
Nel nostro Paese, per la maggior parte rurale e montano, si assiste sempre di più alla dispersione di popolazione e, come conseguenza, la carenza di medici segue in misura amplificata ciò che accade nelle aree urbane ad alta intensità. In certi luoghi lontani da ogni struttura sanitaria la mancanza di un punto di riferimento sanitario si sente in maniera spesso drammatica…e nel prossimo futuro la situazione è destinata a peggiorare! Si pensa che la situazione attuale possa essere tamponata dalla telemedicina ma, anche qui, senza il supporto di un professionista in loco diventa difficile.
La soluzione potrebbe essere un ritorno al passato, quando i dottori itineranti arrivavano con il calesse anche in tarda notte, ad esempio, per assistere una partoriente; oggi solo accennare all’argomento si verrebbe presi per pazzi perché tutto è stato ridotto al libro sacro del protocollo che tutto sa e tutto prevede…meno al disagio del paziente! In tantissimi piccoli paesi quando andranno in pensione i custodi degli ultimi avamposti della salute tutto sarà perduto in un baleno. Infatti, migliaia di territori comunali faranno un balzo indietro nel tempo costringendo i più anziani a fare decine di chilometri, fortunatamente non più a dorso di mulo, per raggiungere altre comunità oppure quelle Case della Salute che appena aperte già versano in condizioni precarie…come i residenti delle zone rurali.
L’Italia non ha mai fatto una seria programmazione per creare rete e offrire soluzioni per i piccoli centri e le comunità montane, i quali, ricordiamolo, rappresentano più di un terzo dei comuni italiani che tutti insieme occupano la metà del territorio nazionale. Pensiamo sia giunto il momento che il medico di medicina generale, punto di riferimento di ogni cittadino e soprattutto garante dell’universalità del nostro Servizio Sanitario Nazionale, non scompaia dalle aree più remote del Paese perché dove manca il medico di famiglia, diciamolo francamente, manca lo Stato.
Accidenti, il Governo e le Regioni devono intervenire per la costituzione di fondi ad hoc per le aree disagiate con risorse finalizzate e vincolate a tale scopo.
Concludendo riteniamo che se un medico di famiglia si sentisse supportato davvero dalla telemedicina e dalla disponibilità di strumenti di diagnosi, sarebbe ancor più disponibile a lavorare in aree maggiormente periferiche.
Angelo Santoro
(da “Avanti Online”)

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