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Gabbia per gatti, leoni e matti

Un secolo fa, il signor Marx si permise di progettare come soluzione politico economica lo sterminio giuridico dei singoli padroni con l’abolizione della proprietà privata.

di Franco Luceri | 12 Novembre 2017

Temo che il mondo sia ormai più organizzato a speculare sulle parole che a trarre profitto dai fatti. Quindi non esistono più le parole asettiche: o fanno utile, o non possono che fare danno, posto che impegnano miliardi di persone in discorsi che aggrovigliano i problemi anziché dipanarli.

Come le parole ricchi e poveri su cui si specula da millenni senza capire che razza di politica serve per assicurare pacifica e produttiva convivenza, fra: padroni e lavoratori; istruiti e ignoranti; geni e stupidi; potenti e impotenti, sazi e affamati; forti e deboli; sani e malati.

Anzi la cultura e la politica, pur sapendo che ricchi e poveri sono due razze interdipendenti, lavorano per impedire a l’Umanità di capire come si possa arrivare a l’armistizio fra lavoratori che cercano pane, e padroni che vorrebbero profitto onesto, ma sono istigati da un sistema criminale a sfruttare lavoratori, truffare clienti, bidonare banchieri, corrompere burocrati, politici ed esattori, e accumulare da cannibali il massimo arricchimento.

Un secolo fa, il signor Marx si permise di progettare come soluzione politico economica lo sterminio giuridico dei singoli padroni con l’abolizione della proprietà privata, in modo da elevare lo Stato a padrone e datore di lavoro unico.

E dopo tre quarti di secolo, il bellissimo castello di sabbia costruito sulla sabbia, è stato spazzato via dallo tsunami liberista, a conferma che nessun popolo è in grado di produrre ricchezza pubblica senza padroni privati.

Allora la filosofia politica dovrebbe porsi il problema, (ma è ancora alle aste, agli uncini e non conosce manco le tabelline), su come tenere insieme nella gabbia planetaria, i padroni del lavoro, e i padroni del capitale: come dire i gatti e i leoni senza farli ammattire.

Posto che dalle caverne ad oggi, il mondo della cultura e della politica è riuscito egregiamente ad affamare e uccidere lavoratori, ma la razza dei padroni e la loro smania accumulatrice non l’ha mai insidiata nessuno.

Persino nei Paesi comunisti, i padroni spariti d’incanto per tre quarti di secolo, sono spuntati dal nulla come funghi nel bosco, alle prime piogge. I modi per affamare e uccidere lavoratori si sprecano, ma i padroni c’erano già nelle caverne; e non c’è cultura al mondo che possa convertire un padrone in lavoratore.

Anche se a pensarci bene, essendo entrambi dipendenti uno dall’altro, definire autonomo l’imprenditore è una bestialità giuridica millenaria, come chiamare maratoneta uno senza gambe e senza stampelle.

Allora va stabilito una buona volta per tutte, che il rapporto conflittuale gatti e leoni nella stessa gabbia planetaria, si raffredda in un solo modo. Sfamando i leoni per primi e i gatti per secondi. Invece ai leoni umani, a colpi di sindacalismo e fisco comunista e finanza nazista, si è riservato il trattamento opposto e con risultati che più devastanti non si può.

Tutte le garanzie per i lavoratori conquistate in un secolo di sindacalismo idiota, hanno ridotto al fallimento o istigato al suicidio milioni di piccoli imprenditori, di leoncini lattanti, ma i leoni adulti del mercato globale, i padroni delle multinazionali: banche, petrolio, materie prime, sanità, cultura, trasporti, comunicazione e guerra, sono diventati feroci tiranni, liberi di salvare o uccidere popoli e Stati a loro insindacabile giudizio.

Garantire ai lavoratori, legale diritto alla vita con salario o pensione, è ineccepibile, (e chi potrebbe mai contestarlo?) ma è economicamente più devastante del peggior comunismo russo e cinese assommati. Vedi Italia e vedi UE. Perché prescindendo dalla competitività e produttività di ricchezza complessiva, attenta persino alla sopravvivenza dei grandi industriali e banchieri, fino a renderli feroci per non soccombere.

Quindi, per evitare che i padroni sviluppino una fame di arricchimento innaturale, patologica, va messa a dieta la classe dirigente pubblica di ingordi, irresponsabili e ladri; e ai leoni del mercato, va garantito un livello di ricchezza proporzionale al numero dei lavoratori che assumono e pagano, per non istigarli a licenziare anziché assumere, come va di moda oggi. Perché poi rifinanziarli o esentarli dalle imposte per indurli a riassumere è demenziale.

A giudicare dalla feroce bestialità delle poche decine di paperoni mondiali pigliatutto, padroni della pace e della guerra, verrebbe spontaneo pensare che oggi gli umani hanno urgente bisogno del dott. Marx e di una sua flebo gigante di comunismo, per curare il liberismo che sta avvelenando rapporti umani, devastando famiglie, impoverendo popoli e indebitando Stati.

Invece è il comunismo la vera malattia, di cui s’è fatto uso e abuso come fosse medicina miracolosa.

L’unico modo per proteggere la vita dei lavoratori è rendere umani i padroni come sono stati per millenni, perché istigare i gatti ad odiare e combattere i leoni come unici veri nemici de l’umanità è cultura e politica da ospedale psichiatrico.

Quando il sindacalismo comunista non esisteva, i padroni non hanno mica estinto la razza dei lavoratori, mangiandoseli per millenni e millenni. Oggi grazie alla protezione sindacale li lasciano disoccupati, li sfruttano, li avvelenano, li uccidono con lavori rischiosi o li deportano da bestie nei paesi ricchi. Questo è tutto, il resto è aria fritta.

Affamare un lavoratore che cerca pane onesto per la sua famiglia è un crimine che grida vendetta. Ma provate ad immaginare che razza di rabbia esplosiva può covare un imprenditore onesto che si è ipotecata la proprietà, la famiglia e la vita, per fare profitti onesti, assumendo e pagando lavoratori, producendo beni e servizi che il mercato richiede e apprezza, ma per i moderni “Stati di diritto caricatura”, è evasore a prescindere, è un fuorilegge da dichiarare fallito e istigare al suicidio, se non si è rassegnato ad affamare i lavoratori e la propria famiglia, per foraggiare di tasse rapina o corrompere una classe dirigente insaziabile di burocrati, esattori, politici e giudici che non è igienico definire criminali, ma trovatemi voi quale aggettivo è appropriato per l’irresponsabile classe dirigente italiana.

 

Franco Luceri

 

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: banche, classe dirigente, comunismo, convivenza, datore di lavoro, fallimento, fisco, italia, lavoro, mercato, mondo, ospedale psichiatrico, pensione, persone, ricchi e poveri, sanità, soluzione, tasse, trasporti

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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