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Forza, Italia!

di Giovanni Fiorentino | 14 Gennaio 2013

Noterella a margine della campagna elettorale 2013, dopo il successo dell’uomo di spettacolo Berlusconi da Santoro.

img1024-700_dettaglio2_big_Berlusconi-Santoro-2Confesso che la ricerca del consenso elettorale del cav. Berlusconi fino all’altrieri mi è apparsa piuttosto patetica, anche se ancora una volta mi ha confermato nella convinzione che il grido di Brenno, pur se eticamente ripugnante, esprimeva una grande verità.

Fino all’altrieri il Polo della Libertà era una compagine allo sbando, votata ad una sicura sconfitta, il cui referente e padrone, abbondantemente screditato, in passato destinatario di servili osanna e nell’immediato di un maramaldesco ludibrio, aveva dovuto incassare dal suo più fedele alleato di un tempo il consenso ad un apparentamento che gli consentisse di poter sperare in un improbabile apporto determinante ad una futura maggioranza politica a costo di una rinunzia ad una marcata visibilità nella sua Lombardia e della personale umiliazione per essersi dovuto impegnare nella rinuncia formale allo scettro del governo del Paese, anche se nella certezza di non poterlo conquistare. E che il vento fosse cambiato Berlusconi ha potuto anche constatarlo avendo modo di toccare con mano il diverso trattamento riservatogli nella televisione di Stato rispetto ad un passato neanche troppo lontano dal servile e caramelloso Vespa, che – aduso ad essere bacchettato ogni volta che timidamente provava ad interferire nei suoi interventi di sapore comiziale – stavolta si è addirittura messo a parodiarli in maniera divertita e burlesca.

Fino all’altrieri buona parte del popolo berlusconiano si era oramai capacitata che il suo leader avesse portato il paese allo sbando e avesse esposto gli italiani al ridicolo in Europa e nel mondo, avendo quale cartina di tornasole il sicuro riassetto dei conti pubblici e la diversa stima del premier Monti nel consesso internazionale; e non nutrendo più fiducia nel suo referente antico prudentemente ritiratosi nelle retrovie né individuando qualità carismatiche nel successore alla guida del partito, ma anche non ritenendo di trasmigrare negli schieramenti da sempre ritenuti nemici, sfiduciato nella politica, in misura non marginale si apprestava a rafforzare il partito del non voto ed il movimento di Beppe Grillo ed in minima parte ad orientarsi sulle forze di centro e sui transfughi del PdL, a tanto invogliata anche dalla leadership assunta con grande coraggio e molto rischio dal Presidente del Consiglio ora dimissionario.

A scompaginare questo quadro è però intervenuta la trasmissione “Servizio pubblico” condotta da Michele Santoro, che ha fornito un formidabile assist al cavaliere. Non che la sua esibizione sia stata meno patetica quanto ai contenuti, ma la volontà di assicurare al palinsesto un cotanto ospite, con una prevista audience spropositata rispetto alla media usuale per l’aspettativa da parte del pubblico dei telespettatori di uno spettacolo da ring, ha presumibilmente indotto i conduttori all’accettazione di un protocollo comportamentale che ne riduceva pesantemente la vis polemica; e che tale impressione colga nel segno lo dimostrano l’inusuale arrendevolezza a fronte di affermazioni facilmente contestabili ed  il mancato affondo sulle risposte omesse, avvalorate dall’involontaria notazione finale di Santoro circa la slealtà del cavaliere circa il rispetto dei patti.

In tali condizioni, pochi hanno notato che il botta e risposta atteso è venuto meno; ma essendo solo apparso che Berlusconi aveva ben tenuto testa ai suoi contraddittori in un ambiente decisamente ostile e non anche che i suoi principali interlocutori erano sostanzialmente imbavagliati, non è stato difficile per lui – cui manca la compostezza e la serietà dell’uomo di Stato, ma non certo la simpatia e la battuta dell’uomo di spettacolo – recuperare un rapporto con chi tendenzialmente cercava un appiglio per non continuare a sentirsi orfano. E disponendo al sorriso se non al riso ogni comportamento becero che sia fuori tempo e fuori luogo, la sconvenienza della pulitura della sedia dove prima si era accomodato Travaglio è stata percepita come una plateale manifestazione di humour, né si è considerato che proprio per similari comportamenti – apprezzabili in un attore d’avanspettacolo, ma deprecabili in un leader politico – siamo stati ridicolizzati nell’Europa e nel mondo.

L’indubbio successo spettacolare del cavaliere non dovrebbe sottrarre consensi al partito democratico, ma potrebbe recuperarne tra quei delusi del suo partito che si erano raccolti nelle aree del non voto, dei grillini e dei montiani; ed il condizionale è d’obbligo, potendosi anche ipotizzare a seguito della ponderazione di prevedibili confronti seri con i suoi competitors, di ben diverso spessore intellettuale e politico, la maturazione da parte di quegli elettori di una più approfondita valutazione dei problemi e dei danni che il cavaliere ha provocato al Paese e della inconsistenza delle sue ipotesi solutorie. E tuttavia, ove siffatto recupero si verificasse, pur non sembrando in discussione la vittoria del partito democratico, la diversa percentualizzazione del consenso residuale tra i partiti minoritari renderebbe più difficile una sana governabilità del Paese sottratta a spinte demagogiche o populiste, erodendosene i margini al centro.

Non a caso quindi il PDL colpisce con i suoi strali il Professore Monti, né a caso essi sono concentrici con quelli della sinistra del PD: per il primo, il suo insuccesso relativo gli impedirebbe di frapporsi quale ostacolo all’esercizio di un eventuale potere interdittivo; per la seconda, il suo insuccesso la renderebbe vieppiù determinante nelle scelte di governo.

E’ da ritenere che questo complesso gioco delle parti ed il destino minoritario della sua lista non siano sfuggiti al Presidente Monti nel momento della sua salita in politica, e che forse l’espressione li sottendesse; se così fosse, come penso sia, è ben triste rilevare come il Paese pensante sia ingeneroso nei suoi confronti non esprimendo un adeguato apprezzamento per il suo sacrificio annunziato.

Il pericolo di una rimonta, ancorché improbabile, di Berlusconi deve suggerire una vigile attenzione all’evolversi del sentimento popolare per non inficiare le prospettive di vittoria di Bersani; ma, ove quest’ultima non sia in discussione, sembra doveroso esprimere in maniera concreta al premier Monti l’apprezzamento per aver salvato l’Italia dal baratro in cui l’aveva cacciata l’incoscienza dei suoi precedenti governanti e per essersi messo in gioco per meglio assicurare la coerente continuazione di un’opera meritoria appena agli inizi.

Forza, Italia!

Pubblicato in : Primo piano

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