Tra tutti i problemi grandi e piccoli che ci ha portato l’estate 2017, si registrano curiosi (o sinistri a seconda dei gusti) rigurgitini di fascismo, che si esplicitano per lo più in forme simil-goliardiche o grottescamente pittoresche. Tanto da risvegliare pure in qualche democratico parlamentare (dal tasso democratico alquanto sopito) una nuova legge che vieti qualsiasi manifestazione o richiamo al ventennio. Bene anzi benissimo. Evidentemente la Legge Scelba del 1952 è stata ritenuta non sufficiente ad arginare l’ondatina di ritorno, fomentata in qualche modo anche dagli attacchi concentrici alla sovranità e dignità nazionale, degli ultimi 25 anni, tanto da sfruculiare nostalgie (in larga parte mai vissute direttamente dai protagonisti) da “quando c’era lui!”. Dal lido fascisteggiante di Chioggia, infiocchettato da richiami di giovinezza esaurita dal camerata Gianni Scarpa (ma col giovanissimo segretario del PD locale alle dipendenze, che fino alla ribalta nazionale non si era evidentemente accorto di niente…) ai costumi da bagno “Boia chi molla” dell’empolese Giovanni Pistelli prodotti a Lamporecchio (un tempo una mini-stalingrado toscana) alla sempre presente Casa Pound che ogni tanto inciampa in qualche zolla revisionista, tentando di esaltare cio’ che invece dovrebbe muovere soltanto all’imperituro e unanime ribrezzo. Ma in italia siamo noti per non farci mancare nulla, e rispetto all’universale riconoscimento dei crimini del bolscevismo, ancora possiamo contare su indomiti seguaci della presunta rivoluzione d’Ottobre, che già i sinceri democratici e gli antitotalitari di tutto il mondo, bollarono con ignominia dopo il massacro di Kronstad. Non c’era bisogno certo di arrivare alla conoscenza dei crimini e dei genocidi di Stalin, perché già Lenin se n’era macchiato ampiamente. Cio’ nonostante, ancora oggi possiamo registrare una decina di sigle politiche attive (composte da 4 gatti certo, ma non meno incomprensibili al di là del dato numerico) che rivendicano una maggiore ortodossia l’une sulle altre. Una specie di farsa se non fosse in realtà, una piccola tragedia, tra le tante che siamo costretti a vivere nel nostro tempo. Arrivando cosi’ all’ultimo numero del “Grandevetro” ribattezzato da qualcuno “grande-vetero” dove si enfatizza in copertina una frase di Bucharin, che esalta la violenza e la giustizia sommaria, in nome di un non ben precisato fine (chi giustifica i fini? Chiese un giorno Trozky a Lenin) nei confronti del quale si commise (e da qualche parte del mondo si commette ancora) uno dei più grandi crimini contro l’umanità. Senza dimenticare che anche la stragrande maggioranza dei bolscevichi come Bucharin, finirà per soccombere al mostro che aveva contribuito a liberare dagli antri più profondi del Tartaro. “LE VIOLENZE PROLETARIE IN TUTTE LE FORME, A PARTIRE DALLE FUCILAZIONI, SONO IL METODO PER L’ELABORAZIONE DELL’UOMO COMUNISTA A PARTIRE DAL MATERIALE UMANO DELL’EPOCA CAPITALISTA”. Questa la frase estrapolata dagli innumerevoli gridi di battaglia lanciati dal bolscevismo, e già dovrebbe infondere una repulsione istantanea e naturale in qualsiasi uomo libero dell’Universo. Per alcuni non è affatto cosi’, i nostri “cari” fascisti rossi che oltre a vivere perennemente in un passato pieno di ombre e fantasmi, tentano di sfasciare il più possibile anche il poco di valoriale e di ideale che c’è rimasto nella politica democratica, liberale, libertaria e antitotalitaria (e antifascista appunto perché contro tutti i tipi di dittatura) in Italia. “La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale” ammoniva Benedetto Croce. Ecco, se una revisione della L. 645 del 20 giugno 1952 andrebbe fatta, dovrebbe includere non soltanto il fascismo nero che abbiamo conosciuto in Italia, Europa e in tutto il mondo, ma anche ogni altro tipo di fascismo di qualunque colorazione. Tanto si è trattato sempre di una forma di dominio sul popolo e contro i popoli della terra, al pari di un certo capitalismo ferocemente avido e guerrafondaio, che non ha esitato nel secolo scorso ad inventarsi (finanziando abbondantemente, ma ricavando immensamente) fascismo, nazismo e comunismo, per dividere e distruggere, famiglie, popoli, nazioni e le classi più disagiate che finalmente avevano trovato il coraggio, l’energia e la consapevolezza del loro potenziale, stando assieme e lottando per riconquistare cio’ che gli era stato tolto nei secoli precedenti con la forza e con l’inganno. E’ tempo di archiviare anche da noi, qui ed ora, il secolare inganno che ha fatto credere, attraverso una ben oliata macchina della propaganda, che potesse esistere un crimine più tollerabile di un altro. Ripiombandoci in una novella “santa inquisizione” dove chi approntava e appiccava i roghi era dalla parte del bene. Ogni dittatura è sempre stata SUL proletariato, cari fascisti di ogni colore. Il male è in fondo banale, come ci ha spiegato Hannah Arendt, e uguale e ripetitivo, aggiungiamo e la libertà non sta nel poter scegliere tra bianco e nero, ma, come diceva Adorno, nella possibilità di sottrarsi a questa scelta preconfezionata. L’umanità, anche quella che vive nella nostra bistrattata penisola, ha tutto il diritto (e direi il dovere) di superare le orride cosmogonie palingenetiche, le false epopee mai avvenute . Ha diritto cioè a qualcosa di meglio. Se non ora, quando?
Alessandro Silvestri

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