In un’epoca in cui la televisione nazionale e internazionale sforna talenti dalla mattina alla sera, come se prima degli anni duemila il mondo fosse privo di persone dotate di qualità artistiche, e in un’era in cui pare tutti i giovani aspirino a diventare famosi (e alcuni di loro se lo meriterebbero proprio!), mi sorgono spontanee alcune domande: a partire dagli anni novanta e indietro nel tempo, come si faceva senza i talent? Come si diventava famosi? E sì che molti volti oggi noti del mondo dello spettacolo appartengono al passato della storia artistica italiana. Come hanno fatto alcune canzoni a diventare una sorta di patrimonio del nostro Paese e a venire canticchiate ancora oggi dalle nuove generazioni? Così ho deciso di fare qualche ricerca qua e là e ho realizzato che con tutto il materiale trovato potrei scrivere una tesi di laurea. La cosa che mi ha colpita sin da subito è stato notare come, in realtà, i format che guardiamo oggi in tv non sono nulla di nuovo: tanta innovazione senza che nessuno abbia inventato niente di speciale.
Il Festival di Sanremo sicuramente ha aperto la strada a molte competizioni canore. Esso ha fatto la sua prima comparsa nel 1951, un’idea più che brillante proposta dall’allora Direttore del Casinò della piccola cittadina ligure per promuovere l’immagine e l’economia del posto dopo la guerra. Trattavasi di per sé di un evento culturale, anche se allora non si identificava come tale, entrato nelle case degli italiani attraverso la radio e preannunciato dalla celebre frase: “cari amici, vicini e lontani…“; un piacevole momento di spensieratezza e aggregazione in un’Italia stremata dalla guerra. Essendo un programma radiofonico, protagonisti indiscussi non potevano altro che essere la musica e le voci dei cantanti, e la giuria accreditata, attraverso il proprio voto, ne sanciva il vincitore. Dal Festival di Sanremo sono nati brani musicali che ancora oggi le persone cantano (chi non conosce il ritornello “Grazie dei Fior” della Signora Nilla Pizzi, o “Nel blu dipinto di blu” del Signor Domenico Modugno? Si potrebbero citare un numero ben superiore di brani musicali), che sono parte della cultura artistica del nostro Paese. Era il Festival della canzone nazional popolare, e così è rimasto per molti anni. Non si pensi però che questa manifestazione sia rimasta per molto tempo la regina indiscussa dell’intrattenimento popolare. Già negli anni sessanta ha iniziato a farsi strada il Varietà, degno bisnonno degli attuali Talent Show, il cui scopo era intrattenere, divertire, lanciare talenti di vario genere: comici, imitatori, cantanti, ma anche “insegnanti”, che attraverso le proprie conoscenze iniziavano a istruire un popolo che aveva poco tempo, e ancor meno possibilità economiche, per studiare, perchè doveva lavorare per vivere. La radio ha iniziato ad essere una finestra sul mondo, che già nel 1966 ha lasciato il posto alla televisione, strumento però ancora poco presente nelle case degli italiani: solo le famiglie più abbienti e alcuni bar potevano averne una. Per alcuni anni, infatti, il Festival di Sanremo è stato trasmesso sia via radiofonica che televisiva. E’ stato il prima programma italiano portato all’estero poichè trasmesso in eurovisione: un’ottima iniziativa per far sentire a casa tutti quegli italiani che per i più svariati motivi avevano dovuto trasferirsi all’estero.
Queste due forme di intrattenimento, nelle loro rivoluzioni, evoluzioni e involuzioni, sono arrivate ai giorni nostri, mantenendo nonostante tutto caratteristiche analoghe alle edizioni passate: oggi il Festival di Sanremo viene denominato Kermesse, il Varietà Talent (può essere che il nome straniero ce li faccia piacere di più?), ma ambedue dovrebbero avere lo scopo di promuovere nuovi talenti. Il dubbio è…ma è veramente così? Ogni anno il Festival solleva dibattiti prima dell’alzata del sipario, polemiche durante lo svolgimento e critiche dopo la chiusura. Si analizza l’abbigliamento di presentatore, conduttrici e cantanti, si presta attenzione a quanto i cantanti della categoria big siano invecchiati, al trucco e parrucco, e le canzoni? Qualcuno le ascolta?
Passiamo ai Talent: tanti giovani, più o meno bravi e carichi di speranze, che a costo zero si mettono in discussione per cercare di diventare qualcuno. Cantano, ballano, recitano, ma chi realmente fa audience sono i giudici che con i loro modi di fare, parlare, sparlare o vestire danno valore alla trasmissione e, molto spesso, a se stessi, rispolverando una popolarità in alcuni casi persa, o accrescendo la stessa nel caso di personalità più giovani. E gli aspiranti talenti? Beh…se va bene qualche casa discografica si accorgerà di loro spente le luci dello spettacolo, altrimenti arrivederci e grazie. Quindi, tirando le somme, Sanremo, per raccimolare audience, deve o far salire sul palcoscenico celebrità internazionali, che spesso non hanno nulla a che fare con la musica, o far cantare artisti dall’esperienza ormai indiscussa, quindi delle nuove proposte non si interessa nessuno, mentre i talent show focalizzano la loro attenzione su conduttori, giurati, scaramucce, amicizie e amori tra concorrenti e perdono di vista l’arte. Il rischio che stiamo correndo è il mancato passaggio del testimone tra “vecchia e nuova generazione di artisti”, e la non formazione di talenti nazionali da portare nel mondo come portabandiera del nostro Paese, con la conseguente acquisizione sempre più certa di artisti stranieri: una sorta di no export ma import. Un vero peccato…Come figlia di un musicista, che ha respirato musica sin dai primi vaggiti, posso dire che abbiamo ancora molto da dare e chissà, forse da insegnare.
Laura Fazzini
Con questo articolo comincia la collaborazione di Laura Fazzini con Pensalibero. Laura è la figlia del grande bassista Giorgio Fazzini storico fondatore e componente dei New Dada il gruppo Beat milanese che nel 1965 accompagnò nella tournè italiana i Beatles negli unici concerti di Milano, Genova e Roma. La band che rese celebre il cantante Maurizio Arcieri nel 1996 vinse il festival dei complessi a Rieti e arrivò terza al Cantagiro. Pietre miliari del rock italiano la band nonostante la scomparsa di alcuni suoi componenti originari sta vivendo una nuova giovinezza musicale.



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