No, non è un refuso e nemmeno un errore di genere. Ma il simbolo di una Firenze che si guarda l’ombelico. Avvoltolata su se stessa, compresa nella preziosità di un diamante. Solitario, appunto. Alla ricerca della Pietra Filosofale e del il Sacro Graal. Ecco così si è sentita, nei secoli, la nostra meravigliosa fragile magnifica Cittadina. “Graziosa e sì carina, la scià tant’anni eppure la unn’invecchia mai”. Infatti non ha fatto in tempo a invecchiare, e senza rendersene conto e senza previsioni e lungimiranza alcuna da parte delle passate amministrazioni, è stata meta negli ultimi decenni, di persone diverse, di etnie altre. Non si tratta di essere “buonisti- per l’accoglienza indiscriminata”, o “cattivisti- no tout court” al diverso.
E ci siamo ritrovati, senza formazione propedeutica a qualsiasi forma di gestione e organizzazione , alla chiusura senza sosta di negozi storici per lasciar posto a quelli etnici. Giusto come emblema di un problema molto più ampio. Nessuno, fra i gestori della pubblica amministrazione è riuscito, finora, a fare uno straccio di progetto di reale, possibile e attuabile integrazione nel rispetto delle regole. Prevedendo anche riduzione del danno prodotto da chi viene appositamente per delinquere, o lo fa per estrema necessità di sopravvivenza.
Ma noi abbiamo l’asso nella manica. Un giovane che può fare tranquillamente da mediatore culturale. Anche se è un po’ troppo fiorentino. Speriamo solo che non gli si sia attaccata la supponenza che troppo spesso ci contraddistingue. Per il vanto di abitare questa meraviglia, infatti, spesso non riusciamo nemmeno più ad apprezzarla. Tanta è l’abitudine al bello.
Dunque Firenze città aperta. A chi arriva e lavora. E che, se il lavoro non c’è o non lo incontra, sia pronto anche a tornare da dove è venuto. Se proviene da zone senza guerra e senza torture. Perchè solo con il lavoro ci si può mantenere, e non con welfare e volontariato, che deve essere solo un valore aggiunto. Come per tutti i cittadini. Se i giovani italiani non trovano lavoro se ne vanno all’estero. E come tali devono essere trattati tutti. Italiani e stranieri.
Noi, di Punto e a Capo, offriamo un esempio di perfetta integrazione. Un uomo nato qui, aiutato, come la maggior parte dei giovani, dai genitori a suo tempo immigrati, ma con tutti i documenti in regola e già integrati da quasi mezzo secolo. Un ragazzo che ha studiato, si è laureato, ha vinto un concorso e svolge una professione. Loro non scappavano dalla guerra, fortunatamente allora non c’era, in Siria. Un Paese ricco di tradizioni e cultura, il Paese arabo che più d’ogni altro ha conservato le tracce del mondo preislamico. Oggi sconvolto da un conflitto endogeno che sembra non finire mai.
Se ho sbagliato Mustafa mi correggerà. E, magari, ci parlerà della sua terra.
Dunque , si diceva, un bel solitario che purtroppo è stato sciupato e offuscato da una polvere sottile, in tutti i sensi. E, leggendo e rileggendo il nostro programma elettorale che raccoglie e illustra il progetto per la città, si sottolinea che questa deve stare al centro, sì, ma “della sua area metropolitana, a partire da un sistema integrato di trasporti per un progetto comune in difesa del teritorio e dell’ambiente” Con una ” valorizzazione del centro storico a partire dalla residenza in stretto rapporto con un piano complessivo di riqualificazione delle periferie e dei centi storici minori”.Nonchè “la difesa del valore internazionale di Firenze nei settori vitali della cultura del turismo e dell’imprenditoria”.
E siamo certi che Mustafa Watte, fiorentino di nascita ma aperto al mondo, giovane e di cultura vasta, sarà in grado di onorare questo progettto. Ambizioso ma possibile. Insieme a tutta la squadra preparatissima, che lo seguirà passo passo nel suo percorso. Perchè l’unione fa la forza. E ciascuno ci mette del suo.
Nota a margine
Si viene a conoscenza che il Sindaco, dopo essere stato Consigliere comunale assessore per 15 anni in totale, promette parcheggi gratis sulle strisce blu. Cosa buona e giusta, per carità. Non da domani, ma se sarà rieletto. Peggio della scarpa sinistra del suo conterraneo.
Carla Ceretelli

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