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Il giglio magico appassito il raggio magico sfocato.

Quale il cerchio magico. La bambolina e il vertice farsa. E Fortebraccio che fu.

di Carla Ceretelli | 19 Dicembre 2016

Né sindaco né sindaca, chiamatemi Virginia. Il top del populismo. Noi siamo con i cittadini romani. Noi siamo i cittadini. 

No, cara, tu sei il sindaco e devi lavorare per i cittadini, non andare a braccetto con loro come la vispateresa. E recarti nei suburbi a prendere il tè con i pasticcini.

In un paese serio e normale  sarebbe già in campo un’iniziativa legale per lo scioglimento di un movimento reazionario come quello di Grillo. Mentre  i giornali, nel frattempo, cazzeggiano. Per dirla con l’elefantino.

Ora, non è che ce l’abbiamo con le ragazze giovani e belle, anzi le avremmo volute proteggere da quei marpioni che nel migliore dei casi ne fanno quello che vogliono, nel peggiore le plagiano.

Eppure, anche i filibustieri sono idioti. Che si fanno incastrare dalle telefonate intercettate tanto sono tronfi, tanto da non rendersi conto di scavarsi la fossa. “Faccio ciò che voglio, lei mi copre.” E lei convocava le riunioni solo quando lui era presente. In una mistura di superficialità e ingenuità condite e superate da  ambizione  presunzione e autostima smisurate. Ma niente ci toglie dalla testa che la ragazza, considerata libera e forte da alcuni, sia di una fragilità spaventosa, come il suo  fisico ridotto al lumicino,  suggerisce oggi. Sembra ciucciata dalle streghe, si dice nella mia cittadina graziosa e sì carina. Povera. Come andrà avanti ora senza il suo Fortebraccio?

“Noi andiamo avanti, non c’è pericolo”, esordiva   la Virgin con la sua vocetta chioccia e aggraziata infarcita d qualche spruzzo di romanesco mentre il pubblico gridava “onestà”. “Mi dite sempre di non mollare e io non mollo”. “Abbiamo iniziato piano, abbiamo preso due città come Torino e Roma, ora tocca a Palermo e alla Sicilia, poi all’Italia. Il futuro è nelle nostre mani”. Diceva ai tempi della ricerca spasmodica di uno straccio di assessore al bilancio.  Con l’occasione  termini  come “bello e bellissimo” sono stati utilizzati innumerevoli volte . Qualcuno si è preso la briga di contarle, pare  più o meno una al minuto.

Non si comprendeva se era  promessa o  minaccia. Ora lo sappiamo.

“Prima si accontentavano le lobby, per costruire i bacini elettorali. Facciamo paura perché abbiamo le mani libere. E infatti ci attaccano per qualsiasi cosa. Ora l’ultima moda è attaccare le mie orecchie”. Ora le sue orecchie sono vermiglie per le tirate di Beppe &C.

L’unica cosa buona della storia è il silenzio del dibba.

Mentre Casaleggio Junior sarà contento dato che aveva a dire “realizzeremo il  sogno di mio padre”.

Non è bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello.

 “Finalmente ci riuniamo dopo un anno, tutti insieme. Per noi è importante ritrovarci, raccontare delle belle esperienze”.

Forse oggi ha da raccontarne altre di esperienze. Belle. A pensar male si fa peccato ma  spesso ci s’azzecca.

No problem, ha chiesto scusa. Ci siamo fidati. Di mafia capitale.

Ma finalmente l’Urbe è in mano alla società civile, che ha deciso di impegnarsi come nel volontariato sociale. Ma chi si candida con esperienza politico amministrativa  è  diverso da un new enter senza uno straccio di curriculum istituzionale. Non sapremo se avranno successo o meno finchè non toccheremo con mano, si diceva.   Ma l’esperienza è sempre un valore, insieme all’onestà, naturalmente. E quando mancano entrambe  son dolori.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: futuro, giornali, giovani, movimento, palermo, roma, sicilia

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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