Talento- tecnologia- tolleranza saranno fattori del nuovo ciclo di sviluppo. L’ozio creativo alla base della nuova elites creativa. La città2.0 come luogo di formazione permanente.
In questi anni sta assumendo un ruolo fondamentale per la crescita della ricchezza di un paese l’economia della conoscenza, il valore dell’immateriale è la nuova risorsa strategica. La valorizzazione di questa nuova risorsa non dipende dalla semplice innovazione tecnologica, ma dalla presenza della classe sociale dei creativi.
Occorre un salto culturale per superare l’attuale organizzazione sociale che ha riprodotto a livello di nazione l’organizzazione del sistema della grande industria. I paesi industrializzati hanno prodotto società formate da masse di operai e da un certo numero di manager che li dovevano governare, il tempo di vita era funzionale al tempo di lavoro. Non solo, l’organizzazione a matrice tayloristica era talmente invasiva che influenzò anche la forma di crescita delle città, ad es. Torino culla del barocco ed elegante si è trasformata in città dormitorio con enormi scatoloni pomposamente chiamati condominii e con i tempi di vita dettati da quelli della produzione.
I valori ritenuti da perseguire erano l’ordine, la disciplina, la divisione dei compiti, la fedeltà all’azienda, la mobilità sociale dei soli yes men, filoaziendali o filosindacali,attraverso l’impegno e la dedizione all’azienda o al sindacato.
Con la globalizzazione si è assistito ad una trasformazione del capitalismo che ha portato allo sviluppo dei servizi e alla ricerca continua di nuovi processi produttivi ad es. il just in time, come elementi di moderna competitività. Questo nuovo modo di produrre ha determinato, la trasformazione della società. Città costruite sul modello dell’organizzazione industriale, come Torino, hanno incontrato un vero e proprio declino, perché oggi la struttura vincente non è più la gerarchia ma la rete e le relazioni di lavoro sono meno formali.
Nelle economie della conoscenza, come quelle europee, la risorsa strategica per la crescita è la formazione continua, sia nella forma strutturata e trasferibile, che in quell tacita che si fonda sull’esperienza e sulle reti di relazioni tra soggetti e che è patrimonio personale.
Nel periodo delle grandi imprese, il modello ritenuto ottimale era lo yes-man, si è prodotto di conseguenza un grande spreco, del talento umano. La crisi economica di questi anni può diventare l’occasione per ridefinire e ricostruire tutto il nostro stile di vita, perché la prosperità economica sarà sempre meno legata all’esportazione di beni e sempre più alla capacità di importare il vero capitale della società globale: l’intelligenza corroborata da un nuovo pensiero forte.
Parametri come la qualità della vita e la bellezza delle città non sono sufficienti ad attrarre la classe di creativi più importanti sono la presenza di università e centri di ricerca di livello internazionale che premino il talento e non l’appartenenza, una rete di aziende, non monopolistiche, capaci di offrire non solo posti di lavoro ma anche incentivi e flessibilità, perché è sempre meno vero che garantire un certo numero di posti di lavoro basti ad assicurare la ricchezza di un’area geografica; il lavoro modermo creativo si regge sulle motivazioni personali non su posti garantiti. Più importanti sono le attività culturali, i concerti, la possibilità di fare sport, la vita notturna. L’idea delle grest cities si è sviluppata nell’Inghilterra degli anni Ottanta, all’epoca della Thatcher e delle sue riforme “lacrime e sangue”. Per questo insieme di caratteristiche la “città 2.0”. dovrà diventare un luogo non riducibile alla sola componente dell’hardware, edifici palazzi ponti, ecc., la nuova umanita 2.0 la caratterizzerà per le componenti soggettive che evocheranno emozioni e specificità creative. Questa ultima qualità si declinerà in termini di tipo di comunicazione presente, modalità di accesso, capacità di creare i opportunità, lo sviluppo di una coscienza collettiva, l’espressione personale, la connessione agli ampi network, l’interculturalità.
La città creativa identificabile dal tipo di classe creativa che si insedierà, sarà l’ambiente in cui chiunque potrà trovare la strada per esprimere il proprio talento perchè la creatività , cioè il fare le cose che si è capaci bene e con soddisfazione personale ha una diffusione in ogni settore: politico, amministrativo, sociale, imprenditoriale e coinvolge chi fa gelati a chi si occupa di biotecnologie, la creatività è una caratteristica che si sviluppa nel fare e si scambia gratuitamente.
E’ necessario un cambiamento di strategia nella direzione favorire lo sviluppo di città che si “autoregolano”, che sviluppino funzioni di educazione e formazione continua in ciascuna parte del suo territorio. Tutto questo è possibile se si sviluppano soluzioni creative capaci di renderle magnetiche, polo di attrazione di persone di talento, a loro volta ispiratrici per altri. Attrarre persone di talento, persone che poi sono in grado di influire sui luoghi in cui vivono, non è certo una questione burocratica . “Le persone di talento vogliono posti belli in cui vivere”. Posti in cui riconoscersi, luoghi distintivi che rifuggano dall’uniformità e che siano in grado di costruire ponti fra le persone della comunità e fra questa e l’esterno. Senza però rinunciare all’esclusività. La città
Creativa avrà un ruolo eminentemente politico
, perché è compito della politica promuovere il benessere e la giustizia in un territorio.
La città del futuro non sarà l’artificiale Dubai, troppo ancorata a modelli ingegneristici 1.0, ma si svilupperà in luoghi che avranno il coraggio di ripensare alla loro storia e che saranno in grado di svincolarsi da lacci burocratici e da livelli gerarchici inetti, come gli yesman, la città del futuro è per molti aspetti simile all’attuale Montecarlo.

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