In un nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro La Fenice di Venezia verrà messo in scena all’Opera di Firenze Die Zauberflöte (Il flauto magico) di Mozart a partire da giovedì 23 marzo (repliche il 24, 25, 26, 28 e 29).
Il celebre Singspiel in due atti del compositore salisburghese, rappresentato per la prima volta al teatro “Auf der Wieden” di Vienna nel settembre 1791, si basa sul libretto di Emanuel Schikaneder; in esso si fondono elementi fiabeschi con ideali e riti di ispirazione massonica, che arricchiscono l’intimo significato dell’opera.
Per l’odierna edizione del capolavoro mozartiano, salirà sul podio dell’Orchestra e Coro del Maggio il direttore Roland Böer, mentre la regia è firmata da Damiano Michieletto, che ha pensato di ambientare la vicenda in una scuola. «All’interno di essa» ha dichiarato il regista «Tamino e Pamina, accompagnati dall’analfabeta Papageno, vivono il conflitto tra l’istruzione religiosa e quella laica e si aprono a una scoperta individuale degli affetti, della sessualità e della maturità come indipendenza dai padri». Tale conflitto, secondo Michieletto, si traduce nella contrapposizione tra la Regina della notte e Sarastro, la prima a favore di un modello religioso e dogmatico, il secondo di uno laico e privo di imposizioni, di modo che la loro differenza risulta abissale.
Papageno, che conosce il linguaggio degli animali, è il bidello della scuola; infatti, agendo per puro istinto, non sa cosa significhi una crisi intellettuale. I tre geni, invece, sono minatori con elmetto illuminato, che scavano nella terra e nel fango, allo scopo di ricercare la conoscenza nel buio dell’ignoto e scoprire chi siamo. Damiano Michieletto spiega la scelta dell’ambientazione scolastica: «Con la rivoluzione francese, scoppiata due anni prima che Mozart componesse l’opera, si afferma una concezione laica della scuola e così ho pensato di ambientare il Flauto magico all’interno di una scuola. All’inizio Tamino si sente schiacciato dall’istituzione scolastica e, rifiutando il passato, cancella la lavagna, che a sua volta si ribella trasformandosi nell’enorme serpente che lo insegue. Le prove sono necessarie per maturare e così Tamino, per vincere le sue paure, apre delle scatole lasciate come tracce per il suo cammino, come i sassolini di Hänsel e Gretel». Ovviamente l’epoca in cui l’opera è ambientata non è ben determinata, è una sorta di “tempo sospeso”, dove tuttavia i personaggi indossano costumi novecenteschi.
Nel cast degli interpreti figurano Juan Francisco Gatell / Leonardo Cortellazzi (Tamino), Ekaterina Sadovnikova / Anna Gillingham (Pamina), Alessio Arduini /Christian Senn (Papageno), Olga Pudova (Regina della notte), Goran Juric (Sarastro), Marcello Nardis (Monostato). Le scene sono di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Alessandro Carletti.
Per info e biglietti si veda www.operadifirenze.it
Luca Summer

Lascia un commento