Ebbene sì, ci sono delle volte in cui il masochismo di ognuno di noi bussa alla porta e come il richiamo della foresta obbliga a fare cose che raramente nella vita si sarebbe pensato di fare. Cosa può venire in mente di stravagante alla figlia di un musicista? “Semplicemente” incidere un disco con il suo papà.
Ieri per la prima volta sono entrata in una sala di incisione. E’ stata un’esperienza totalmente nuova, non avevo idea di come funzionasse. Passata la porta taglia fuoco mi sono ritrovata in uno stanzino piccino, accogliente, pieno di macchinari strani: due tastiere, un monitor, un mixer, uno schermo, microfoni, cuffie e sa Dio cos’altro: sembrava la sede distaccata della Nasa. Un solo tecnico, grande musicista, gentile e accogliente, ha dato il benvenuto a me e a papà: due convenevoli, uno scambio doveroso di battute tra due persone che vivono con e per la musica, e abbiamo dato inizio ad un’esperienza durata ben cinque ore.
Per chi non lo sapesse (io ero una di quelle, non mi vergogno a dirlo), incidere una canzone non è esattamente come cantare a più voci durante una scampagnata in collina: c’è un solo microfono per più cantanti e ognuno intona la propria parte in momenti diversi. Si incidono le ormai a me note tracce, ossia parti di andamento lineare di un supporto di registrazione, su cui vengono immessi i dati. A volte stecchi, a volte cali, a volte leggi male le parole, a volte jumpi gli attacchi: insomma, un immenso lavoro di taglia, rifai, cuci, riprova, riascolta l’originale e ripeti. Avere nelle orecchie la versione originale dei brani cantati dai tuoi cantanti beniamini è deleterio, perchè hai l’impressione di essere una gallina agli ultimi istani di vita: loro così perfetti, tu così “vuota”. Poi ascolti tuo papà cantare, cinquant’anni di esperienza nella musica, e ti rendi conto di avere ancora molto da imparare, anzi, diventa una certezza il fatto che non sarai mai all’altezza di cantare come lui. Una voce che va oltre l’intonato, una voce che trasuda emozione, passione, sentimento. La voce di un personaggio noto emozionato all’idea di realizzare per la prima volta un progetto musicale con la sua bambina (in barba ai miei trentasei anni e alle mie due figlie). E finalmente è arrivato il mio turno. Timorosa, nonostante vent’anni di coro della chiesa alle spalle, mi sono avvicinata al microfono, ho indossato la cuffia e, isolata dal mondo, ho iniziato a cantare. Certo che Giorgia e la Pausini hanno delle voci ben diverse: che io sia stata troppo ambiziosa a voler cantare le loro canzoni? Quegli acuti così perfetti, quelle voci così armoniose… eppure a papà Bocelli è venuto bene! Alla fine dei primi due pezzi il tecnico ci ha permesso di ascoltare bene le canzoni incise fino a quel momento, ritoccate qua e là con effetti speciali, e con grande stupore mi sono resa conto di quanto fossero venute bene. Papà ineccepibile, io un po’ meno, ma sono venuta a sapere che in musica esiste il riverbero (e io che pensavo fosse solo legato alla luce del sole!), ossia un fenomeno acustico che contribuisce a formare la sensazione di realtà acustica del suono. Un effetto meraviglioso che ti avvicina alla perfezione vocale: adesso ho capito perchè i cantanti famosi sono impeccabili nei loro cd! E’ un po’ come quando con Photoshop si eliminano le imperfezioni fisiche dei soggetti: un click e sembri Claudia Schiffer. Beh… che dire… emozionante! Cinque ore dense di lavoro, stanchezza a non finire, ma alla fine tanta emozione e soddisfazione. E’ stata un’esperienza che mi ha arricchita, per la quale sono onorata. Mi ritengo una privilegiata perchè non tutti i figli hanno l’opportunità di vivere ciò che ho vissuto io, e non importa la qualità del risultato finale perchè ciò che realmente conta è la sostanza, un qualcosa che resterà indelebile nel mio cuore, anche quando avrò i capelli bianchi, un ricordo unico e prezioso che anche le mie figlie potranno conservare durante il loro percorso.
Laura Fazzini
Nota della Redazione: Laura è la figlia del grande bassista e cantante Giorgio Fazzini dei New Dada la band di giovanissimi milanesi che nel giugno 1965 furono il gruppo spalla dei Beatles nei loro unici tre concerti in Italia. Band che ha scritto la storia del Beat e del Rock in Italia il cui cantante e front-man era l’indimenticabile Maurizio Arceri.
Nella foto in alto: L’abbraccio tra Giorgio Fazzini e Massimo Boldi primo batterista dei New Dada.
Nelle foto sotto: da sinistra I New Dada con il nostro vicedirettore Cesare Mannucci al Just Cavalli di Milano in occasione della consegna del disco d’oro per i 50 anni di carriera dei New Dada. A destra i New Dada nel giugno 1965 nei camerini del Vigorelli di Milano con i Beatles.



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