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Francesco Guccini: Tre cene (l’ultima invero è un pranzo)

Un nuovo libro nell’ affascinante ambiente dell’Appennino. Tre storie che diventano una sola con memorabili, bizzarri eroi della sua epica del tempo perduto.

di Gabriele Parenti | 28 Novembre 2021

“Non aspettatevi grandi avvenimenti dalle cose che andrò raccontando, fulminanti colpi di scena come agnizioni improvvise o finali drammatici o misteri iniziali che poi, a poco a poco, logicamente sgretolati dalle deduzioni di un abile investigatore, si dipanano e si mostrano in tutta la loro enigmatica chiarezza” ci avverte Francesco Guccini, in apertura della prima delle tre storie parallele (o quasi)  che compongono il suo  nuovo  libro  Tre cene. L’ultima invero è un pranzo, Giunti Editore 2021

L’autore annuncia che “è  semplicemente la storia di una cena, e di alcuni amici; una storia di quelle quasi come le favole che ci raccontavano da piccoli, già sentita tante volte ma che amavamo ci raccontassero ancora e ancora, per il solo piacere di stare lì ad ascoltare…”

E’ proprio questo il  fascino, anzi l’incanto di un libro scritto con  quel  gusto della parola di cui Guccini è maestro. Proprio il fatto che non si raccontino eventi éclatanti tali ida focalizzare l’attenzione del lettore decolorando tutto il resto, consente di gustare atmosfere di altri tempi che  fanno parte dei nostri ricordi  o , per quanto riguarda la cena degli anni ‘30 ,il ricordo dei  racconti dei nostri genitori o dei nostri nonni. Ma in modo metatemporale  questi tre racconti appaiono anche metafora della vita.

E così, accompagnati dalla voce narrante del cantautore , seguiamo gli amici  protagonisti del primo racconto in una notte d’inverno, mentre cade la neve, fino alla prima delle locande dove trascorreranno una notte di buon cibo e molto vino, di risate; una di quelle notti in cui l’amicizia e la sazietà aiutano a non ascoltare i presagi della vita che corre.

Le neve, il buio, quel buio che solo in montagna si può percepite appieno offrono una location suggestiva e mi ricordano alcuni versi di Natale a Pavana: “ Ehi, notte, che improvvisa sei discesa / Felina e silenziosa, come il lupo”.

Questa prima cena ha luogo negli anni tra la due guerre mondiali nell’Appennino tra Bologna e Pistoia, la successiva ci racconta lo stesso mondo negli anni  ’70. L’ultima – che non è in realtà una cena, bensì un pranzo di mezza estate che si protrae fino a un grande falò notturno – si svolge nel giorno di un’eclissi di sole.

Dai poveri anni Trenta alla disillusa fine del Novecento, passando dalle speranze della modernizzazione  che segnò gli anni ’60 e ‘70, nelle tre compagnie di amici che si avvicendano, nei loro scherzi, nelle loro sbronze, nei cibi che scelgono di mangiare ritroviamo il sapore del nostro passato e rileggiamo noi stessi con divertimento e malinconia. Francesco Guccini unisce tre storie che sembrano diventare una sola.

Se la prima cena ha la suggestione  quasi epica di un  tempo perduto la seconda  è forse il momento clou del libro perché comprende quei contraddittori anni ’70 che segnano un nuovo cambio d’epoca mischiando speranze e delusioni e possiamo addirittura  “giocare” a intersecare il racconto con alcuni celebri brani del grande cantautore  (Eskimo, Incontro, Le osterie di fuori porta tanto per citarne solo alcuni).

Molte le suggestioni  di questo  libro.  Quella  dell’Appennino tosco emiliano che non  ha ovviamente la maestosità delle Alpi  (Guccini lo sottolinea in modo icastico )   ma con i suoi boschi, i suoi torrenti, gli antichi borghi ha un fascino particolare  specie nelle aree di confine fra le due regioni dove usanze, tradizioni si sovrappongono. E  Pavana all’estremo nord del Comune di Sambuca pistoiese  è una sorta di enclave  toscano  incuneato  nel territorio emiliano.

Ma ancora di più le vicende umane che come la  madeleine di Proust  fanno emergere il   ricordo e le correlate sensazioni ed emozioni.  Tre  incontri conviviali   dove si racconta, si scherza, si fa onore a cibi prelibati dai crostini alla polenta, ai maccheroni e dove il vino è  sempre protagonista.

E nel frattempo si narrano le storie dei personaggi che ci portano nell’Italia fra le due guerre, nelle feste paesane con tanto di albero della cuccagna, nella tragedia dell’ Armir e dei dispersi in Russia.

Guccini scrittore, come Guccini autore di canzoni  ha una straordinaria capacità maieutica.  Con  immagini vivide talvolta racchiuse in una sola parola crea, situazioni e atmosfere. 

La seconda cena è altrettanto densa di emozioni e di sentimenti. Scherzi e facezie, segnano l’ottimismo  che  dopo gli anni del così detto miracolo economico sottolineano l’uscita dell’Italia da una endemica  penuria  e preannunciano una stagione nuova. Ci sono battute tra comunisti e democristiani, ( avversari politici ma senza acrimonia)   ricordi della Resistenza, aneddoti. Ma poi   si  giunge al momento della disillusione e  il ricordo di quella  serata  è  all’insegna  dell’inesorabile passare del tempo e del disincanto.

E l’Appennino non è un semplice sfondo ma un coprotagonista. Oltre alla dimensione dell’immensità e ai panorami mozzafiato sui due versanti (pensiamo, ad esempio, alla vetta del Cimone dove lo sguardo spazia dalle Alpi all’Umbria o  al Libro Aperto)  sono i luoghi riposti, i piccoli angoli di mondo  il suo incanto .

Questo fascino discreto  emerge  appieno  nell’ultimo episodio della trilogia  in un pranzo  che dura fina  a sera. A Case Bentini  una località appartata che i più animosi  raggiungono volentieri a piedi . 

E’ uno di quei pranzi che nel periodo di Ferragosto sono per me consueti alle Polle di Riolunato, quindi non lontano dai luoghi narrati in questo libro e, non  a caso,  in questo libro  ritrovo  la stessa atmosfera: persone che si  ritrovano,  altre che  non conosciamo e che forse non rivedremo  più ma che per un momento sono affratellate dalla convivialità.

In questa allegra brigata il cibo è al centro dell’attenzione in un melting pot  tosco emiliano

Nel libro di Guccini di parla dei maccheroni sul papero, di  cantuccini e vin santo e via dicendo…e naturalmente  il bere la fa da padrone… in quell’occasione poi  c’era anche l’eclissi   a focalizzare l’attenzione, perché  non s’insinui la sottile malinconia che si lega ai ricordi.  Ma il finale sembra  riportarci indietro nel tempo…  tout se tient

( E senti voci forse di altra età ,  F.Guccini, Radici  )

Gabriele Parenti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, atmosfere, bologna, genitori, lega, mondo, natale, personaggi, persone, pistoia

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

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