
“Io penso che sia necessario sospendere il bando che scatterà il primo gennaio 2027 sui 20 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto che arrivano dalla Russia”. A dirlo è Claudio Descalzi, a margine di un intervento a Roma, proprio mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran sono in fase di stallo. Dopo appena 20 ore di colloqui, interrotti a Islamabad, il vicepresidente JD Vance ha lasciato il tavolo per rientrare negli Stati Uniti e riferire sugli sviluppi con la controparte iraniana, accusata di perdere tempo. Sorge spontanea una domanda: il secondo in comando dopo Donald Trump è consapevole che trattative di questo tipo possono richiedere giorni, se non settimane? O pensa davvero che basti una stretta di mano per risolvere un nodo complesso come quello dello Stretto di Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale? La realtà è che la pressione per chiudere rapidamente deriva anche da una situazione geopolitica complicata, aggravata dalle tensioni in Medio Oriente e dal ruolo di Netanyahu. In questo contesto, le parole di Descalzi assumono un peso ancora maggiore. L’amministratore delegato di Eni insiste: “Dal Qatar ci mancano 6,5 miliardi di metri cubi di gas, ma tra Congo, Nigeria, Angola e Stati Uniti possiamo rimpiazzarli. Ma chi produrrà i 20 miliardi di metri cubi oggi forniti dalla Russia?”. Il punto, quindi, non è solo politico ma profondamente industriale: le alternative esistono, ma richiedono tempo, investimenti e stabilità. “In una situazione di questo tipo, vogliamo davvero dire a Bruxelles di rinunciare a quei volumi senza una soluzione concreta?”, prosegue Descalzi. “Siamo davanti a una fase straordinaria e dobbiamo affrontarla con pragmatismo, evitando decisioni ideologiche che rischiano di mettere sotto pressione il sistema energetico europeo”.
Angelo Santoro

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