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Giannino vs Stato italiano

di Enrico Martelloni | 25 Novembre 2012

Dalla spesa pubblica alle famiglie, dal valore falsato degli immobili, all’inefficienza della pubblica amministrazione è uno stillicidio inesorabile.

Non è un mistero che Oscar Giannino è contro la gestione dello Stato italiano, da venti anni e più a questa parte, come esempio da evitare per l’uso del patrimonio, delle finanze e amministrazione pubblica. Non è possibile ad esempio, che il presidente della Basilicata guadagni più d’Obama, che esistano cinquanta uffici di rappresentanza sparsi per gli USA con costi altissimi. Martedì sera nell’appuntamento a Prato, l’ha chiarito di nuovo, come ormai è suo buon uso fare, attraverso Radio 24 e i suoi articoli. Giannino è l’eloquenza di chi sa per cosa parla; snocciola tutto quello che non va e produce il declino di questo Paese. Per esempio, spiega come dopo la guerra, la capacità degli italiani riuscì a risollevare il paese dalla miseria trasformandolo da agricolo a industriale e artigiano. Mai da allora, oggi, l’Italia si era ritrovata in una crisi così spaventosa da registrare un impoverimento del suo popolo, delle famiglie, delle piccole e medie imprese. I dati che Giannino racconta in giro per le sale d’Italia, ogni qualvolta si trovi davanti al pubblico per denunciare e fermare il declino, sono impietosi. Dalle Banche, alla patrimoniale che già c’è, in forma d’IMU e tasse sulle auto di grande cilindrata, ad esempio, al sistema tributario che arriva al 63% se si considera quel 17 % cancellato da Craxi per raccontare che l’Italia di allora era migliore. Dalla spesa pubblica alle famiglie, dal valore falsato degli immobili, all’inefficienza della pubblica amministrazione è uno stillicidio inesorabile. E’ lo Stato, per Oscar Giannino, che deve mettere mano al suo patrimonio vendendolo, non importa se il compratore è straniero. L’importante è che il debito pubblico, spaventoso ormai da anni, sia dimezzato. Lo Stato deve dare per primo il buon esempio, e com’è probabile, causerebbe il calo del valore degli immobili riportandoli a quelli veri, permettendo che il mercato riprenda in funzione delle famiglie e delle aziende, contro gli interessi delle fondazioni bancarie.  La situazione dunque è complessa. In Italia sono in molti a possedere la casa di proprietà. A Prato, anzi, la speculazione di cemento è stata intensa a fronte della crisi del tessile. La speranza, però, è il rilancio delle attività e del genio italiano, che l’azzimato giornalista economista, spiega, deve ripartire dalla forza di volontà, fantasia, e capacità, svincolata dal peso statale. Sempre quello è il punto ed è qui che il leader di “ Fermiamo il declino” ribatte sul disagio dell’Italia. Una nuova classe dirigente deve nascere, una selezione di politici dall’agone elettorale, che arrivi dai cittadini, come nel 1945 partecipò attivamente a riformare e rifondare la classe politica. La famosa “società civile”, trovò nei partiti antifascisti, la via per riorganizzare lo Stato, fino ad arrivare, poco dopo la caduta del muro di Berlino, al tracollo. Un’osservazione interessante, Giannino la rivolge a coloro, che vorrebbero uscire dall’Euro: non si può e non si deve. Vorrebbe dire suicidio, avere una svalutazione del 30- 35 % del valore, ad esempio dei depositi e del risparmio. Dall’Euro non si esce, ma manca l’Europa politica. Giannno non lo dice apertamente perché la considera una conseguenza che presto dovrà accadere. Ancora sul fisco, un fatto di storia: la monarchia francese all’epoca tra Luigi XIV e Luigi XVI, ha in uso raccontare, era migliore e più credibile della nostra. La nobiltà di spada, mentre era in diretto contatto col Re, che teneva a Corte tutti quei nobiluomini per la politica d’accentramento dello Stato, poteva appellarsi direttamente a lui, la borghesia poteva appellarsi ad un sistema che giudicava se gli esattori erano stati onesti nelle loro richieste. Nel caso erano riconosciute esose, gli esattori pagavano fino a tre volte quello che avevano richiesto al suddito. Pare, osserva Giannino, il nostro sistema tributario. Non ultima considerazione è rivolta agli italiani: le famiglie non fanno figli gravate dai balzelli fiscali e tributari, mentre le generazioni invecchiano. L’Italia si troverà presto con un quarto di popolazione in meno, vecchia e incapace d’investire. Bisogna aiutare le famiglie numerose con buoni sgravi fiscali perché sono loro il futuro. Per un pubblico che ha votato fino ad ora Berlusconi, sentirsi affermare che ha sbagliato, non è facile far accettare queste osservazioni politiche prima che di finanza pubblica. Tuttavia, il grave momento che attraversiamo è avvertito come reale e pochi, come Giannino, ne sanno dare una spiegazione logica. Senza indicare chi, egli esortato il pubblico a trovare una nuova classe dirigente, tra i cittadini, ammesso che la nuova legge elettorale, lo permetta.  Dove, però, si schiera Giannno, è abbastanza chiaro. Dalla parte di Renzi, se votasse alle primarie del PD. Perlomeno, gli riconosce la capacità di poter raggiungere i consensi e il cambiamento necessario per questo paese senza il quale noi non possiamo più restare.  La destra non è proponibile; in questo momento è lontana da aver le capacità di quella d’altri paesi europei. Il movimento di Giannino è però garante, non di un centro alla vecchia maniera, ma di uno consapevole di ritrovare le virtù necessarie.  Su queste posizioni vedremo gli sviluppi della lunghissima campagna elettorale, dalle primarie del PD, come base di partenza per i futuri schieramenti. La vittoria di Bersani-Vendola potrebbe portare Oscar Giannino a rivedere le sue posizioni di campo. Per ora poco è chiaro su come sarà gestito tutto il sistema, fatta salva la sua chiarezza d’analisi.

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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