Sulla vicenda del gassificatore di Livorno ci preme una precisazione. Rifondazione Comunista non ha scelto una linea morbida, come sembrerebbe emergere da alcune cronache locale bensì, come sempre, ha voluto entrare nel merito. La sicurezza dell’impianto, come collocare l’off shore nella strategia energetica e di sviluppo economico nazionale e locale, questi gli elementi della nostra posizione.
La priorità a medio e lungo termine, è ridurre la dipendenza dalle risorse fossili esauribili, e da subito ridurre la dipendenza dal petrolio.
E’ urgente colmare un ritardo grave, anche in vista di rilanciare il nostro sistema produttivo, ponendo nell’agenda politica del nuovo governo l’approvazione di un piano energetico nazionale che organicamente ponga politiche di risparmio energetico (e questo non significa stare al buio!) e una forte accelerazione di investimenti nelle energie alternative.
In questo quadro, il gas, risorsa fossile esauribile, è una fonte più pulita del petrolio e soprattutto del carbone – da considerarsi essenziale in una fase transitoria – di cui strategicamente (per non ritrovarci nuovamente in una situazione di dipendenza da una risorsa che avvicinandosi al suo esaurimento sarà sottoposta continuamente al rincaro), dobbiamo da subito porre le basi del suo stesso superamento.
L’approvvigionamento di gas sarà garantito, prevedendo anche l’aumento dei consumi, fino al 2020 dai metanodotti dalla Russia e dall’Algeria, quest’ultimo che arriverà in Sardegna e poi a Livorno. Per questo noi siamo convinti che l’impianto di rigassificazione a Livorno sia inutile.
In questi mesi sono emerse con forza e determinazione le preoccupazioni dei Comitati di Livorno e Pisa contro il progetto di localizzazione dell’impianto Gas off shore. Il primo punto denunciato riguarda la sicurezza dell’impianto stesso. Noi siamo convinti che non vada demonizzato ne criminalizzato chi muove problemi di sicurezza, e, al contrario, la responsabilità di chi governa sia fornire risposte esaurienti e convincenti. La sicurezza deve stare al primo posto nel valutare le scelte da fare, che tanto meno possono essere fatte a prescindere da essa.
Tra gli altri punti hanno chiesto l’applicazione della convenzione di Aarhus, recepita con legge nazionale e mai applicata, che prevede la partecipazione dei cittadini fin dalla fase della formazione delle scelte. Partecipazione che deve diventare il modus operandi di chi governa, insieme e non “per conto” delle popolazioni che le scelte poi subiscono Esplicitato dunque quale sia il nostro pensiero, nell’audizione della VI commissione consiliare abbiamo con chiarezza condiviso la scelta di formare una commissione regionale con esperti internazionali che abbia il mandato di verificare la sicurezza dell’impianto. Abbiamo poi introdotto nella discussione, riscontrando tra l’altro una ampia attenzione e condivisione, la necessità di raccordare la scelta toscana con le politiche nazionali e nello specifico con il piano nazionale energetico che dovrà stabilire quanti e dove localizzare gli impianti di rigassificazione, e verificando la compatibilità di questo impianto con la scelta strategica per la nostra regione di inserire organicamente Livorno nel sistema delle autostrade del mare nonché la realizzazione dell’impianto con la vocazione della costa a sviluppare i progettati numerosi porti turistici
Dunque come sempre noi entriamo nel merito delle questioni, non ci sentiamo gratificati dall’agitare questioni meramente pregiudiziali Siamo convinti che questo sia il modo serio di stare nelle istituzioni, cercando di capire e di intervenire. Questa nostra modalità è a prescindere della fase di confronto che si è aperta in Regione. Forse sarebbe utile per tutti tenere il nostro atteggiamento.
La presidente del Gruppo
Monica Sgherri

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