
Si è concluso venerdì scorso (18 luglio 2025) a Durban, in Sudafrica, il vertice dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G20, il primo dall’autunno scorso dopo il mancato accordo di febbraio. Nel comunicato finale, non vincolante, i Paesi del G20 hanno riaffermato l’importanza di “salvaguardare l’indipendenza delle banche centrali per garantire la stabilità dei prezzi”. Il riferimento sembra essere ai tentativi di Donald Trump di rimuovere dal suo incarico il presidente della Fed Jerome Powell.
Il ministro Giorgetti è intervenuto nella sessione dedicata all’Africa per sostenere i “passi avanti per il Piano Mattei”. Il ministro dell’Economia non ha poi nascosto le sue preoccupazioni per l’incertezza economica.
Intervenendo nel corso del dibattito G7 dedicato alle previsioni economiche e all’Ucraina, ha sottolineato: “La sovracapacità produttiva della Cina sta avendo un impatto crescente negativo sulla nostra industria manufatturiera”.
Giorgetti ha anche acceso un faro anche sugli appalti cinesi nelle banche multilaterali di sviluppo: “Riteniamo che la quota dominante della Cina negli appalti delle banche multilaterali di sviluppo debba essere affrontata attraverso politiche volte ad aumentare il contenuto locale e a riequilibrare l’assegnazione dei contratti tra paesi donatori e azionisti”.
Il ministro dell’Economia italiano ha lanciato anche l’allarme sui danni per l’export derivanti dalle politiche protezionistiche di Trump sommate al deprezzamento del dollaro a meno di 0,86 euro che rende più costosi i prodotti europei negli Stati Uniti.
Una presa d’atto della sfida epocale dei dazi per l’export, fra le prudenze nei rapporti con l’alleato americano, che non è l’unica al meeting sudafricano: possibile un nuovo peggioramento delle previsioni di crescita del Fmi in arrivo a fine mese, con la numero due del Fondo, Gita Gopinath, che a Durban esorta a “risolvere le tensioni commerciali”. Ma, nel complesso, al G20 sudafricano, l’esigenza di convincere l’amministrazione Usa a firmare un comunicato finale, dopo il flop di febbraio dovuto alle resistenze di Trump, fa schivare riferimenti troppo espliciti al caos scatenato dal Presidente degli Usa. Nel comunicato finale del G20 finanze, dopo un accordo raggiunto faticosamente in assenza del segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha preferito inviare un sottosegretario, si parla più pudicamente di “tensioni commerciali” fra le sfide come conflitti, geopolitica, alto debito. E non c’è alcun invito ad abbassare il livello dello scontro commerciale pur di evitare il bis di febbraio, quando il rifiuto Usa aveva fatto concludere il G20 senza nemmeno una dichiarazione comune. Si parla più genericamente di un ritorno alla cooperazione rievocando il Wto, che Trump aveva iniziato a disarticolare già nella sua prima presidenza. Un comunicato che fa intuire quale sarà il tono del G20 a presidenza statunitense del prossimo anno: un ritorno ai ‘fondamentali’, ossia la ‘finanza’, mettendo fine a un decennio di riunioni che si erano allargate a clima, cooperazione nei vaccini e salute, ed al commercio.
Se sugli aiuti all’Ucraina l’Italia chiede di escludere dalla ricostruzione chi ha fatto affari con la Russia, sull’economia siamo preoccupati per l’impatto dell’incertezza economica e delle persistenti tensioni commerciali sulle nostre economie.
Il tema emerge implicitamente nel comunicato del G20 oltre che in quello del Fmi: “Occorre salvaguardare l’indipendenza delle banche centrali”.
Il resto del G20 è una somma di equilibri raggiunti col bilancino: dalla “soluzione bilanciata” invocata sulla minimum tax per le multinazionali, dove le proposte Ocse sono state affondate al G7 per volere degli Usa. Fino alla sfida al sistema monetario posta dalle stablecoin. C’è il via libera del Congresso Usa all’abbraccio del dollaro con le cripto, giudicato rischioso dall’Europa e con potenziali ripercussioni epocali per i Paesi emergenti. Ma il tema non compare nemmeno nel comunicato del G20.
Nel suo intervento, il ministro Giorgetti ha sottolineato la necessità di politiche che aumentino il contenuto locale e riequilibrino l’assegnazione dei contratti, troppo sbilanciata a favore di Pechino. Questa posizione riflette una crescente preoccupazione a livello occidentale circa la capacità della Cina di influenzare le economie emergenti tramite progetti infrastrutturali e finanziamenti. Il ministro italiano ha quindi sottolineato la necessità di monitorare attentamente l’evoluzione di questi fenomeni per preservare le economie nazionali ed europee da possibili shock. Un capitolo importante del discorso è stato dedicato alla guerra in Ucraina. Giorgetti ha ribadito l’impegno italiano nel sostenere Kiev e a prevenire condizionamenti economici durante la ricostruzione post-conflitto.
L’intesa con organismi multilaterali come la Banca Mondiale e la Banca Africana di Sviluppo, insieme ai finanziamenti degli Emirati Arabi Uniti, punta a colmare il gap infrastrutturale africano, elemento cruciale per stimolare la crescita economica e l’occupazione. La riunione dei ministri delle Finanze e governatori del G20 si è concluso con un comunicato che, pur non vincolante, cerca di trovare una posizione comune su commercio e sfide globali, in uno scenario ancora segnato da tensioni e incertezze che potrebbero vanificare le intese manifestate.
Salvatore Rondello

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