Minacciano di ritorsioni la Mittal come se fosse una qualunque multinazionale che chiude, per andarsene a produrre all’estero, dopo aver preso soldi pubblici. Mittal, se qualcuno non lo sa, i soldi in Ilva li ha messi. Non li ha presi. La retorica della multinazionale predona, che “prende i soldi e scappa”, nel caso di Mittal non vale. Ditelo al ministro Di Maio. Di minacce a Mittal, di ritorsioni nel caso andasse via, l’Italia, poi, non sa che farsene: se lasciassero, la sconfitta e il prezzo che pagheremmo sarebbero tali che una multa o un processo giudiziario a Mittal importerebbero davvero poco. E poi, che a fare la voce grossa con Mittal siano gli autori del misfatto e’, particolarmente, insopportabile. Non e’ che Mittal se ne va: li stiamo cacciando. E tutti hanno dato sinora, in questo misfatto, il loro contributo: dalla Lega al Pd, da Italia Viva a Leu., da Conte 1 a Conte 2. Tutti, a turno , in tempi diversi, in due governi diversi, hanno creato il caos irresponsabile sullo scudo penale. Cedendo al ricatto dei 5 Stelle. Ora il governo abbassi i toni e tratti a fondo con Mittal. Con saggezza e senza smargiasserie. Il governo sa che lo scudo deve rimetterlo, obbligatoriamente. Lo faccia senza indugi. Ma il governo sa, anche, altre due cose: che inadempienze e ostacoli alla Mittal, anche al di la’ dello scudo sono stati messi (da varie parti) anche dopo la firma degli accordi (problemi sugli altoforni e tentativi di rivedere in peggio il piano ambientale ); che il mercato dell’acciaio e’ quello che e’, purtroppo. Basta proclami. Non abbiamo niente in mano al di la’ di Mittal. Si dica la verita’. E non si agitino alternative (statalizzazione o illusioni di altri acquirenti) che non esistono o che sono pezze peggiori del buco. L’unica alternativa a Mittal e’ lo spettro di Bagnoli: cassa integrazione a vita, pensione a 40 anni per 20.000 persone e l’area immensa di Ilva a Taranto trasformata in uno squallido deserto di ferraglia e rovine, senza bonifica. Non ci sono alternative alla trattativa con Mittal. Anche sugli esuberi. Che non sono tutti “strutturali” e definitivi. Negli accordi di Calenda modificati da Di Maio ( e, diciamolo, dalla Fiom) c’erano indicate soluzioni che avrebbero oggi evitato che si parlasse di 5000 esuberi. Nessuno lo dice. Tornate ai contenuti di quell’accordo ( io affiderei a Calenda la trattativa con Mittal) con umilta’ e senza minacce inutili ed idiote. Che non sarebbero a Mittal, che al massimo avvertirebbe un solletico, ma al paese e al nostro futuro.
Umberto Minopoli (da facebook)

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