sono idioti. Che si fanno incastrare dalle telefonate intercettate tanto sono tronfi, tanto da non rendersi conto di scavarsi la fossa. “Faccio ciò che voglio, lei mi copre.” E lei convocava le riunioni solo quando lui era presente. In una mistura di superficialità e ingenuità condite e superate da ambizione presunzione e autostima smisurate. Ma niente ci toglie dalla testa che la ragazza, considerata libera e forte da alcuni, sia di una fragilità spaventosa, come il suo fisico ridotto al lumicino, suggerisce oggi. Sembra ciucciata dalle streghe, si dice nella mia cittadina graziosa e sì carina. Povera. Come andrà avanti ora senza il suo Fortebraccio?
“Noi andiamo avanti, non c’è pericolo”, esordiva la Virgin con la sua vocetta chioccia e aggraziata infarcita d qualche spruzzo di romanesco mentre il pubblico gridava “onestà”. “Mi dite sempre di non mollare e io non mollo”. “Abbiamo iniziato piano, abbiamo preso due città come Torino e Roma, ora tocca a Palermo e alla Sicilia, poi all’Italia. Il futuro è nelle nostre mani”. Diceva ai tempi della ricerca spasmodica di uno straccio di assessore al bilancio. Con l’occasione termini come “bello e bellissimo” sono stati utilizzati innumerevoli volte . Qualcuno si è preso la briga di contarle, pare più o meno una al minuto.
Non si comprendeva se era promessa o minaccia. Ora lo sappiamo.
“Prima si accontentavano le lobby, per costruire i bacini elettorali. Facciamo paura perché abbiamo le mani libere. E infatti ci attaccano per qualsiasi cosa. Ora l’ultima moda è attaccare le mie orecchie”. Ora le sue orecchie sono vermiglie per le tirate di Beppe &C.
L’unica cosa buona della storia è il silenzio del dibba.
Mentre Casaleggio Junior sarà contento dato che aveva a dire “realizzeremo il sogno di mio padre”.
Non è bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello.
“Finalmente ci riuniamo dopo un anno, tutti insieme. Per noi è importante ritrovarci, raccontare delle belle esperienze”.
Forse oggi ha da raccontarne altre di esperienze. Belle. A pensar male si fa peccato ma spesso ci s’azzecca.
No problem, ha chiesto scusa. Ci siamo fidati. Di mafia capitale.
Ma finalmente l’Urbe è in mano alla società civile, che ha deciso di impegnarsi come nel volontariato sociale. Ma chi si candida con esperienza politico amministrativa è diverso da un new enter senza uno straccio di curriculum istituzionale. Non sapremo se avranno successo o meno finchè non toccheremo con mano, si diceva. Ma l’esperienza è sempre un valore, insieme all’onestà, naturalmente. E quando mancano entrambe son dolori.
Carla Ceretelli

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