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Tra Firenze e Pisa spunta Bologna

Tutti hanno diritto di lamentarsi dei limiti dell’aeroportuali fiorentini, tranne gli industriali.

di Nicola Cariglia | 20 Novembre 2017

Prendo spunto da un post su Facebook dell’amico e collega giornalista, Mario Lancisi per cominciare questa rubrica di Pensalibero “Chiacchiere fiorentine” con un argomento che, a Firenze, più chiacchierato non si può: l’aeroporto. “Gli industriali fiorentini – scrive Lancisi – in giacca e cravatta protestano davanti all’aeroporto di Firenze per ottenere dalla politica il potenziamento dello scalo fiorentino e tornano così a soffiare i venti della guerra aeroportuale. Un classico tormentone toscano.”

Il post prosegue, ma il senso sta tutto nel suo titolo: “Tra Firenze e Pisa spunta Bologna”. Probabilmente è vero. Ma frugando tra i miei ricordi di giornalista e nella parentesi di amministratore da me svolta in anni lontanissimi, posso tranquillamente affermare che tutti hanno diritto di lamentarsi dei limiti aeroportuali fiorentini, tranne gli industriali. Il giornalista che è in me ricorda benissimo che l’occasione per dotare Firenze di un aeroporto come si deve si presentò tra il 1972 e il 1974. Il ministro dei trasporti dell’epoca, Luigi Mariotti, aveva messo a disposizione un primo finanziamento per realizzarlo e già si era costituita una società per la gestione. Tra coloro che si opposero con maggiore ferocia vale la pena di citare gli industriali di Prato (dopo tante discussioni la localizzazione era stata individuata a San Giorgio a Colonica). E gli industriali fiorentini non presero le distanze, quando non contribuirono al sabotaggio.

Dal piccolo zainetto che contiene le mie esperienze di amministratore, traggo, invece un altro ricordo, purtroppo significativo di quanto la categoria sia poco incline a vedere oltre il proprio interesse immediato e indolente nell’individuare obbiettivi a lungo termine. Dal 1988 al 1992 sono stato presidente della Società Aeroporto di Firenze. Per la prima metà del mandato ero contemporaneamente vice Sindaco della città. Oltre che a moltiplicare collegamenti e passeggeri (erano 100 mila l’anno all’inizio, 1 milione e mezzo quando me ne andai) mi dedicai con particolare impegno a realizzare una nuova aerostazione: quella esistente era angusta, anzi indecente. Il sindaco Bogianckino l’aveva definita “una tabaccheria”. Dovevamo trovare i soldi, perché nessuno ci aiutava. Civilavia (si chiamava così l’autorità del volo di allora) ci ostacolava apertamente. Mi venne un’idea che mi sorpresi a giudicare, da me stesso, geniale. Occorreva un miliardo (di lire, sia chiaro). Con il consenso del consiglio di amministrazione, lanciai un prestito obbligazionario, remunerato al 12%, mica gratis!  C’è stato un tempo in cui i tassi di interesse viaggiavano a quei livelli e se i soldi li avessimo chiesti alle banche avremmo speso qualcosa di più. Pensavo agli industriali (che non smettevano mai di parlare di aeroporto, della serie “se lasciassero fare a noi”) in una città nella quale tutti si sciacquavano la bocca con le loro esperienze di volo, da commissari tecnici delle piste di atterraggio. Sarebbe stato un boom di sottoscrizioni, tanto più che i giornali davano grande risalto all’iniziativa. Il risultato fu che delle 1000 quote, ognuna di un milione (di lire, oggi meno di 500 euro), ne vennero sottoscritte tre o quattro.  Lo scrivo in cifre: 3 o 4. Ci pensarono le stesse banche incaricate del collocamento a sottoscrivere il resto.  Riequilibrai tutta la mia delusione, affrettatamente, pescando nei miei sentimenti di riformista, pur sempre socialista, versione socialdemocratica. “Visto, mi dissi, che alla fine il ruolo del pubblico è insostituibile!”.  Peccato che, poco dopo, questa certezza venne messa in discussione da un’altra necessità dell’aeroporto. Che per le sue dimensioni e per essere uno scalo cittadino nel senso letterario del termine, praticamente in città, mi fece venire la voglia di una fermata dell’autobus del trasporto pubblico. Intendiamoci, niente di particolare. Si trattava di fare si’ che nelle vicinanze si creasse una delle tante fermate di una delle tante linee del servizio pubblico di trasporto, l’ATAF. Era sufficiente una piccola deviazione, roba da ragazzi. Non ero più nella giunta comunale, ma ne parlai con il Sindaco. Che ne parlò con il presidente dell’ATAF . Che ne parlò con me, dandomi ampie assicurazioni. Trascorso troppo tempo senza che si vedesse comparire nessun cartello e nessun autobus a fermarsi nei pressi dell’aeroporto, cercai nuovamente il presidente , che trovai alquanto affranto. “Il direttore dell’ATAF – mi disse – giudica antieconomica la deviazione per servire il nostro aeroporto”. Amen. E non mi parlate più di quelli che “per Firenze l’aeroporto è la priorità delle priorità”

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministrazione, anni, banche, bologna, consenso, consiglio di amministrazione, disposizione, euro, fiorentini, firenze, giornali, Pensalibero, pisa, Prato, servizio pubblico, soldi, trasporti

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giampaolo

    4 Dicembre 2017 alle 15:01

    Tratti molte cose affini a quelle che ho trattato io da vicepresidente della Provincia a Padova.
    Non c’è nulla da fare Nicola, il disinteresse, l’apatia, ma credo anche laz preoccupazione che il tuo successo possa fare ombra a qualcuno fa si che cose cosi semplici ed interessanti non vadano avanti. Masochismo interessato?
    Ciao, Paolo.

    Rispondi

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