I modi e lo stile non sono affatto il ‘superfluo’ della politica, bensì gli elementi costitutivi e insieme rivelatori della sua anima profonda.

La promessa di rinnovamento incarnata dal giovane leader del PD, lanciato verso la conquista di Palazzo Chigi, rischia di risolversi – entro una logica permanentemente collettivista – soprattutto in una resa dei conti e – come tutta la politica del ventennio – fa rimpiangere i tempi in cui alla durezza dello scontro non era mai estraneo un certo fair play. Siamo una volta di più avvertiti, anche da episodi come questo, che la democrazia è (o è divenuta) nient’altro che una forma sempre meno simulata di tirannia che una pretesa maggioranza esercita, a vari livelli, sopra gli altri consociati.
Inevitabilmente concludo che i modi e lo stile non sono affatto il ‘superfluo’ della politica, bensì gli elementi costitutivi e insieme rivelatori della sua anima profonda: un’anima che, anche nei suoi contrappunti dialettici e nelle promesse palingenetiche, reca i segni inconfondibili della decadenza.

Grave e deprimente è che la politica metta in scena attori così scadenti da farci accapigliare su un Renzi.
Lei Marini parla di “Anima profonda”, ma di questa vi è totale assenza in Renzi, tutto in lui è superficie, non vasta pero’, tutto veloce, talmente che la parola emessa va piu’ veloce di un ragionamento, se mai ci sia stato, a monte, il video che lo riprende agitare le ditina in modo convulso sulla tastiera del PC senza guardare la telecamera e senza sapere per cosa e perché stia andando cosi veloce denotano la profondità della persona, come la risposta secca e largamente premeditata, fateci caso, si aspettava che il nome del suo nemico politico uscisse e il “CHI” quasi arriva prima, si ascolta “Fas” e il “Chi” arriva quasi prima della fine, con l’espressione del volto tra il santarello e il furbetto, una reazione premeditata e sparata da eccellente comunista fiorentino, alle spalle,con profondo disprezzo.
Le Sue osservazioni sono davvero efficaci ma debbo precisare che quell'”anima profonda” è riferita alla politica, come un senso o un fondamento riposto della stessa, che sussiste prescindendo dal fatto che abbiano un'”anima” coloro che di quella politica si fanno interpreti.
Oramai mi sono convinto che quando qualcuno decide di entrare in politica in “servizio effettivo permanente”, ha già anche deciso di fare a meno dell’anima, cioè l’ha già ‘venduta’ – e non solo quella.
“Chi vota a sinistra è un coglione”.”Signora Bindi, vedo che lei è sempre più intelligente che bella”. Vecchie espressioni, del – vecchio “cavaliere” ! Ma Renzi non dovrebbe essere diverso ?
Quella su Fassina può esser stata anche una battuta ; e Fassina si sarà dimesso anche per altri, più consistenti motivi. Resta il fatto che Renzi ha preso l’abitudine – pessima, da un punto di vista liberale – di fare spesso l’arrogante: con il consiglio comunale ( arriva, quando arriva, parla, va via senza nemmeno acoltare i consiglieri ); con le soprintendenze ( neanche fosse un qualsiasi Da Empoli ), con le minoranze; con chi tenta di fargli presenti argomenti e problemi che non gli interessano, o che non conosce ,
o che non lo appassionano.
Proporrei, se volesse dare ascolto, che si desse una regolata. Sinceramente e cordialmente.
E’ vero, la forma spesso è sostanza. Ma è proprio per questo motivo che io trovo il” Fassina chi?” una risposta geniale. Quale miglior modo di manifestare la propria disistima e di indicare, senza parolacce alla Grillo, un compagno non amato? Io non sono fiorentina nè tantomeno di sinistra, ma ritengo che quel “Fassina chi?” detto così naturalmente, nell’immediatezza rispecchia tutta la fiorentinità di Renzi ed il suo humor graffiante tipicamente toscano. Fassina si è offeso?O.K. Ha fatto bene a dimettersi. Credo che nessuno ne sentirà la mancanza.
Ok. Due modi opposti di considerare la fattispecie: va bene. Per quel che mi riguarda, si figuri, mi farei “mancare” anche tutto questo Governo, anzi… un qualunque Governo. Dal momento che il suo compito sembra la sistematica spoliazione di questo Paese. Ci stanno ben riuscendo.
Pare superfluo ricordare, in termini di rispetto delle “minoranze” e di dialettica corretta fra forze politiche, che abbiamo avuto un Presidente del Consiglio che, ad esempio, disse “chi vota a sinistra è un coglione”. Tanto per dire che, in confronto, la cattivissima, scorrettissima, tremendissima “delegittimazione” di un banale “Fassina chi?” pare roba da asilo. E questo non per fare la solita gara alla meno peggio, ma per ricordare ancora una volta che non si può tirare il sasso e nascondere la mano, e che certi sussulti etico-comportamentali sarebbe stato sani farseli venire molto prima, nel corso degli ultimi venti anni.
La ‘battuta’, ascoltata al video, è anche più ‘cattiva’, il nome di Fassina non viene neppure pronunciato… Sono d’accordo con lei, non è il primo e non sarà l’ultimo, in questi venti anni la degenerazione dello stile è un fenomeno dilagante ed è un perfetto segno dei tempi. Respingo, però, cortesemente il ‘rimbrotto’ finale: che ne sa lei dei miei “sussulti etico-comportamentali”?