• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

FIRENZE 1 MARZO 2008: BOZZA DI DOCUMENTO

Pubblichiamo in anticipo, affinché i partecipanti ne siano informati, una bozza di documento che costituisce la base della discussione che si svolgerà in occasione dell’assemblea nazionale dei laici liberali e socialisti. E’ ovvio che tutte le modifiche al testo sono possibili e che l’ultima parola spetterà all’assemblea stessa. Nel frattempo, fino ad allora, Pensalibero pubblicherà tutti i contributi che gli saranno inviati.

di Pensalibero | 25 Febbraio 2008

PER UN MODELLO EUROPEO
DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA, STATO DI DIRITTO,
RICONOSCIMENTO DEI MERITI, LIBERTA’ DAI BISOGNI,
COSCIENZA DEI DIRITTI E DEI DOVERI

1 – Perché a scegliere siano i cittadini e non le oligarchie
2 – Perché sia rappresentata in Parlamento la varietà culturale e politica della società italiana
3 – Perché le necessarie evoluzioni del sistema politico siano regolate da norme trasparenti

Gli ultimi avvenimenti hanno dato un’improvvisa accelerazione al processo da molti auspicato di una semplificazione del panorama politico e degli schieramenti che vi operano. Ciò rappresenterebbe un fatto positivo se alla semplificazione degli schieramenti si affiancasse una precisa delimitazione ed una maggiore caratterizzazione delle forze che vi operano. In realtà, tra le grosse formazioni che si vengono delineando, le linee di confine appaiono abbastanza disegnate, ma al loro interno permangono fratture e divisioni che investono i maggiori problemi del paese e che non consentono di cogliere un aspetto omogeneo concretamente visibile ed individuabile. Tale impressione è un po’ attenuata per le formazioni che daranno vita al cartello elettorale della sinistra integralista e dei suoi alleati, ma è evidente sia all’interno del partito democratico, sia nello schieramento che comunque si coagulerà intorno a Berlusconi. Restano infatti fuori, non tanto dai programmi, ma dalle concezioni di governo questioni importanti assolutamente preliminari e vitali che invece dovranno costituire le basi di principio per un programma delle forze che, come il Polo laico, liberale e socialista, intendano porsi all’attenzione del paese. In ciò siamo confortati dal sostegno di idee e comportamenti che andremo a proporre al paese insieme a coloro che accetteranno di condividerle, oppure testimoniandolo da soli se sarà necessario, nella piena consapevolezza che l’impegno non dovrà esaurirsi nella competizione elettorale, ma avrà un valore solo se sarà permanente e proiettato nel futuro, fin da subito dopo la scadenza elettorale. In questa prospettiva vogliamo evitare di essere considerati o di considerarci i reduci delle minoranze culturali o delle minoranze dei partiti in cui qualcuno di noi ha militato; pertanto dobbiamo impegnarci a dimostrare con proposte, fatti e comportamenti di poter esprimere idee e forze giovani, non necessariamente solo persone giovani, però nuove e soprattutto con una forte percezione dei movimenti della società e delle sue esigenze.

1 – Il cittadino origine e fine di ogni decisione

Nessun ostacolo al raggiungimento di condizioni di vita soddisfacenti per tutti può essere rimosso se il cittadino non è al centro della politica.
Il cittadino è l’origine ed il fine di ogni decisione.
Quando le Istituzioni non si legittimano attraverso la volontà e l’interesse del popolo, si determina il distacco dei cittadini dalla politica che si manifesta con disaffezione al voto, mancato ricambio di classe dirigente, scarsa rappresentanza di donne e giovani. Si affievolisce il controllo dei cittadini sull’operato dei loro rappresentanti, il sistema politico diventa autoreferenziale, viene meno il processo virtuoso di selezione della classe dirigente e prevale, ad ogni livello, il perseguimento degli interessi particolari.
Condizione delle condizioni per affrontare i problemi del Paese sarà per noi il recupero della centralità del cittadino e delle sue prerogative democratiche a cominciare dal diritto-dovere di eleggere i propri rappresentanti. Solo così i partiti riacquisteranno quella legittimazione che hanno perso per aver delegato i compiti propri della politica ad istituzioni esterne quali la Chiesa, la magistratura, i sindacati quando non ad interessi settoriali, economici e finanziari.

