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Fine memoria 2026

Non a tutti piaceva la memoria. Per Platone la scrittura avrebbe eliminato la memoria e per Stremiz l’avrebbero fatto le fotografie proprio come i tecnologi sono convinti che lo storage di memoria renderà del tutto inutile quella umana. Di Giuseppe Mele

di Giuseppe Mele | 31 Gennaio 2022

A Pordenone mettono cinque nuove Pietre di Inciampo, a Trieste ne installano venti, a Milano ventiquattro, a Livorno due; anche nel cuore di Roma, dove le prime pietre vennero poste in via della Reginella ed in via dei Delfini, due nuove pietre dopo le tre di un mese fa. A Firenze venticinque, 13 a Reggio Emilia, in città e provincia di Bergamo diciotto nuove ed in tutto sono 20. Le Stolpersteine, ideate nel ’93 dall’artista tedesco Demnig, poste a Colonia nel ’95, sono ormai piu’ di 22mila in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cechia, Slovacchia, Polonia, Paesi Bassi fino all’Argentina. Piccoli blocchi quadrati di pietra di dieci cm per dieci cm ricoperti di ottone lucente. Se ci inciampi, ricordi; se poi cadi, leggi e ricordi anche meglio, in memoria delle vittime, dei deportati, dei prigionieri, degli ebrei, ma anche dei rom, dei sinti, degli invalidi, prostitute, dei politici della Shoah, che non si dica che erano tutti abbienti, come nella caccia all’aristocrazia dei bolscevichi. Raramente si ricordano le vittime teste coronate, i Perlasca e gli ebrei fascisti che pure erano stati molti. La memoria è tristemente occasione di perfidi agguati e di vendette campate in aria. 

Per Left, la giornata della Memoria è l’occasione per tirare una grossa reprimenda contro l’assessore alla salute lombarda Moratti, nei giorni in cui è una papabile al Quirinale. Con le opinioni sbagliate, si è colpevoli, e non è chiaro fino a che punto. L’Anpi, il cui presidente provinciale, classe ’78, ricorda tutto come fosse ieri, pianta un albero per ricordare i deportati anche se la pianta svetta in piazza Almirante. Bisogna pur scoprire ultime notizie, anche su fatti di 77 anni fa; ed ecco la scoperta dei binari della morte a Palermo e quelli dello sterminio alla stazione Tiburtina. Qui ne è trovata l’orma, con ricerca schliemanniana su libri ispiratori, che l’individua, sotto l’avveniristico edificio a punta di vetro, tra due corsie di parcheggio e una rampa pedonale di collegamento, una piccola aiuola verde, sopravvissuta ai rifacimenti, dalla quale la voce di Pier della Vigna avvisa Eichmann a sua insaputa, di quanto a sud si estendesse il suo impero ferroviario. C’è del marcio in Danimarca, ci sarà un giudice a Berlino e viene fuori che a Dachau c’era anche il\la 98 trans, Lucy Salani, all’anagrafe tutt’oggi Luciano. Chissà al tempo come lo\la chiamavano. Fatto l’elenco delle vittime, tutte topoi, categorie dello spirito, sembra che ii carnefici fossero tutti l’opposto, persone senza qualità, bigotti e beghine,  qualunquisti, benpensanti, perbenisti, ubbidienti conformisti, bigotti e beghine, in una parola gentili, non cristiani. La maggioranza di oggi. 

Amaramente ricorda Matrix Ogni cosa che ha un inizio ha una fine, sentenza che fa rabbrividire il software virus hackerato hackerante Smith, contraddizione viva all’idea che i computer non abbiano ricordi dei programmi precedenti. Nel 1900 i fondatori del Labour ricordavano la dottrina Monroe del 1823? L’Umanità, giunta al suo primo miliardo festeggiava per la nascita della Massoneria di 77 anni prima? Nel1805 Napoleone a Vienna e Bolivar liberatore del Sudamerica ricordavano la prima Enciclopedia del 1728? L’Unità italiana del 1860 trovava una liaison nell’indipendenza Usa del 1783? La conquista normanna dell’Inghilterra del 1066 aveva il pensiero fisso sulla cristianizzazione dell’Ucraina del 989? I rivoluzionari francesi si rifacevano all’invenzione del motore a vapore del 1712? Tiberio mentre creava la prima banca di stato nel 33 dc pensava all’assassinio di Giulio Cesare del 44 ac? Gesù ascendeva al cielo e non aveva né memoria passata né futura perché Dio vive in un tempo eterno sempre puntuale nel presente infinito. 

