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George Washington, il padre della patria

di Mauro Della Porta Raffo | 8 Febbraio 2015

L’uomo e le virtù

Virginiano, facoltoso piantatore, esperto topografo, George Washington ebbe a compiere le sue prime esperienze militari durante la French and Indian War (1754/1763) e già nel 1755, per le capacità dimostrate sul campo, venne nominato comandante delle truppe della Virginia congedandosi poi a guerra avviata verso la vittoria dei coloniali e degli inglesi.

Ritiratosi nelle sue terre, fu comunque tra gli oppositori delle misure fiscali prese dal governo britannico ritenendole lesive della libertà delle colonie.

Delegato sia al primo che al secondo Congresso Continentale (1774 e 1775), alla fine, non senza contrasti, fu in quell’ambito incaricato del comando supremo del futuro esercito rivoluzionario che tra enormi difficoltà riuscì ad aggregare, istruire e guidare composto, come risultò, da uomini assolutamente ignari di ogni disciplina e disposti solamente ad un servizio saltuario.

Colto un primo successo con la caduta di Boston (1776), Washington ebbe il grandissimo merito di perseverare malgrado le successive sconfitte riuscendo a tenere comunque unito quello che Lafayette aveva definito un esercito “male armato e peggio vestito” fino alla brillante vittoria di Yorktown nel 1781.

Scelto all’unanimità quale presidente della Convenzione costituzionale (1787), due anni dopo divenne il primo capo di Stato dei neonati USA.

I due mandati del padre della patria (che sconfisse sia nel 1789 che nel 1792 John Adams il quale fu così vice presidente come prevedeva all’epoca la Costituzione) restano nella storia e per l’ottima composizione del suo governo, nel quale figuravano le migliori menti del Paese, e per la innata capacità dimostrata nel rendere durature le istituzioni che conserveranno per sempre la sua impronta.

Rifiutato un terzo mandato (disse che nessun uomo poteva sostenere per più di otto anni un onere tanto impegnativo), ritornò alle sue terre e morì nel 1799 senza essere riuscito a vedere terminati i lavori per la costruzione della nuova capitale che da lui prende nome.

Quando rischiò di essere sostituito da Horatio Gates (!?)

Più volte sconfitto – anche se non irreparabilmente – tra il 1776 e il 1777 dal generale inglese William Howe (che poteva contare, fra l’altro, sul fattivo sostegno della flotta comandata dal fratello, ammiraglio Richard Howe), George Washington si trovò ad affrontare, nell’inverno 1777/78, momenti particolarmente difficili anche e soprattutto in conseguenza del fatto che il suo collega Horatio Gates aveva invece riportato una clamorosa vittoria a Saratoga, laddove aveva obbligato l’esercito di Sua Maestà guidato da John Burgoyne a deporre le armi.

Attaccato politicamente da John Adams che temeva avesse in mente addirittura una dittatura militare e che aveva fortemente criticato “la superstiziosa venerazione” a lui talvolta tributata, in quella congerie, Washington vide mettere decisamente in dubbio le sue qualità di condottiero.

La situazione giunse al massimo livello critico sul finire del 1777 allorquando fu resa pubblica una lettera privata indirizzata dal generale Thomas Conway a Gates nella quale si esprimeva la speranza che il vincitore di Saratoga “prendesse il posto del ‘generale debole’”.

Non se ne fece nulla e, alla fine, Washington, che temeva si stesse organizzando addirittura al Congresso un complotto per farlo fuori – sia pure tra infiniti alti e bassi – guidò all’indipendenza gli Stati Uniti, ma, per un attimo, l’oggi dimenticatissimo rivale rischiò di succedergli.

Chissà se, per conseguenza, avremmo avuto più tardi in Horatio Gates (per quanto questi fosse inglese di nascita) e non nel virginiano il primo presidente americano?

Pubblicato in : Primo piano

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