
L’Europa dei volenterosi, insieme all’Italia meloniana, ha deciso di non badare a spese per far continuare la guerra agli ucraini, facendo gli eroi con i morti degli altri.
Fino a ieri dicevano che si sarebbero battuti comprando le armi dagli USA e inviandone di proprie “fino alla vittoria” sulla Russia.
Uno slogan semplicemente assurdo che ha coinvolto la destra, il centro e pure tanta parte della sinistra, in un servilismo bellicista verso la NATO e i voleri dell’amministrazione americana di Biden.
Oggi che la guerra è persa e che Trump vuole fare accordi con Putin per dividersi meglio il mondo e fare gli interessi suoi e degli USA, i volenterosi non hanno neppure il coraggio di guardare in faccia la realtà e ammettere la sconfitta.
Preferiscono ripiegare sullo slogan di Zelensky.
Starmer, Macron e Merz, insieme a Meloni, si danno un obiettivo più modesto rispetto alla vittoria: non daremo terre alla Russia dichiarano solennemente.
Così la guerra continuerà per chissà quanto altro tempo e altre centinaia di migliaia di persone moriranno, mentre l’esercito Russo continuerà ad avanzare non solo nel Donbass, regione a maggioranza russofona, ma anche in altri territori dell’Ucraina.
Perché tutto questo? Perché l’Unione Europea ha rinunciato a svolgere un ruolo di pace per il quale era nata dopo la tragedia del nazionalismo che aveva portato a due guerre mondiali nel secolo scorso?
La spiegazione può stare nella miopia politica, nella mancanza di visione e strategia verso l’Est europeo, nel filoatlantismo delle sue classi dirigenti che, dopo la caduta del muro di Berlino, anziché costruire nuovi equilibri geopolitici e accordi economici, hanno preferito avanzare per inglobamento dei paesi excomunisti, avvicinandosi pericolosamente alle porte di Mosca nel nome della democrazia e del mercato, affermati con distribuzione di cospicui fondi.
Così l’Europa si è paralizzata, i processi di unità e di costruzione di un’Europa federale si sono bloccati per antiche gelosie tra i fondatori e per i veti dei nuovi venuti.
Il nazionalismo ha finito per prevalere di nuovo e l’Unione ha trovato nell’ invasione dell’ Ucraina il motivo per nascondere le proprie debolezze, la propria irrilevanza politica, dietro un nuovo militarismo e una nuova corsa alle armi giustificati dallo spauracchio, costruito ad arte, dei nuovi cosacchi pronti a invadere le capitali europee.
È una regolarità storica, che puntualmente ritorna, che classi dirigenti deboli, prive di autorevolezza e di consenso popolare, cerchino per sopravvivere di costruirsi un nemico e di mantenerlo in vita quanto più possibile per continuare ad esercitare il potere in una situazione di emergenza rappresentata al suo massimo proprio dalla guerra.
C’è qualcosa che tiene uniti Zelensky, Starmer, Macron, Merz e Meloni: continuare la guerra, seppure in misure e gradi diversi, rappresenta per tutti un puntello importante se non decisivo del proprio potere.
L’ideologia del nemico, dell’orgoglio nazionalistico sono ingredienti utilissimi per costruire un sistema di interessi legato all’industria degli armamenti e parallelamente anche un consenso da parte di settori popolari che hanno perso fiducia nella democrazia e nelle istituzioni che avrebbero dovrebbero garantire giustizia e pace e che da troppo tempo sono invece succubi dei grandi potentati economici e finanziari.
Una conferma ulteriore di questa debolezza delle classi dirigenti politiche europee, al limite del ridicolo e della schizofrenia, si trova nell’atteggiamento verso Trump e le sue iniziative arroganti contro l’Europa.
L’Unione infatti ha già piegato la testa sui dazi imposti unilateralmente, compra più petrolio e gas dagli USA a caro prezzo, acquista missili e armi americane per cifre enormi, tace quando la Casa Bianca interferendo nelle politiche interne appoggia i neofascisti europei, e non trova parole per risponde ad un miliardario che per una multa vorrebbe che l’Unione stessa si sciogliesse.
Inutile commentare il ruolo dell’Italia meloniana in queste vicende deprimenti di un’Europa alla deriva, poiché è semplicemente pari a zero, accovacciata com’è ai piedi di Trump.
Ma per questi politici europei e anche per la nostra meloni finché c’è guerra c’è speranza.
Se dovesse davvero affermarsi la pace, le grandi questioni sociali, l’arretramento spaventoso sul piano dei diritti fondamentali come sanità, scuola, casa, lavoro dignitoso, riprenderebbero il centro del dibattito pubblico e per questa classe dirigente bellicista e debole non ci sarebbe più spazio: verrebbero letteralmente spazzati via.
Enrico Rossi

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