Non a tutti piaceva la memoria. Per Platone la scrittura avrebbe eliminato la memoria e per Stremiz l’avrebbero fatto le fotografie proprio come i tecnologi sono convinti che lo storage di memoria renderà del tutto inutile quella umana. Anche Einstein motteggiava, mai memorizzare quello che puoi comodamente trovare in un libro. Per Don Xiqote e De Cervantes, la memoria è nemica del riposo. Per Hugo è tormentatrice dei gelosi. Per Camilleri, l’ossessiva conservazione della memoria riduce al ricordo di strampalerie come la nascita di sei gemelli. Anche per Brownell Anthony, i momenti importanti nella vita sono cani randagi che entrano, annusano un po’ in giro e vanno; per Badiale si ricorda tutto quello che si vorrebbe dimenticare. Per Carrollè, bisognerebbe ricordare il futuro. Per Paolini si ricorda per educazione. Con lui, la Bergman, la felicità è cattiva memoria. Idem Schweitzer, la felicità non è niente più che una cattiva memoria. Anche la Ginzburg, si amano soltanto le memorie felici. Con un calembour, Márquez ne magnifica il contrario, la memoria del cuore elimina i cattivi ricordi. Così Colbert, non lo ricordo, ma è molto bello. Per Proust la memoria è una farmacia, ora di droga calmante, ora di veleno pericoloso. Twain ricordava soprattutto le cose che non erano andate così. Infatti, per Basili soltanto i grandi bugiardi hanno una memoria rispettabile, e per Dalí, memorie false e vere come i gioielli, quelli falsi sembrano i più veri. Secondo Rochefoucauld, ci si lamenta della memoria per non farlo dell’intelligenza (mancata). Per Dumas padre, la memoria è dei saccenti, nella scia Volo, la scuola  premia solo la buona memoria. 

Certo, un tempo la memoria era la gloria. Montesquieu, la vita è migliore quando possiamo porla nella memoria degli altri; oppure Dean, se è in grado di vivere anche dopo la sua morte, allora forse è stato un grande uomo. Paz, la memoria è ciò che ci ricorda Ci sono gli apodittici che al momento vanno per la maggiore. Nietzsche, bisogna avere buona memoria per mantenere le promesse Sidoli, un Paese senza memoria è un Paese senza identità. Malcolm X, la storia è la memoria di un popolo, Cicerone, la storia è vita della memoria, maestra di vita. Segre, la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza Murakami, la memoria, combinazione di memoria individuale e collettiva. Alosi, la memoria è un ponte verso la libertà. Yeats, lingua, memoria collettiva naturale. Williamson, il perdono è memoria selettiva. Papa Francesco, anziani che diano a noi la memoria del nostro popolo. Anche se c’è chi punta sui bambini come Pace, un legame stretto della memoria all’infanzia. A quel tempo in cui il tempo pareva ancora non esistere. E ci sono i fatalisti pessimisti. Paz, la memoria è un presente che non finisce mai di passare, Cowley non rimpiangerai di perdere la memoria da vecchio. Des Dunes, nell’autunno della vita, come le foglie a morire è la nostra memoria. Arreola, ciò che più mi spaventa è l’inverno della memoria. Malerba, le grandi imprese presto verranno dimenticate come le rivalità fra formiche. Gli obiettivisti, Wilde, la memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé. Leonardo, bona memoria, ci fa che ogni cosa lungamente passata ci pare esser presente. Solzhenitsyn, lascia che la tua memoria sia la tua sacca da viaggio. I romantici, Stefani, l’amore dura finché resiste la memoria, Carrey, non mi ricordo niente in cui non ci sei tu! Pavese, ricordare una cosa significa vederla per la prima volta. Stoccoro, i luoghi mantengono vivo il ricordo.

L’ufficio tedesco che persegue i crimini nazisti prevede di chiudere oi battenti nel 2026. Quando si verificherà la previsione della Arendt, la memoria, non può mai essere praticamente inutile, almeno non a lunga scadenza. A meno che non siano numerosi i Pahor, 109 anni, cittadino italiano di nazionalità slovena, che ha denunciato il rogo fascista del Narodni dom (la casa di cultura slovena) di un secolo fa e lo sterminio dei collaborazionisti sloveni per mano comunista, più dell’Olocausto. A regime nel 2026 finisce la Memoria, cioè Yalta. Eppure, Yalta è quasi già finita, nelle titubanze tedesche, francesi e italiane a prendere posizione con gli Usa contro la Russia nella questione ucraina.  Levi che non scriveva mai memoria nei suoi libri, si lasciò scappare, A che serve la memoria? Chiuse l’argomento Einstein, La memoria è l’intelligenza degli idioti.

Giuseppe Mele

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, anziani, cicerone, danimarca, firenze, futuro, germania, giulio cesare, livorno, massoneria, milano, nazisti, palermo, persone, reggio emilia, regime, roma, scuola, trieste, usa

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    29 Gennaio 2022 alle 22:43

    Continuando ad affidarci alla memoria dei gemelli diversi: RAM e ROM, in dotazione ai nostri Smart, Tablet e PC (ordinateur, in francese) resterà ben poco di noi originari creatori di memoria, di cui, peraltro, non abbiamo fatto buon uso visti i ripetuti errori della nostra precaria esistenza.

    Rispondi

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