
Dopo il caloroso successo conseguito nei primi due appuntamenti, Daniele Gatti è tornato sul podio dell’orchestra del Maggio con il ciclo “Beethoven-Honegger e l’Europa”, proponendo un ricercato programma, che si articolava fra il Concerto n. 4 in sol maggiore op. 58 per pianoforte e orchestra di Beethoven, la Sinfonia n. 3 di Arthur Honegger e il Concertino pastorale per archi di John Nicholson Ireland. Protagonista nella prima parte della serata Pietro De Maria, noto pianista veneziano, vincitore fin da giovanissimo di prestigiosi concorsi e tra i maggiori interpreti a livello internazionale.
De Maria, che fra l’altro è attualmente impegnato nell’esecuzione integrale dei Concerti e delle Sonate di Beethoven, ha affrontato il Quarto mettendo in particolare risalto il suo carattere raffinato e accentuandone, in misura a tratti forse eccessiva, uno spirito un po’ languido, che tendeva a lasciare in ombra quella tensione spavalda, tipica del compositore tedesco; in sostanza, soprattutto nell’Allegro moderato di apertura, ne veniva fuori un Beethoven proiettato in una dimensione dolcemente romantica e quindi non così appropriata. D’altro canto, il fraseggio molto curato e ben cesellato, si è fatto apprezzare nell’Andante e anche nel Rondò conclusivo, che tutto sommato si caratterizza per una baldanzosa leggerezza, aliena dall’eroismo solenne presente nel successivo Quinto concerto. Molto buona l’intesa con Gatti, alla ricerca di un continuo dialogo fra le due parti, e ottima la prova degli orchestrali in tutti i settori. Accolto da applausi incessanti del pubblico presente, De Maria ha offerto due fuori programma con brani di Schubert e di Brahms.
La seconda parte è stata introdotta dal Concertino pastorale per archi del compositore inglese John Nicholson Ireland, pezzo di rarissima esecuzione. Scritto nel 1939, il Concertino si suddivide in tre movimenti, assai diversi da un punto di vista espressivo. Sotto la salda direzione di Daniele Gatti, gli archi dell’orchestra fiorentina si sono distinti per la loro compattezza, per l’estrema cura delle dinamiche e, nella virtuosistica Toccata finale, per la precisione ritmica e l’abilità tecnica di prim’ordine.
Ancor più coinvolgente la lettura della Sinfonia n. 3 di Honegger, sviscerata da Gatti in maniera approfondita in tutti i suoi contrasti e nella sua dirompente carica drammatica. Particolarmente avvolgente l’Allegro iniziale, un tempestoso Dies irae, reso particolarmente tellurico dall’imponente e fragoroso organico dei fiati e delle percussioni, per poi passare al doloroso e intenso Adagio centrale (De profundis clamavi) e infine terminare con un Andante di straordinaria intensità emotiva, restituito da Gatti e dai bravissimi strumentisti del Maggio ad un livello interpretativo di altissima fattura.
Successo alle stelle.
Luca Summer

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