
“Troppo comodo, e anche inesatto perché il dittatore, il tiranno, sa benissimo che cosa significa agire nella realtà”. I membri del G7 “hanno sottolineato l’imperativo di un orizzonte politico per il popolo palestinese, raggiunto attraverso una soluzione negoziata al conflitto israelo-palestinese che soddisfi le legittime esigenze e aspirazioni di entrambi i popoli e promuova una pace, una stabilità e una prosperità globali in Medio Oriente”. Lo si legge nella dichiarazione finale del G7 Esteri di Charlevoix in Canada. Sparisce quindi il riferimento a una soluzione a due Stati, menzionata in una precedente bozza rilanciata anche dai media internazionali. Nella dichiarazione finale si legge anche che i membri del G7 “hanno affermato la loro disponibilità a collaborare con i partner arabi sulle loro proposte per tracciare una via da seguire per la ricostruzione di Gaza e costruire una pace duratura tra israeliani e palestinesi”. Quattro persone sono rimaste uccise in un raid aereo israeliano sul quartiere Zeitoun di Gaza City. Lo riporta al Jazeera. Gli Stati Uniti e Israele hanno contattato i funzionari di tre Paesi dell’Africa orientale per discutere del reinsediamento dei palestinesi di Gaza. Lo riferiscono i media israeliani citando un report dell’Associated Press, che ha ottenuto le informazioni da fonti statunitensi e israeliane. I funzionari hanno dichiarato che il Sudan ha respinto la proposta, mentre la Somalia e il Somaliland hanno affermato dinon esserne a conoscenza, riporta la tv Kan. Secondo il piano di Donald Trump, gli oltre due milioni di abitanti di Gaza verrebbero trasferiti altrove in modo permanente. Il presidente Usa ha proposto che gli Usa prendano possesso del territorio, supervisionino un lungo processo di bonifica e lo sviluppino come un progetto immobiliare trasformando Gaza in una riviera di lusso. Il team negoziale israeliano tornerà in serata da Doha dopo che Hamas ha dichiarato che rilascerà il soldato israelo-americano Idan Alexander e i corpi di quattro ostaggi con doppia cittadinanza. Lo riferisce la stampa israeliana, precisando che a Gerusalemme si teme un tentativo del gruppo palestinese di creare tensioni tra Israele e Stati Uniti. Il primo ministro Benyamin Netanyahu ha convocato per sabato sera una riunione con i ministri per valutare i prossimi passi. Le famiglie degli ostaggi protestano contro l’attesa, definendola “24 ore di inferno e sofferenza”. Netanyahu ha convocato una seduta per valutare la situazione dopo che Hamas ha annunciato di essere disposta a rilasciare l’ostaggio israelo-americano Idan Alexander e a restituire i corpi di quattro ostaggi morti con doppia cittadinanza, israelo-americana. Un alto funzionario di Hamas, Husam Badran, ha affermato che il gruppo “insiste nell’attuazione di tutte le fasi dell’accordo di cessate il fuoco” con Israele, aggiungendo che qualsiasi ritiro da ciò che è stato concordato “riporterebbe le cose al punto di partenza”. “L’Idf rimarrà in cinque punti controllati in Libano a tempo indeterminato, al fine di proteggere i residenti del nord di Israele e indipendentemente dai negoziati sui punti contesi al confine” ha annunciato il ministro della Difesa Israel Katz che ha tenuto ieri una valutazione della situazione con il capo di stato maggiore Eyal Zamir e altri alti ufficiali dell’esercito. Katz ha ordinato di rafforzare le forze dell’esercito nelle cinque aree “e di agire con un’applicazione potente e intransigente contro le violazioni di Hezbollah”. Hamas ha annunciato ufficialmente di aver accettato la proposta degli Stati Uniti di liberare il soldato rapito Idan Alexander, che ha la cittadinanza americana, insieme ad altri quattro ostaggi che sono stati uccisi e hanno la doppia cittadinanza. L’organizzazione terroristica ha anche affermato di “confermare la sua assoluta volontà di iniziare i negoziati e raggiungere un accordo sulla fase due dell’accordo”. La Columbia University di New York annuncia punizioni per gli studenti che l’anno scorso hanno occupato un edificio del campus per protestare contro la guerra di Gaza. Distruzione sistematica degli ospedali e delle strutture riproduttive palestinesi, stupri, abusi e minacce sessuali a danno di uomini e donne, l’obbligo di togliere i vestiti in pubblico: sono alcune delle pratiche che rientrano tra gli “atti di genocidio” e “violenze sessuali” come strategia di guerra, secondo l’accusa che un nuovo rapporto delle Nazioni Unite muove contro Israele, nell’ambito delle offensive militari condotte nella Striscia di Gaza e nei Territori palestinesi occupati dopo il 7 ottobre 2023. Secondo l’esperta, “in questo contesto è essenziale un’azione di responsabilità attraverso la Corte penale internazionale e i tribunali nazionali, attraverso il loro diritto interno o esercitando la giurisdizione universale, se si vuole che lo stato di diritto sia sostenuto e che alle vittime venga riconosciuta giustizia”. Serviva soltanto ad acuire lo scontro finale che si sarebbe svolto sotto la tenda.
Giuseppe Basilico

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