In primo luogo occorre un grande recupero morale. Esso dovrà realizzarsi ricollocando il cittadino al centro della politica come soggetto al contempo protagonista e destinatario della politica e perseguendo una nuova qualità della politica e degli uomini che ne sono protagonisti. Le riforme necessarie devono ispirarsi a questa esigenza e servire alla sua realizzazione. Esse provengono da motivazioni soggettive ed oggettive: soggettive quelle che nascono dai bisogni e per il riconoscimento dei meriti dei cittadini e pertanto ciascuno schieramento politico articolerà proposte in concorrenza sulla base della diversità delle analisi di partenza; oggettive in quanto devono servire a colmare il divario tra la situazione italiana e le condizioni medie in Europa.

2 – Il bipolarismo “bastardo” ed il fallimento del governo Prodi

La transizione incompiuta, iniziata nel 1994, ha prodotto solo un sistema bipolare “bastardo”. I due schieramenti non si contendono il governo del Paese per le loro le opzioni sui temi del momento ma per la somma dei partiti che stringono alleanze senza omogeneità di programmi. Di conseguenza il sistema non garantisce stabilità né efficacia all’azione dei governi che, come l’esperienza dimostra per entrambi i poli, rischiano la crisi quando compiono scelte e durano solo se le rinviano.
Il bipolarismo dell’antipolitica sarebbe ulteriormente irrobustito da un referendum sulla legge elettorale che, se approvato, limiterebbe ulteriormente la possibilità di scelta dei propri rappresentanti da parte degli elettori , che già oggi si trovano a dover votare per un Parlamento di “nominati” da un ristretto numero di segretari di partiti all’interno dei quali non vigono le regole della democrazia.
Il corretto e trasparente rapporto elettori-eletti richiede il ripristino del voto di preferenza e l’adozione di una legge elettorale rispettosa del pluralismo culturale e politico che caratterizza il nostro Paese. A questo scopo il Polo laico liberalsocialista promuoverà un’ampia intesa, al di là dell’appartenenza agli schieramenti, per l’adozione di una strategia comune in ordine al referendum sulla legge elettorale. Lo scopo è impedire che ne scaturisca un sistema che rafforzi ulteriormente le oligarchie dei partiti, non escludendo l’invito agli elettori affinché disertino le urne una volta che la consultazione referendaria sia indetta.

3 – Riforma dello Stato

La riforma dello stato e del suo funzionamento è un’esigenza pressante, anche se non preclusiva dell’attuazione delle altre riforme. Essa deve passare da un preventivo confronto sulla Costituzione in ordine all’attualità di alcune sue parti: pensiamo in particolare alla forma di governo, alla struttura e composizione della funzione legislativa, all’articolazione del governo locale e del decentramento dei poteri; deve poi portare alla riforma della macchina stato ed alla riforma dei meccanismi di formazione del consenso e della rappresentatività.
Per la riforma della macchina stato sarà necessario mettere all’opera un’autorità indipendente, eletta dal Parlamento anche al di fuori del Parlamento, a cui vengano attribuiti i necessari poteri, che operi in collegamento con il governo e con i sui indirizzi, ma che sopravviva ad eventuali cambiamenti di governo in corso di legislatura ed estenda la sua azione per l’intero arco di una legislatura ordinaria. L’obiettivo naturale deve essere quello di rendere l’amministrazione più semplice ed efficiente, che però resta un concetto vuoto, se non si affronta con coraggio il problema che sta al nodo, ossia contrastare il consolidamento avvenuto progressivamente nel tempo di un potere burocratico impersonale, trasversale, in gran parte svincolato dal potere politico, ma che spesso lo condiziona.
Accanto alla riforma dello stato deve essere collocata quella dei servizi d’interesse pubblico, dove le privatizzazioni non hanno portato né le semplificazioni sperate, né benefici per i cittadini in termini di costi e di servizi; anzi nella maggior parte dei casi si sono create le condizioni per nuove forme di potere, collegate con abusi, sprechi e clientelismo che hanno favorito alcuni livelli di quella che oggi si chiama casta.

