
Prima di tutto con la sconfitta di chi si proponeva di abrogare cinque leggi vigenti, l’obiettivo principale si era già detto era un altro, questi erano cinque vagoni di una locomotiva referendaria assai più insidiosa perché avrebbe riguardato una legge, quella sull’autonomia differenziata, che divideva il fronte governativo ed avrebbe sicuramente mobilitato assai di più l’elettorato.
Ora che la campagna é consumata ed avendo avuto verso la battaglia sindacale il rispetto che si doveva va detto ora e non durante, che essa appariva retroattiva sé non quando strumentale e datata, rivolta alla sinistra che allora cancellò parti dello statuto e prestava il destro ad una sconfitta politica che avrebbe indebolito le opposizioni; così è stato.
Se si fa eccezione del quesito sugli incidenti sul lavoro e quello della cittadinanza il risultato politico per i temi del lavoro non possono essere salutati come una vittoria.
Di più: si è consegnato alla Premier, il cui partito si oppose in parlamento a quelle misure giuslavoriste, la possibilità persino di cantar vittoria.
Un capitolo a parte meriterebbe l’atteggiamento politico assunto dalle figure istituzionali di questa destra. Rendere esplicito e plausibile l’invito alla diserzione alle urne é un segnale drammatico di involuzione culturale delle nostre figure apicali; invece di incoraggiare i cittadini a partecipare alla democrazia deliberante li si invita a farsi gli affari propri. Errore che hanno già commesso altri e che indeboliscono vieppiu l’istituto referendario.
Nel campo della sinistra é bene che si arrivi ad un chiarimento graduale sul significato di sinistra di governo. É più efficace promuovere una politica di approvazione di nuove e significative leggi che limitarsi ad interrogare il popolo per abrogarle;
Specie se i risultati sono questi.
Fare i conti con una sinistra di governo significa anche non pretendere di guidarla politicamente verso ripetute battute d’arresto, perché le sconfitte preparano altre sconfitte se non si colgono le ragioni del popolo che hanno contribuite a determinarle. In altri termini una sinistra di governo o é sinceramente riformista, ovvero capace di affrontare i nodi complessi dell’era che stiamo attraversando oppure diventa un crogiolo di piccole velleità senza bussola.
Mi auguro che si sappiano fare bene i conti di questo giugno referendario. Perché il dato ci dice che, allo stato, non esiste una maggioranza politica referendaria sufficiente su cui costruire l’alternanza di Governo. Benché in numeri assoluti i voti espressi pareggiano o superano i voti della maggioranza parlamentare che esprime il Governo. (Se da 15 milioni di votanti si tolgono i no si equivalgono ai 12,5 milioni di Meloni nel 22. Di una parte della società scontenta del Governo x diritti del lavoro. Seppure con rivendicazioni confuse o superate dalla realtà).
Bobo Craxi

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