Siamo in campagna elettorale ma pochi se la filano: di comizi elettorali non vi è traccia, i mitici gazebo sono un ricordo come i mega-manifesti 6×3: quelli dei “meno tasse per tutti” o “anche i ricchi piangono”.
Altro che rapporto con i cittadini. Senza lilleri non si lallera e da quando “mammona” ha chiuso i rubinetti del finanziamento pubblico la campagna elettorale è ridotta a pura reclame, a chi la spara più grossa, ad evanescente chiacchiericcio da salotto.
La saga dell’insopportabilita’ per tutti: per chi si mantiene a distanza (storicamente i meno, attualmente i più); ma anche per chi -da appassionato della politica- è esausto per la girandola equestre di promesse (rigorosamente da marinaio) e per le invettive ideologiche rinfocolate dai pistolero di provincia.
E tutto appare falso, grottesco, grigio, disperante. Un passaggio obbligato dalla Costituzione che tanti avrebbero davvero preferito evitare. Un passaggio -le prossime elezioni- del tutto anonimo, evanescente e temporalmente risicato, affinché le conseguenze possano rivelarsi affini alle premesse.
Così molto è destinato a rimescolarsi ma niente a cambiare!
Del resto gli italiani voteranno con un governo in carica che nessuno ha mai sfiduciato (tantomeno il Colle più alto) e che rischia di succedere a se stesso sia in caso di riconferma dell’attuale maggioranza, come nel caso di larghe intese o di un cosiddetto “Governo del Presidente” chiamato a traghettare le Istituzioni verso nuove elezioni. Sempre che il nuovo Parlamento: quello che sarà eletto il 4 marzo e che difficilmente vorrà “rottamarsi”, non riesca «miracolosamente» ad inventarsi una maggioranza assai stabile da garantire una navigazione tranquilla al governo: quello di prima, lo stesso di adesso e, forse, di dopo.
In fondo nel mondo alla rovescia in cui le aziende falliscono per i crediti, le borse crollano per la buona salute della locomotiva economica mondiale e gli Stati senza governo sembrano rifiorire, l’italica continuità appare davvero un orizzonte di “felice” normalità.
Daniele Marchettidaniele mar

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