4 – Servizi

Accanto alla riforma dello stato deve essere collocata quella dei servizi d’interesse pubblico, dove le privatizzazioni non hanno portato né le semplificazioni sperate, né benefici per i cittadini in termini di costi e di servizi; anzi nella maggior parte dei casi si sono create le condizioni per nuove forme di potere, collegate con abusi, sprechi e clientelismo che hanno favorito alcuni livelli di quella che oggi si chiama casta.
La prima riforma è quella della Pubblica Amministrazione. Essa è parte essenziale della revisione federalista dell’assetto statale, è condizione di tutte le riforme e strumento indispensabile per la riduzione degli sprechi delle Istituzioni e della politica. Dovranno essere ridotti i centri di decisione politica abolendo enti ed organismi ormai inutili (come le province) o inutilizzati (come il Cnel), destinando ad altri fini risorse oggi improduttive. L’introduzione della valutazione dei servizi da parte dell’utenza è elemento indispensabile per riportare cittadini e imprese al centro del sistema.

5 – Meriti, bisogni ed equità sociale

Il nostro Paese è in fondo alle classifiche per qualità dell’istruzione e della scuola, applicazione della meritocrazia e qualità dei servizi nella Pubblica Amministrazione.
Nel contempo, l’Italia si presenta come il Paese, tra quelli sviluppati, con i livelli tra i più bassi di tutela e protezione delle fasce deboli: pensionati e anziani, disoccupati, giovani, lavoratori impiegati nei settori maturi, donne lavoratrici. I livelli di reddito disponibile pro capite in Italia sono tra il 20% e il 30% più bassi dei Paesi a noi più simili e, causa il ristagno economico, il divario si sta allargando.
Il nostro sistema sociale ed economico non potrà svilupparsi se non saranno rimosse le barriere protezionistiche e corporativistiche: una parte del Paese è pienamente inserita nel sistema di protezione e gode di “diritti acquisiti” (mercati protetti e sovvenzionati, stipendi, posti di lavoro, previdenza, sistema pensionistico) che contribuiscono all’ingessamento dell’economia. Al contrario, una parte crescente non gode di alcuna protezione: sia che si tratti di imprenditori che affrontano con successo il mercato mondiale globalizzato senza poter beneficiare di servizi all’altezza di un Paese avanzato; sia che si tratti di poveri ed emarginati abbandonati a loro stessi da, un sistema di welfare inadeguato alla mutata realtà sociale.
L’Italia ha bisogno di mercati più liberi e concorrenziali, meglio regolamentati e più aperti all’innovazione: non di posizioni protette di rendita e privilegi “acquisiti”, pagati da molti, come consumatori, come lavoratori o come contribuenti, a beneficio di pochi.
Una politica liberalsocialista moderna deve partire da questo approccio per produrre la ricchezza necessaria ad aiutare coloro che da soli non ce la fanno e subiscono la durezza dell’emarginazione sociale ed economica.

