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Fisco: tema da maneggiare con cura

Bisognerebbe solo che gli elettori potessero verificare il grado di serietà delle proposte: sarebbe un incentivo almeno a non spararle troppo grosse. Di Beppe Facchetti

di Beppe Facchetti | 14 Agosto 2022

Il fisco é da sempre il protagonista involontario delle campagne elettorali. Sarebbe materia da maneggiare con cura, ma é troppo forte la tentazione di sventolare bandierine. La Costituzione vieta il referendum in materia fiscale, ma non si può certo vietare il tema nei programmi dei partiti. Bisognerebbe solo che gli elettori potessero verificare il grado di serietà delle proposte: sarebbe un incentivo almeno a non spararle troppo grosse.

Due anni fa, le Commissioni parlamentari competenti hanno convenuto su un punto apprezzabile: per cambiare il fisco occorre una visione unitaria. Basta con le proposte spot, per far colpo e accontentare questi o quelli. In due anni di lavoro, la tela é stata costruita ed era ancora possibile tradurla in una delega attuativa. Tutto da rifare, dopo la caduta di Draghi.

Nel frattempo, é arrivato il Pnrr, che ha nella riforma fiscale il capitolo forse piú importante.

Quando si parla di fisco, bisognerebbe chiedere a chi si alza il mattino e schiocca le dita di una nuova promessa, se é compatibile con le linee del Pnrr. Onore all’onestà intellettuale della Meloni che prevede infatti di “rinegoziarlo”. Sarà difficile, soprattutto se al tavolo ci sará lei e non Draghi, ma questo é un altro discorso.

Prendiamo la flat tax. É in corso una gara tra Salvini, che l’ha sempre propugnata e Berlusconi che cerca di batterlo con aliquote sempre più accattivanti. Nulla vieta di introdurla in Italia, anche se esiste, guarda un po’, solo in Russia (13%) e in Ucraina (15%), ma da noi bisognerebbe rimodulare tutto il sistema complessivo.  Tutto da raccontare come trovare i 15 miliardi iniziali della proposta Salvini e i 30/50 della Berlusconi, ma in campagna elettorale non si bada a questi dettagli. Se Letta, con il suo finanziamento di una paghetta ai giovani prevede una sostanziale patrimoniale, la cosa assomiglia infatti ad un autogoal.

Certamente non amichevole con il Pnrr é un’altra delle sirene elettorali: la cosidetta pace fiscale, che sarebbe più onesto verso i contribuenti che hanno già pagato, chiamare condono. La cosidetta rottamazione, che va avanti dal 2016, e che già rinuncia a interessi e sanzioni, doveva  fruttare 53 miliardi, ma ne mancano 35. Nell’ultimo saldo e stralcio lo Stato si aspettava 1,3 miliardi, ma sono arrivati solo 700 milioni. i beneficiari potenziali non fanno fatto neanche la domanda, tanto ci sono le elezioni. Per il pacifista Salvini é un atto di guerra contro i cittadini ricordare  che é ora di pagare. Il Pnrr parla esplicitamente di questo e chiede di spedire almeno 2,5 milioni di lettere di sollecito, mettendo a bilancio per questa voce un 15% di gettito in più. Se non si fa, significa non incassare la prossima tranche di versamenti europei. Quando questo accadrà, giù piagnistei contro l’Europa cattiva. La ruota delle recriminazioni gira sempre.

Dell’evasione fiscale si può parlare in vari modi, in genere attribuendola agli altri. Il Pnrr é più concreto e preciso. Chiede che entro il 2024 sia ridotto di 3 punti al 15,8% il differenziale tra le entrare attese e quelle effettive. Il totale farebbe 99 miliardi, ma per il momento basterebbero 12 miliardi. Tra il 2014 e il 2019 i governi dell’epoca lo hanno ridotto di 4,1 punti, ma ora ci sono i comizi e chi lo racconta agli elettori?

Del resto, anche l’elogiato governo Draghi ha toppato, con la discutibile  tassa sugli extraprofitti che per ora ha dato ben 9 miliardi in meno, peraltro gia erogati per aiuti vari, evitando scostamenti di bilancio. Se il cattivo esempio viene dall’alto (riguarda grandi imprese energetiche) non si scandalizzino però tutti gli altri. Statisticamente,  la metà degli italiani non paga nulla, 14 milioni di contribuenti dichiarano meno di 3750 euro lordi l’anno e 26 milioni di italiani pagano il 2,31 dell’intera Iroef. Se a questi cittadini si applicasse la flat tax Salvini o Berlusconi sarebbe una stangata. Chi dichiara fino a 11 mila pagherebbe il 200% in più, chi arriva a 17.600, il 72% in più, chi arriva a 23 mila il 29% in più. Salti di gioia sopra i 30 mila: meno tasse per il 22% e champagne sopra i 50 mila: meno 43%.

Prima del voto, controllare per favore, chi lo spiega bene nei comizi.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: aliquote, anni, berlusconi, campagna elettorale, condono, costituzione, discorso, draghi, elezioni, euro, fisco, giovani, governo, italia, lavoro, meloni, patrimoniale, referendum, rottamazione, tassa, tasse

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

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