
C’è una fotografia che, almeno per un socialista, vale più di molti commenti. Roberto Fico sul palco di Nova, l’appuntamento del Movimento 5 Stelle dedicato al confronto sulle idee, e alle sue spalle due parole: “Governare il cambiamento”.
Non sono parole qualsiasi per chi conosce la storia socialista. “Governare il cambiamento” fu il titolo della Conferenza programmatica nazionale del PSI di Rimini del 1982. Erano gli anni di Bettino Craxi e di un socialismo che provava, e ci riusciva, a leggere una società italiana che stava cambiando rapidamente, con l’ambizione non di subirne le trasformazioni ma di orientarle attraverso la politica.
Vederle oggi alle spalle di Fico ha quindi un sapore particolare. Non perché si debbano cercare improbabili continuità tra storie politiche profondamente diverse. Ma perché le parole, quando esprimono un’idea forte, possono attraversare stagioni e appartenenze.
E Nova racconta, volontà di Giuseppe Conte, anche qualcosa dell’evoluzione del Movimento 5 Stelle. Un movimento nato con una forte carica di rottura che oggi sceglie sempre più il terreno del confronto, delle proposte, della costruzione di una cultura di governo. È un passaggio interessante soprattutto quando il confronto non diventa una gara tra identità, ma prova a misurarsi concretamente con ciò che cambia nella società.
In Campania questa sfida riguarda direttamente Fico. Governare il cambiamento significa trasformare una coalizione composta da culture differenti in una capacità comune di governo. Significa tenere insieme Napoli, le città medie e le aree interne; crescita e fragilità sociali; innovazione e diritto al lavoro; giovani che chiedono opportunità e territori che non vogliono essere lasciati indietro.
Per un socialista, dunque, quella fotografia contiene anche un piccolo cortocircuito della storia. Noi quelle parole le conosciamo bene. Sono parte del lessico del riformismo socialista. E ricordano una lezione che resta attuale: il cambiamento non basta annunciarlo, celebrarlo o inseguirlo. La politica ha un valore quando riesce a comprenderlo, indirizzarlo, governarlo appunto.
Se oggi culture politiche differenti tornano a incontrarsi su questo terreno, non è una rinuncia alle proprie storie. Può essere, al contrario, il modo migliore per farle vivere nel presente.
Gaetano Amatruda

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