6 – Debito pubblico

La strada della modernizzazione del Paese non passa solo per gli schemi e le strutture dell’apparato dello Stato, ma anche e soprattutto per la revisione delle condizioni generali dell’economia. Il fattore debito pubblico, affrontato fino ad ora in termini di contenimento dell’incremento del disavanzo, di fatto determina la costrizione di ogni politica economica di qualsiasi maggioranza. Un intervento radicale, attraverso un grande patto Regioni-Stato mirante a ridurre lo stock debitorio in maniera significativa attraverso la vendita di una porzione dei beni pubblici effettivamente alienabili ( e che sono per il 70% già nei patrimoni degli enti locali) potrebbe restituire i margini di manovra indispensabili per tornare a fare effettiva politica economica. Egualmente necessario è ricondurre a parametri ragionevoli il rapporto spesa pubblica – fiscalità. La sinistra non può essere “tassa e spendi” (la spesa pubblica italiana, dopo la “rigorosa” finanziaria di Prodi, ha raggiunto il più alto livello assoluto e percentuale sul Pil della storia italiana!), né si può pensare di utilizzare la tassazione, oltre che come strumento di finanziamento del bilanci, anche come strumento di ridistribuzione del reddito.
7 – Laicità dello Stato e diritti civili
L’attacco alla laicità dello Stato e la lotta oscurantista sui diritti civili, che giungono al punto di riaprire e rimettere in discussione anche le conquiste civili degli anni settanta ed ottanta, hanno raggiunto un livello senza precedenti da almeno un secolo nel nostro Paese. Il tentativo di rimettere addirittura in piedi un partito, o uno schieramento politico, che si richiami esplicitamente al Papa ed alle gerarchie ecclesiastiche italiane, è molto serio e, per quanto non disponga della forza effettiva che rappresenta sulla carta, non è da sottovalutare. La tutela dei diritti della persona, dei diversi, delle minoranze, sono un elemento determinante per perseguire l’obiettivo dichiarato di “rendere l’Italia un bel posto per vivere”.

8 – Eliminare il deficit di rappresentanza delle donne

A parole tutti a sinistra concordano con la necessità di colmare la distanza, a volte il baratro che separa la politica dalla società.
A parole tutti coloro che vogliono concorrere a una Costituente laica liberal socialista sostengono che questa non può essere una somma.
Nessuno finora ha però indicato il percorso. Noi diciamo che una parte consistente del percorso è eliminare il deficit di rappresentanza democratica relativo alle donne. Ed a quanti pensano di cavarsela proponendo una politica di quote, noi diciamo bene, e poi?
E poi suggeriamo:

1 – Riforma elettorale che curi la presenza femminile anche mediante azioni positive quali i rimborsi elettorali ai partiti rispetto al numero di donne elette, che dia anche alle donne accesso ai mezzi di informazione in campagna elettorale, che agevoli la raccolta di finanziamenti elettorali per le donne.

2 – Bilancio di genere per monitorare i risultati raggiunti dagli interventi positivi delle pari opportunità in tutti gli ambiti territoriali (municipio, comune, regione, aziende pubbliche).

3 – L’introduzione nella nostra legislazione nazionale della valutazione preventiva obbligatoria (non vincolante) di impatto di genere. Ogni legge infatti ha impatto diverso sui cittadini secondo le loro condizioni di partenza. Così le leggi sul lavoro e sulla pensione, sui congedi parentali, la sanità, la scuola, ecc.

9 – Ambiente

Distinguiamo tra progresso e sviluppo.
Siamo favorevoli al primo. Siamo preoccupati per il secondo. Anzi, contrari, quando si tratti – come sempre più spesso, oggi – di sviluppo indiscriminato, aggressivo, lesivo del diritto dei cittadini a godere del paesaggio, dell’ambiente, delle opere d’arte.
La godibilità dei beni culturali ed ambientali fu già riconosciuta dalla legge Bottai del 1939 e dovrebbe essere garantita secondo il dettato del secondo comma dell’articolo nove della Costituzione, che prevede la “tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico della nazione”. Per noi la qualità viene prima della quantità.
Secondo noi sono apprezzabili la gradualità e la lentezza (sì, la lentezza), non solo la velocità.
Secondo noi deve esistere un senso del limite inteso come rispetto della libertà dell’altro.
Secondo noi, tra la mania del fare comunque e la sottocultura del non fare, deve essere promossa la cultura del fare bene.

