Meno tasse, più libertà.

E’ ben chiaro che, all’opposto, il ragionamento deve partire da una revisione organica delle uscite e che a monte di ciò sta il progetto di uno Stato diverso – “forte” poiché “snello”. E ancor prima deve avviarsi però, con le gradualità del caso, quella rivoluzione della cultura e della psicologia collettiva per cui – essendo i cittadini avvezzi ad illudersi che le risorse pubbliche siano infinite e che qualunque problema lo debba risolvere, presto o tardi, lo Stato – il ragionamento viene capovolto: si archivia la logica del possibile – che amplia ad elastico la spesa pubblica di “Pantalone” – in favore di quella dell’indispensabile – dove non un euro di risorse pubbliche sia da spendere oltre quel limite.
Le implicazioni di natura costituzionale di questa impostazione sono state evidenziate da Pascal Salin nel suo impareggiabile La tirannia fiscale: “bisogna togliere ai politici la libertà di stabilire a piacimento le spese pubbliche e le corrispondenti risorse” e privarli dell’alibi della solidarietà per giustificare l’esplosione della spesa. Senza bandire, anzi incoraggiando la solidarietà nel consorzio civile, che è tutt’altra cosa rispetto a quella solidarietà pubblica che Salin definisce “obbligatoria (quindi amorale), incondizionata (quindi immorale) e finanziata con la forza (quindi ingiusta)”.
Nella nostra Costituzione, per l’appunto, non vi è protezione alcuna dall’irresponsabilità della politica.
La riforma fiscale di Monti
Ha ragione Salvatore Padula quando ne Il Sole 24 Ore di mercoledì 22 febbraio, scrivendo del prossimo provvedimento in materia di semplificazione fiscale afferma, sulla base delle indiscrezioni, che in esso “sembra mancare lo spunto di sistema”. Non fa una piega. E siamo certi che, al variare dei provvedimenti, la riforma Monti non potrà avere quel respiro costituzionale (cui forse neppure il citato commentatore si riferiva) che pure sarebbe necessario. Il Governo Monti (sarebbe più corretto dire, forse, questo Governo Monti?) ha una valenza interinale e un mandato non così ampio da permettergli cose più ambiziose. Né possiamo scommettere che – in mancanza di tali limiti – oserebbe di più.
Potremo vedere alleggerito il peso di norme, regimi, procedure, adempimenti e agevolazioni. Ammesso che si tratterà davvero di semplificazione, questo provvedimento non porterà tuttavia la sburocratizzazione della società e la spoliticizzazione della vita. Sarà meglio che niente, sarà il massimo che potrà offrire l’attuale quadro politico: più razionalità, non più libertà.

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