
La geotermia, letteralmente “calore della terra”, è una fonte di energia rinnovabile e pulita, che sfrutta il calore naturale presente nel sottosuolo terrestre. Questo calore deriva principalmente dal decadimento di elementi radioattivi all’interno della crosta terrestre e dal calore residuo del processo di formazione del pianeta Terra.
La geotermia, conosciuta fin dall’antichità, viene utilizzata per diversi scopi, tra cui la produzione di energia elettrica, il riscaldamento diretto attraverso l’acqua calda geotermica, e le pompe di calore.
Fino ad oggi le prime due forme di sfruttamento dell’energia geotermica sono state limitate geograficamente a pochi luoghi che presentassero delle condizioni particolarmente favorevoli, mentre le pompe di calore hanno avuto una certa diffusione perché, in sistemi a bassa entalpia (l’entalpia è la quantità di energia interna che un sistema termodinamico può scambiare con l’ambiente, ed i sistemi a bassa entalpia sono i serbatoi geotermici con temperature inferiori a 90° C), sono state utilizzate per riscaldare o raffreddare edifici in modo efficiente.
La geotermia, fino ad oggi, è stata sicuramente una delle fonti di energia meno sfruttate a livello mondiale ed è stata relegata ad un ruolo da cenerentola delle fonti energetiche. In un prossimo futuro, però, le cose potrebbero cambiare in maniera repentina e radicale.
Infatti, in diversi Paesi, Stati Uniti d’America in testa, si stanno portando avanti delle ricerche tecnologiche innovative, che potrebbero avere un enorme impatto sul settore. In sintesi, le innovazioni si dividono in due grandi gruppi:
1. Creazione di sistemi geotermici potenziati (EGS): questa tecnologia mira a sfruttare le risorse geotermiche in aree non tradizionali, ampliando le possibilità di utilizzo oltre le regioni idrotermali convenzionali.
2. Perforazione in rocce dure ad alte temperature. La ricerca si concentra sullo sviluppo di tecniche di perforazione avanzate per accedere a risorse geotermiche in formazioni rocciose profonde e calde, migliorando l’efficienza e riducendo i costi.
I risultati conseguiti finora sono talmente promettenti da far ipotizzare un drastico calo dei costi necessari per la costruzione e manutenzione d’impianti geotermici ed un futuro aumento della produzione dell’energia prodotta. La IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) dell’ONU prevede la possibilità di ricavare il 15% dell’energia elettrica mondiale da fonte geotermica, in un futuro non lontano. Si tratterebbe di un risultato incredibile, se pensiamo che tutta l’energia prodotta da fonti rinnovabili, a livello globale, a fine 2023 ammontava al 30%. Per l’Italia, secondo il Direttore Esecutivo dell’IEA, il turco Fatih Birol, le prospettive sarebbero ancora più rosee: il Belpaese potrebbe ricavare addirittura la metà del proprio fabbisogno energetico dalla fonte geotermica.
Le previsioni di tecnici e scienziati, però, si scontrano con la dura realtà del governo Meloni che, se da un lato riconosce l’importanza della geotermia, dall’altro non ha stanziato alcun incentivo per il settore. L’UGI (Unione Geotermica Italiana) ha più volte lamentato la mancanza d’incentivi adeguati nel decreto FER2, sottolineando che l’assenza di sostegno potrebbe compromettere lo sviluppo del settore. Inoltre, sempre secondo l’UGI, le attuali procedure autorizzative sono troppo lunghe e complesse, tali da scoraggiare chiunque dall’investire nella geotermia. Sarebbe utile una semplificazione delle procedure burocratiche per favorire gl’investimenti ed accelerare la realizzazione di nuovi impianti geotermici.
Correva l’anno 1905, nel pieno della “Belle Epoque” ed a poco più di quarant’anni dalla nascita del Regno d’Italia, quando il principe pisano Piero Ginori-Conti, nella sua tenuta nel Comune di Pomarance, in provincia di Pisa, iniziò la costruzione della prima centrale ad energia geotermica del mondo. Lo sfruttamento dei soffioni boraciferi di quella zona, chiamata “Valle del Diavolo” proprio per questo fenomeno naturale, presente dalla notte dei tempi, era iniziata molto prima, già nel 1827, grazie all’intuizione dell’ingegnere di origine francese Francesco Giacomo de Larderel.
Oggi la centrale Enel, che produce ancora il 10% di tutta l’energia da fonte geotermica del mondo, si staglia ancora ben visibile nel mezzo della valle, nella località di Larderello, così chiamata in onore del geniale ingegnere che, di fatto, inventò la geotermia.
Come in molti altri campi, anche nella geotermia l’Italia è stata capace d’innovare e stupire il mondo intero. Il problema, tuttavia, è che ci siamo sostanzialmente fermati lì: poco altro è stato fatto nei 120 anni che ci separano dall’inaugurazione della prima centrale geotermica del mondo. Ed oggi l’Italia non solo non ha più il primato mondiale di questa energia, ma si trova anche a dover inseguire, con pochi mezzi e solo grazie alla caparbietà e lungimiranza di alcuni tecnici e scienziati, l’innovazione fatta da altri: Stati Uniti, Cina, Giappone ed altri ancora.
Nel frattempo, però, il Governo Meloni ci ripete tutti i giorni quanto sarebbe utile tornare al nucleare, e gli esponenti governativi continuano a fare su e giù con l’Africa ed il Medio Oriente, per stipulare accordi per portare gas e petrolio in Italia. Sarebbe ora di smetterla di dipendere da risorse energetiche inquinanti e per giunta prodotte altrove, che si tratti dei combustibili fossili o dell’uranio, e cominciare a puntare alla valorizzazione delle risorse nazionali. Soprattutto se pulite, rinnovabili, e presenti in così grande quantità sotto i nostri piedi.
Stefano Amoroso
(da Avanti Online)

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