10 – Rifiuti e Trasporti

Il nuovo governo dovrà dare la priorità alla costruzione di impianti di selezione, compostaggio, smaltimento (discariche realizzate a regola d’arte); di inceneritori, di termovalorizzatori.
Potrà e dovrà dimostrare – esempi europei alla mano (il più vicino a Vienna) – che non soltanto non sono nocivi, ma produttori di energia e strumenti di risparmio; che realizzarli correttamente, nei parametri codificati di sicurezza, è il modo migliore per conciliare – come noi laici e pragmatici sosteniamo – attività industriale e tutela ambientale; che le stesse discariche, comunque indispensabili in un piano generale, possono essere realizzate alla perfezione ( e qui gli esempi esistenti sono davvero a portata di mano, da Peccioli a Sogliano sul Rubicone, a tante altre già da lungo tempo funzionanti in Italia); che la raccolta differenziata – che esige la partecipazione responsabile dell’industria – deve essere obbligatoria, preventiva, integrativa, ma non potrà certo essere sostitutiva.

Per i trasporti, in Italia, è indispensabile una radicale inversione di tendenza.
Partendo dalla constatazione di fatto che i chilometri di ferrovia sono, nel nostro Paese, la metà di quelli esistenti in Francia ed un quarto di quelli in Germania, noi proponiamo:
– aumentare gradualmente – del tre, del cinque, del dieci per cento – gli investimenti per il trasporto su rotaia, diminuendo della stessa misura quelli del trasporto su gomma;
– realizzare con precedenza assoluta il raddoppio dei binari sulle troppe linee (anche quella per il Brennero, per una parte!) a binario unico;
– riaprire le stazioni recentemente dismesse, costruendo piazzali e pensiline per l’interscambio con il trasporto su gomma;
– difendere la centralità, funzionale alle esigenze di traffico e di servizio, delle stazioni capoluogo (Firenze Santa Maria Novella, Torino Porta Nuova), anziché perseverare nell’opera di decentramento e di allontanamento dal cuore delle città, come, per esempio, con risultati dannosi all’ambiente, si è già fatto a Tarvisio ed in altri luoghi;
– rilanciare il servizio ferroviario su linee straordinarie per la bellezza del tracciato e per la capacità di tutelare il territorio (dalla Faentina, alla Pontremolese, alla Porrettana, per citare solo alcuni esempi tosco-emiliani).
Sempre per quanto riguarda i trasporti e l’ambiente, proponiamo che vengano fermate, prima che degenerino del tutto, alcune aberrazioni: dalle Alpi occidentali alle Dolomiti, dal Tirreno all’Adriatico, le motoslitte, le moto da neve e le moto d’acqua inquinano con il rumore, creano pericoli alle persone, recano danni ai luoghi, sulla scia violenta di auto e moto “fuoristrada”, eliski ed altri strumenti di prepotenza, che sono un caso tipico di aggressione alla libertà degli altri, alla sicurezza, alla convivenza civile. E’questo il caso di imporre divieti dettati da esigenze di libertà.

11 – Grandi opere

Quanto alle grosse opere – ponte sullo stretto per esempio – diciamo: 1) preventiva verifica dell’utilità, della sicurezza, della compatibilità territoriale ed ambientale; 2) precedenza, comunque, alle grandi opere; nella fattispecie, prima del ponte sullo stretto, acquedotto, rete fognaria, rete ferroviaria, completamento e messa in sicurezza dei percorsi autostradali (la Salerno- Reggio Calabria!).
La speculazione edilizia può essere combattuta o, almeno, contenuta, facendo valere con certezza, tra l’altro, la procedura di abbattimento delle costruzioni abusive.
In questo hanno decennali, dirette responsabilità le amministrazioni cosiddette di sinistra in regioni come la Toscana, e cosiddette di destra in altre parti d’Italia. Il fenomeno deve essere affrontato prima che diventi irreversibile. I danni sono sotto gli occhi di tutti: da San Vincenzo a Follonica, alla costiera adriatica “riminizzata”; dalla Val d’Orcia alla Val di Chiana; da Marinella di Sarzana a Monticchiello; dallo scempio edilizio autostradale di Genova ovest alla proposta criminale della tangenziale per Cortina d’Ampezzo. (Appare ormai irrimediabile l’abusivismo edilizio scatenato, in contrasto con le leggi pur esistenti per la sicurezza e la protezione civile, sulle pendici del Vesuvio). Costruire si può. Violentare (il territorio) non si deve.

Pubblicato in : Primo piano

Info Pensalibero

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti