
Il nuovo Presidente, che ha risposto senza esitare alla richiesta del Sindaco di Viareggio, si chiama Giuseppe Ferrazza: 65 anni, abruzzese di origine; per decenni funzionario ministeriale con responsabilità nella lirica, Direttore Generale del Teatro Verdi di Trieste, Commissario straordinario del Carlo Felice di Genova dal 2008 al 2010, Presidente dell’Eti (Ente teatrale italiano), nominato nel 2011 vicepresidente dell’Anfols (l’associazione nazionale delle Fondazioni liriche e sinfoniche). In qualità di presidente dei revisori dei conti e revisore effettivo o supplente ha lavorato anche con: Fondazione Toscana spettacolo, Associazione Teatro di Roma, Fondazione Teatro Regio di Parma, Cinecittà Holding Spa, Teatro pubblico-Emilia Romagna teatro.
Curriculum di tutto rispetto che lo vede anche discusso e contestato ma mai domo. Caratteri “tosti” gli abruzzesi, specie quando l’esperienza insegna loro che i tempi dei compromessi sono finiti ed occorrono scelte decise ed anche impopolari per interrompere un’emorragia destinata a far morire, con una inutile e ingiusta agonia, il “paziente” di turno.
E quest’ultimo “paziente” sembra davvero essere giunto ad uno stato di crisi profonda dalla quale certamente non lo possono salvare le politiche finora adottate. La Fondazione Festival Puccini ed il suo mega teatro costituiscono un gigante dai piedi di argilla sempre più lasciato a se stesso. Una stagione estiva di soli 40 giorni non può costituire una base solida per garantire la sopravvivenza della struttura, costata all’epoca diversi milioni di euro, né del personale. Si parla di 12milioni di euro di debiti per la Fondazione, tanti per chi, da anni, combatte in cerca di una identità che gli consenta di uscire fuori dal guado della semplice kermesse estiva per diventare una importante realtà musicale e culturale per 365 giorni l’anno.
Certo, il discorso si fa lungo e spinoso per quanti amano davvero questa prestigiosa realtà e la sua incredibile ubicazione, Torre del Lago, dove il Maestro Puccini ha vissuto umanamente e professionalmente i suoi giorni migliori e al quale ha affidato nostalgie e pensieri struggenti nei suoi numerosi carteggi dai diversi luoghi nei quali la sua attività lo chiamava. Ci sono città come Salisburgo o Pesaro, solo per citarne due, che vivono sulla memoria dei loro insigni cittadini: Mozart e Rossini diventano “brand” che coinvolgono la città e le sue attività commerciali, turistiche ed artigianali oltre che quelle musicali e culturali e tutto o quasi si conforma a questa immagine che viene pubblicizzata e venduta con successo nel mondo.
E Torre del Lago? “Spiagge assolate, fresche pinete, il lago sempre calmo, ovvero l’Eden”, così lo descrive Puccini che lo conobbe, innamorandosene all’istante e vi si stabilì, prima in affitto, poi, con i proventi di Manon Lescaut e Boheme,acquistando un’antica torre di guardia fino alla costruzione della villa che i può ancora ammirare, là di fronte a quel lago ispiratore di pagine immortali e di piaceri sommi di cacciate alle folaghe e corse in motoscafo.
Ma, se si esclude quella piccola fetta prospiciente il lago, Torre del Lago sembra estranea al suo illustre concittadino e nulla sembra essere stato fatto nei decenni per “accogliere” nel modo migliore un pubblico di appassionati da tutto il mondo che vi convergono, ahimè, prevalentemente nei brevissimi giorni di un festival estivo che, da solo, dovrebbe sostenere l’intera immagine di una parte di un vasto territorio che ha in Puccini e nella sua musica un patrimonio inestimabile…
Stiamo divagando… Sull’onda dei nostri pensieri abbiamo perso il filo di qell’incontro che abbiamo fatto con il nuovo Presidente della Fondazione, Giuseppe Ferrazza.
Presidente, un arrivo in un momento difficile…
Sembra, anche se, grazie alla collaborazione dell’intero staff della Fondazione, siamo riusciti, pur in extremis, a garantire anche questa 58° edizione del Festival. Adesso bisogna condurre in porto questa stagione che, sembra, stia riscuotendo il consenso di pubblico e critica; verrà il momento delle riflessioni e delle proposte…
Mi sembra di capire che qualcosa non la convince nella gestione della Fondazione…
In realtà, credo che sia necessario un significativo cambio di passo per dare alla Fondazione, ma più in generale al territorio, quello sviluppo che merita. In qualche modo il lavoro di coloro che mi hanno preceduto è stato prevalentemente quello di continuare degnamente una tradizione iniziata nel 1930.
Vale la pena ricordare come Puccini, nel novembre 1924, prima di partire per la clinica di Bruxelles dove poco dopo morì disse a Giovacchino Forzano. “… Io vado sempre qui davanti e poi con la barca vado a cacciare i beccaccini … Ma una volta vorrei andare qui davanti ad ascoltare una mia opera all’aperto …” Quelle parole rimasero così scolpite nel cuore di Forzano, (commediografo e librettista di Suor Angelica e di Gianni Schicchi , regista tra l’altro della Prima Scaligera di Turandot, 25 aprile 1926, ndr) che dopo la scomparsa del Maestro decise di realizzare tale sogno. Nel 1930, insieme a Pietro Mascagni, compagno di studi e di stanza del giovane Puccini negli anni del Conservatorio, Forzano diede inizio alla realizzazione delle prime rappresentazioni dei capolavori pucciniani in riva al lago, davanti alla casa del Maestro. Il 24 agosto 1930, in un teatro provvisorio con il palcoscenico costruito su palafitte infisse nel lago di fronte alla Villa, il “Carro di Tespi Lirico”, una compagnia d’opera itinerante, rappresentò La Bohème per la regia di Forzano con Rosetta Pampanini, Margherita Carosio, Angelo Minghetti e Luigi Montesano diretti da Pietro Mascagni.
Un lavoro che, tra alti e bassi, ha garantito la continuità di questa manifestazione anche in momenti difficili..
Ma… non basta…
No, a mio avviso credo sia necessario ripensare in modo più complessivo e coordinato ad un “progetto Puccini” che abbia come centro Torre del Lago ma coinvolga fattivamente e in modo organico tutti i soggetti e i territori limitrofi. Solo così, e con un impegno più forte delle Istituzioni che favorisca lo sviluppo e la qualificazione dell’area interessata (infrastrutture, servizi, promozione, etc) sarà possibile allinearci a quelle esperienze nazionali e internazionali che costituiscono riferimenti preziosi e imprescindibili.
E per quanto riguarda l’attività della Fondazione?
Occorrerà probabilmente ripensare alla formula di questo Festival, rendendolo ancora più appetibile ed aprendolo, così come abbiamo fatto quest’anno nell’anteprima ai festeggiamenti per il 200° della nascita di Verdi con Traviata, a contributi di compositori coevi a Puccini o a lui legati per affinità. Sarà un modo per allargarla platea del pubblico che potrà venire al nostro appuntamento estivo ed aprirci a nuove e preziose collaborazioni con Fondazioni, teatri, enti con i quali non è stato ancora possibile. I rapporti internazionali finora intessuti hanno indicato possibili percorsi positivi che debbono però essere seguiti con maggiore continuità e finalizzati a progetti più concreti e reciprocamente vantaggiosi.
Inoltre, dal giugno del 2008 dobbiamo fare i conti con il nuovo teatro, una stupenda struttura che però non può vivere alimentata solo dalla breve attività estiva. Un colosso come quello ridotto a poche repliche estive è destinato a diventare un pozzo di debiti, oltre che un oltraggio: dobbiamo assolutamente trovare il modo di farlo vivere 365 giorni l’anno, diversificando l’offerta per garantirsi pubblici diversi anche locali, e offrendolo alle realtà socio-culturali come luogo dove realizzare i loro eventi, disciplinandone, ovviamente, la qualità e lo scopo.
E per il resto…
Credo che occorra riorganizzare meglio anche la struttura interna che, pur essendosi dimostrata elastica e versatile oltre che molto disponibile, ritengo abbia bisogno di alcune figure di riferimento capaci di dare nuova spinta e motivazione. Ci sarà tempo, a stagione finita, di riflettere su questi punti come pure sulle tematiche di più ampio respiro a cui ho fatto riferimento; per quest’ultime, poi, qualora condivise, saranno necessari più tavoli di riunione e impegni concreti a breve termine, cosa non del tutto scontata in questo momento congiunturalmente critico per Enti Locali e Governo. Ma solo se riusciremo davvero a dare una svolta sostanziale a quest’area vasta e a trovare le sinergie di tutti i soggetti, pubblici e privati, sarà possibile pensare ad un vero rilancio. Da parte nostra, così come è stato fatto in precedenza, lavoreremo per incrementare le partnership nazionali e internazionali. Ho idee e progetti che devo però confrontare in primo luogo con il Consiglio e poi concretizzare con gli organi direttivi della Fondazione.
Un passo per volta: il mio insediamento è avvenuto “in corsa” e quindi devo prendermi il tempo necessario per approfondire meglio le mie conoscenze in ogni settore della Fondazione per offrire le migliori soluzioni possibili a questa crisi che, nonostante l’impegno dimostrato in questi anni, sembra erodere progressivamente l’immagine del Festival e, in qualche modo, quello della Fondazione stessa.

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