E’ ben strano un Paese (l’Italia, non Cesano Boscone) nel quale un problema come quello dell’Alitalia è ben noto da otto anni e ci si riduce a cercare una soluzione vera negli ultimi otto giorni o otto settimane -ma poco cambia- prima di un rischio fallimento reale. E’ ben strano un Paese (l’Italia, non Quarto d’Altino) in cui abbiamo i manager meglio pagati d’Europa e magari incentivati e liquidati con assegni d’oro che hanno lasciato tuttavia le aziende in rosso super vermiglio. Buchi atroci. E’ proprio strano un Paese (l’Italia, non Barberino di Mugello) nel quale si urla al lupo al lupo, troppi partiti, troppe formazioni, troppe liste di famiglia e poi, a dieci giorni dal voto, si rischia di far saltare la data delle elezioni per il reintegro di una lista e un simbolo che qualche funzionario del Viminale non aveva ammesso. Pizza e la DC hanno fatto cronaca e storia per tre giorni. E comunque gran fracasso perché si doveva semplificare e alla fine i partiti in lizza sono ancora quasi venti,almeno dai cartelloni. “Meno male che dovevate accorcià la scheda –dice in un colorito umbro spinto il messo comunale di Parrano- ma qui ce stanno ancora venti stemmi”.
Uno strano Paese nel quale il governo Prodi è caduto per un ministro indagato che non doveva essere indagato. Magari cadeva lo stesso, ma è ben strana la concatenazione. Dove è drammatico rilevare che anche se vien meno la causa, l’effetto rimane vero e devastante. Vale per il rapporto vicenda Mastella, caduta Prodi, elezioni anticipate, ma vale anche nel rapporto rifiuti in Campania. immagini nel mondo, mozzarelle rifiutate e danno ingente. Non ha importanza la vera causa, la tragedia è che la conseguenza è certa. Letale, fatale. In questo Paese negli ultimi cinque anni siamo diventati nella stragrande maggioranza tutti più poveri. Anche quelli che si credono ricchi che stanno in un Paese che non cresce più alla fine sono più poveri, e non ci vuole un economista da Nobel per capirlo. Ma la china più pericolosa, il crinale più scivoloso è che accanto alla povertà si affiancano altri due fenomeni ancor più gravi: finiscono i soldi, ma finiscono anche le certezze e addirittura si stanno esaurendo pure le speranze. Fino a qualche tempo fa un patrimonio intangibile e incalcolabile. Perché? Perché da un po’ di tempo si è diffusa una strana sensazione di essere presi in giro, un po’ da tutte le parti. Ed è il peggio che possa capitare ad una comunità, sia essa una città sia essa un Paese intero: cioè non crederci più. Ecco, c’è tanta gente in giro che non ci crede più. Perché questo è il Paese nel quale una famiglia deve vivere con 1200 euro al mese dovendo magari far studiare i figli all’università con due mensilità che partono solo per tasse, e un manager può vantarsi di guadagnare 19.000 euro al giorno. Perché questo è il Paese di Pantalone e di Pulcinella, ma anche di Arlecchino e Balanzone, e quindi anche di un federalismo leopardato con regionalismi ottocenteschi e autonomie mal gestite. Ha ragione il mio amico Guido Tampieri che si definisce sotto trattino segretario e quindi meno trattino responsabile dei sotto trattino fascicoli. Dice argutamente Tampieri che di Prodi e De Castro è stato il sottosegretario più vivace non ricandidato in nome della felicità: “E’ lo sfrangiamento il vero rischio di questo Paese. E non solo quello politico per i quaranta partiti. Lei pensi Binacchi che quando ho convocato il tavolo per la crisi suinicola si sono presentati in 39. E il giorno dopo ho ricevuto lettere di altri tre che si lamentavano perché non erano stati invitati.”. Sfrangiamento italico.
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Fabrizio Binacchi

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