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Firenze e Bologna, due città così vicine ma così lontane…

Riflessioni all’indomani dell’approvazione del primo bilancio preventivo della nuova amministrazione comunale fiorentina.

di Cecilia Del Re | 25 Gennaio 2025

Dal primo bilancio di previsione approvato da questa nuova amministrazione emerge con chiarezza che non vi è nessuna volontà di cambiare rotta e modello di sviluppo per il nostro territorio, e soprattutto che chi governa non ha purtroppo nessuna idea di città.

Anche in questa nuova amministrazione, infatti, il bilancio comunale si basa per la gran parte su entrate derivanti, in primis, da imposta di soggiorno e altre voci provenienti dalle orde di turisti che immaginiamo ancora di accogliere (scommettendo, cioè, ogni anno su previsioni in aumento dei flussi turistici); su prelievi fiscali mascherati sotto forma di multe (con Firenze che detiene il record di incassi a livello italiano) o di estemporanei abbonamenti per la sosta che hanno sostituito le vecchie vetrofanie, senza nessuna progressività perché si “colpisce” anche qui in modo eguale tutti i cittadini, a prescindere dalla capacità contributiva; ed infine, su svariate forme di indebitamento senza una strategia determinata per il recupero dell’evasione fiscale.

Ci si vanta, pertanto, ancora di avere l’Irpef più bassa d’Italia con l’aliquota fissa per tutti allo 0,2% (che noi definiamo, invece, la più “diseguale” d’Italia), e si approva poi l’utilizzo dell’imposta di soggiorno per ridurre in prospettiva le tariffe sui rifiuti, che però non scenderanno mai davvero fintanto che non si realizzeranno nuovi impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti stessi; e, d’altronde, che l’amministrazione comunale fiorentina non volesse neppure dar mano a realizzare nuovi impianti, lo si era ben compreso dal benestare dato ad Alia per nuove costruzioni edilizie utili ad ingrossare il suo patrimonio immobiliare, in luogo di un nuovo impianto rifiuti da realizzare al posto del termovalorizzatore (con un accordo conciliativo, infatti, Alia ha rinunciato al ricorso contro Regione Toscana e Città metropolitana per la mancata realizzazione del termovalorizzatore, che non hanno concesso ad Alia il titolo per costruire un impianto alternativo ma per realizzare una nuova sede di 15.000 mq di suolo, con buona pace non solo dei “volumi zero” ma anche della necessità di chiudere il ciclo dei rifiuti).

Se, dunque, è vero – com’è vero – che il bilancio di previsione rappresenta la radiografia di una città, allora quello che emerge da questa breve disamina è che siamo ancora davanti ad un bilancio che non ha nessuna intenzione di dotarsi di anticorpi per diventare sempre più indipendente dall’overtourism, ed anche di strumenti per ridurre quelle diseguaglianze socio-economiche a cui una tassazione progressiva e giusta dovrebbe mirare. Un bilancio che non ha, poi, neppure una strategia di investimenti a lungo raggio, ma si limita a gestire l’esistente, mettendo sotto al tappeto i problemi, relegandoli al domani.

Posi questi temi 5 anni fa, e poi con ancora maggiore forza 4 anni fa, sperando che il covid avesse spinto la maggioranza al governo a rivedere la propria posizione sul fronte delle tasse, ma mi fu risposto – anche animatamente – che Italia Viva non avrebbe mai acconsentito ad una modifica del bilancio sia in chiave più progressiva per i redditi superiori sia per non gravare in modo cosi preponderante sulle entrate da turismo. Orbene, oggi c’è stato un cambio nella coalizione di governo della città, ma non si sono visti conseguenti cambiamenti nell’impostazione del bilancio. Possiamo dunque facilmente concludere che era il principale partito di governo della città a non voler apportare nessun cambiamento nell’impostazione del bilancio, e a voler dunque restare dipendenti come modello di sviluppo dal turismo, anche se poi – di facciata – si intraprendono finte lotte all’overtourism come la guerra alle key-box (che erano già vietate) o con una variante urbanistica che sul fronte delle locazioni turistiche ha fatto più danni della grandine perché non solo ha portato ad un raddoppio delle locazioni turistiche in città, ma ha creato anche una nuova rendita legata al mattone e al possesso di un codice identificativo che ha fatto lievitare ancora di più il valore degli immobili in città.

Noi continuiamo a vedere nel sistema di tassazione il fondamento di un patto con la comunità in chiave solidaristica e uno strumento utile per ridurre le diseguaglianze. Un bell’articolo di Ernesto Maria Ruffini pubblicato su “La Stampa” nei giorni scorsi ricordava l’impegno del giovane Matteotti sul fronte delle politiche fiscali, laddove teorizzò (anticipando i principi costituzionali) l’idea del fisco come leva per ridurre le differenze sociali, convinto com’era che “far pagare a tutti i cittadini una stessa cifra o anche richiedere proporzionalmente lo stesso sacrificio economico avrebbe contribuito a perpetuare le stesse disuguaglianze di partenza”.

A Bologna, che ha una dimensione simile a Firenze, l’amministrazione comunale introita ormai da anni 40 milioni di euro in più dall’Irpef, da investire in spesa corrente, in servizi per i cittadini.

Anche in termini di investimenti, per Firenze, il confronto con Bologna, non è gratificante, come hanno ben argomentato due ricercatori universitari di Firenze sul “Corriere Fiorentino” un paio di mesi fa. Dall’altra parte della via degli Dei, infatti, gli strumenti e le azioni messe in campo sembrano rispondere a un disegno di lungo periodo. Attraverso la misura dei Piani Integrati Urbani, Bologna ha finanziato parte della creazione di un distretto tecnologico specializzato in innovazione digitale e big data di 275.000 m², con residenzialità accessibile, mobilità integrata, un grande parco, 6 ettari di spazi pubblici, l’Università delle Nazioni Unite dedicata alla gestione del cambiamento del habitat, l’integrazione delle funzioni di formazione e ricerca esistenti e la creazione di quelle di accompagnamento alle nuove imprese e startup. Il progetto prevede un investimento pubblico di oltre 1 miliardo di euro che mira a creare una delle più grandi piattaforme della conoscenza in Europa.

Quello che manca, dunque, a Firenze è un progetto di città che preveda una pianificazione degli investimenti in conoscenze e innovazione per promuovere specializzazioni strategiche, integrandole con le funzioni sociali e culturali, in un’ottica di decarbonizzazione e sostenibilità. E il tempo è una variabile fondamentale, sia per l’urgenza di favorire la transizione (o conversione, come scriveva Langer) ecologica, sia perché, una volta che i settori entrano in crisi, si perde, insieme ai redditi, tutta la conoscenza e le competenze incorporate nei lavoratori, nelle aziende e nelle istituzioni. Nel 2023, nel nostro territorio metropolitano il comparto moda è entrato in crisi. Le nuove imprese manifatturiere sono diminuite del 22%, mentre sono aumentate del 16% quelle legate all’alloggio e alla ristorazione. Si osserva un calo in termini assoluti delle startup e delle imprese under 35 e, infine, un numero esiguo di assunzioni ad alto livello di skills (il 13% rispetto al 23% di Bologna).

Se è vero che anche Bologna sta subendo le conseguenze negative dell’aumento del turismo, è altrettanto vero che si sta attrezzando per non rimanerne dipendente. Firenze, invece, rischia di diventare sempre più dipendente dai redditi generati dall’overtourism, rimanendo intrappolata nel circolo vizioso che questo fenomeno porta con sé.

Per trovare la giusta via, occorre innanzitutto ripartire dall’ascolto e dalla partecipazione. Su questo fronte, avevamo con piacere letto che un obiettivo dell’amministrazione era quello di avviare il bilancio partecipato insieme ai Quartieri, che era un punto del programma di mandato di Firenze Democratica, ma non abbiamo visto traccia di tutto ciò né in questa delibera (che la Sindaca – che si è tenuta le deleghe a bilancio e decentramento – non ha neppure presentato nei Quartieri), né negli investimenti, così come non abbiamo visto traccia in questo bilancio della Fondazione di Innovazione Civica, che proprio a Bologna ha rappresentato un tassello importante di sviluppo e di strategia per migliorare il dialogo con i cittadini. E sul fronte del dialogo con i cittadini, ci dispiace che l’ufficio comunicazione sia stato di fatto smantellato, perché la comunicazione è un aspetto importante nel governo di un territorio: basta vedere il disastro comunicativo che si è consumato per le vetrofanie: non abbiamo visto un solo volantino dare migliori informazioni ai cittadini, ma d’altronde le risorse pubbliche vengono spese da questa amministrazione – come dalla precedente – non tanto per dare informazioni ai cittadini e lanciare campagne di comunicazione, ma per promuovere la figura del sindaco. L’oggetto della comunicazione è cioè il politico e non l’informazione utile per il cittadino. Ci auguriamo, allora, anche in questo una rivoluzione copernicana, dove siano i cittadini di Firenze al centro del bilancio, non solo come contribuenti ma anche come destinatari delle risorse pubbliche comunali.

Cecilia Del Re

(da “Solo Riformisti”)

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministrazione, anni, assunzioni, bologna, cambiamenti, crisi, danni, euro, europa, fiorentina, firenze, fisco, governo, italia, multe, regione toscana, rifiuti, sviluppo, tasse, toscana

Info Cecilia Del Re

Fiorentina, Avvocato del lavoro, Dottore di ricerca in Diritto comparato presso l’Università di Firenze, si è laureata a Firenze con il massimo dei voti e lode, ma ha intervallato i suoi studi con alcuni semestri all’estero: all’University of Leicester, Inghilterra, con il programma Erasmus; alla Georgetown University, Washington DC, vincendo una borsa di studio bandita dall’Ateneo fiorentino; ed infine alla New York University, NYC, per un periodo di ricerca durante gli anni del dottorato. E’, altresì, giornalista pubblicista. E’ stata eletta Consigliere Comunale alle elezioni amministrative del 25 Maggio 2014, ed è stata Presidente della Prima Commissione consiliare “Affari generali, Organizzazione, Bilancio e Tributi” fino al Febbraio del 2017. Nel Febbraio 2017 è stata infatti poi nominata dal Sindaco Assessore allo Sviluppo Economico e Turismo del Comune di Firenze.
A seguito delle elezioni Amministrative del 26 maggio 2019, il Sindaco le ha conferito le deleghe dell’Urbanistica, Ambiente, Agricoltura Urbana, Turismo Fiere e Congressi, Innovazione Tecnologica e Sistemi Informativi, Coordinamento dei Progetti per il Recovery Fund, Smart City e Piano di Gestione Unesco. Attualmente le sue deleghe sono, Urbanistica, Innovazione Tecnologica e Sistemi Informativi, Coordinamento dei Progetti per il Recovery Fund, Smart City e Piano di Gestione Unesco. Nella primavera del 2024 si è candidata sindaco con la sua lista civica, risultando eletta consigliere comunale all’opposizione.

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