Ho finalmente trovato la voglia di tornare a vedere un film italiano e l’ho trovato perché volevo una conferma da Gianni di Gregorio. Avevo scoperto questo “giovane” esordiente a Venezia due anni fa, quando a 60 anni presentò quel delizioso “Pranzo di ferragosto” che entusiasmò pubblico e critica e fece innamorare di loro il quartetto di signore ultra settantenni che sul tappeto rosso battevano per arguzia e simpatia i tanti che lo attraversavano. Era l’anno in cui dalle excort a Chavez c’era stato un gran passeggio sul tappeto rosso, soprattutto da parte di personaggi che niente avevano da dire o da spartire con il cinema.
Mi sono chiesta come sia stato possibile non scoprire prima un talento e una classe come quella di Gianni di Gregorio, ma questi sono quei misteri a cui è difficile dare una risposta.
Comunque con il suo secondo lavoro Di Gregorio ha rappresentato l’Italia al recentissimo Festival di Berlino, ovviamente non nella sezione ufficiale, ma si sa ormai non abbiamo grandi capacità di capire in tempo il valore di un film e di una autore (esempio ne sia la scelta del film che doveva rappresentare l’Italia agli Oscar…potendo scegliere tra un film carico di significato come “L’uomo che verrà”, ovviamente abbiamo scelto un film dignitoso ma fragile che non è stato preso in considerazione neanche per entrare nella cinquina finale)
Accolto con molti applausi il film è già stato venduto in molti paesi sia in Europa che fuori, quindi la presenza a Berlino è riuscita promuovere una presenza raffinata e garbata nel nostro panorama avaro di soddisfazioni.
Voglio parlavi di “Gianni e le donne” , una storia che ci riporta alla commedia all’italiana ma quella seria, quella di Monicelli (La grande guerra), Dino Risi (Il sorpasso), Pietro Germi (Amici miei, Signore e signori). Quella commedia che sapeva essere comica ma amara allo stesso tempo, non quei cinepanettoni o quei film sguaiati pieni di parolacce e di poco altro, pieni di comicità greve e gratuita.
Un cinquantenne appena pensionato “…non ci sono voluto andare io, mamma, mi ci hanno mandato” scopre con sgomento che è diventato trasparente, le donne gli passano accanto ma non lo vedono più.
Quasi un sequel del primo film, troviamo nuovamente Gianni (Gianni di Gregorio ) alle prese con il suo quotidiano di eterno perdente. Un rapporto con le sue donne difficile il suo circondato com’è da una madre castrante, nobildonna dalla finanza allegra, che organizza partite di poker con le amiche e merende luculliane innaffiate da champagne da 150 euro la bottiglia, da una moglie assente che gli delega le incombenze casalinghe “…tanto tu cosa hai da fare”, da una figlia che vuol sempre lasciare il suo ragazzo, nullafacente che però si è installato in casa e ci vive come un figlio …”ma i tuoi cosa dicono…che dormi sempre fuori?”
In un’estate afosa nel quartiere di Trastevere , portando a passeggio il cane suo e della sua vicina di casa Gianni si volta a guardare le donne che con vestiti leggeri e scollati gli passano accanto ma le donne di cui sogna non hanno né tempo né attenzione per lui.
Torna a cercare la vecchia fiamma che però si addormenta sul divano mentre lui risponde all’ennesima chiamata fuori orario della madre, incontra l’amica d’infanzia ormai separata e libera, ma quando la va a trovare la trova con un giovane pianista…
Con ironia venata di malinconica nostalgia Gianni esplora l’universo femminile e cerca di capire perché altri anche più anziani di lui hanno l’amante e per lui le occasioni sono sempre più rare e finiscono sempre per naufragare.
Gianni esiste e vuole essere trattato come uomo non come cavalier servente per le amiche della madre o come tuttofare dalla madre e dalla moglie che non divide più neanche lo stesso letto con lui, ma è troppo educato, troppo passivo per pretenderlo, si limita a sognare la sua donna ideale quella con cui condividere cose semplici, normali, la buona tavola, un bicchiere di vino bianco, quattro chiacchiere, un sorriso.
Il desiderio di Gianni è quello di capire e farsi capire ma se può ancora sognare le sue donne che lo coccolano e lo vezzeggiano (nel finale del film) il sogno non è vita e forse per Gianni va meglio così
Un film sul passaggio inesorabile del tempo, sul sogno, sul desiderio di cose semplici, un film che ti riconcilia con il cinema italiano.
Maria Rita Monaco

BOH!