
Nel diritto e nella procedura penale, la presunzione di non colpevolezza è il principio secondo cui un imputato è innocente fino a prova contraria. In particolare, l’art. 27, co. 2, della Costituzione afferma che «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva». Nel diritto per l’appunto. L’opinione pubblica in questi giorni ha fatto cerchio intorno al caso di Ilaria Salis detenuta in Ungheria e sotto processo. Si è parlato delle condizioni disumane in cui è stata tenuta, abbiamo visto immagini di lei condotta in aula ammanettata mani e piedi trascinata con una catena. Aberrante, incostituzionale, disumano. Lo è oggi e dovrebbe esserlo sempre per chiunque. Purtroppo, la storia e i tempi fanno sì che quelli che sono diritti vengano “interpretati” di volta in volta sulla base non di ciò che è giusto o no, ma sotto la lente della politica che sceglie quando essere garantista e quando no. Se torniamo indietro, in Italia, a meno di 30 anni fa, arriviamo agli anni di Mani pulite. Ora, non era diverso, sempre di diritto si parlava, o almeno così avrebbe dovuto essere. Ma allora le immagini di un politico gravemente malato portato via in barella ammanettato furono considerate “normali” per i più. Anzi, era giusto che i politici di turno venissero arrestati. Si era quasi colpevoli a priori. Molti di questi si sono suicidati, altri si sono visti scagionare dopo tempo, altri erano colpevoli e hanno pagato. Il punto però non è la giustizia, ma come l’opinione pubblica e i media trattino il concetto di diritti umani e colpevolezza ad personam e secondo la convenienza storica del momento.
Roberto Caputo

Forse ho visto un altro film. Quello che ho visto io mostrava una ragazza in catene che sorrideva soddisfatta per il suo ruolo mediatico, con borsetta al braccio. Non mi sembrava trascinata, ma seguita. Ciò che però mi meraviglia sono gli strazianti inviti al rispetto dei diritti umani. Mi chiedo se questo vale solo per la cittadina italiana o se vale anche per i cittadini ungheresi che da sempre vengono portati in tribunale con questo metodo previsto dalle leggi locali. Nessuno se ne era mai accorto? Quando l’Ungheria è entrata a far parte dell’Unione Europea dov’erano i difensori dei diritti umani? Forse erano girati dall’altra parte? Lo erano anche quando hanno ammanettato Tortora in pubblico per soddisfare la bramosia famelica dei giornalisti?
Perfettamente d’accordo. E questi campioni di garantismo non si accorgono che da anni nei democraticissimi USA, i detenuti vengono trascinati in tribunale, incatenati anche in modo peggiore e per giunta con un pigiamino arancione indossato.