
La commissione Europea ci ha graziati. Possiamo ancora pronunciare l’antica frase augurale: Buon Natale. Una mia amica, in caso di bocciatura, aveva proposto: “Buon compleanno di Gesù Cristo”. ma se non è zuppa è pan bagnato. Buon Natale era tacciato di essere esclusivo e allora saluti più generici per essere inclusivi. Strano modo di pensare. Come se io avessi avuto un avo malfamato e impopolare e per compiacere la comunità avessi dovuto cancellare il mio cognome e adottarne uno più neutro, tipo Rossi. Rossi Andrea, sarebbe stato sicuramente più trasversale. C’è una lunga lista di cose da emendare, da rimuovere: dalle canzoni o dai film con la parola “negro” o contenenti narrazioni schiaviste, al machismo di Sean Connery in James Bond, ai dipinti di Paul Gaugin. Non pensando minimamente che questo prurito revisionista, di fatto una ideologia totalitaria, sancisce una preoccupante equazione: correggere = rimuovere, mentre in realtà vale un’altra equazione: cancellare il passato = ablazione identitaria. L’intento è chiaro. Tutti vorrebbero un mondo più equo e pacifico. Ma non è questo il metodo. Di questo passo demoliremo il Colosseo in quanto teatro di naumachie e spietate lotte gladiatorie. Ma Roma senza il Colosseo non sarebbe più Roma. Sarebbe un’altra cosa, più in linea con gli idealismi e le velleità pacifiste, ma né caput mundi né capitale d’Italia. Un po’ come togliere la Tour Eiffel a Parigi. Questa ideologia ha ormai investito qualsiasi aspetto della società e ora sale ai piani alti della politica. Perché non pensare che la via per la pace possa essere maggiormente costituita dalla smilitarizzazione delle nazioni? Predichiamo pace a tutti i livelli eppure non deponiamo il fucile. Non sotterriamo l’ascia di guerra come facevano gli antichi pellerossa (pardon, nativi d’America) quando ponevano fine a una controversia. Già, porre fine alle controversie. Qui la chiave di volta, una folta tavola rotonda e un compromesso accettabile per tutti. Facile a dirsi. Per una concertazione efficace e pacificatrice, occorre riformare il cuore dell’uomo, educarlo. Ci hanno provato in tanti, molti l’hanno teorizzato, Cristo è finito appeso a un legno. Utopia, ma anche colpa nostra, laddove la diffidenza diventa scaltrezza e la scaltrezza sconfina nell’odio. Di qui l’arma come strumento per sedare il nemico, sia esso armato o inerme e inoffensivo. Vecchia storia. C’è chi dice occorra un’Apocalisse, un uragano, una tempesta, una “livella”, che metta tutti sullo stesso piano e distrugga ogni scala gerarchica che ponga il male al vertice. Forse basterebbe un po’ di buon senso, ma con le armi si fanno affari e l’interesse prevale su tutto. Del resto una parola può ferire, ma una pallottola uccide. E anche tra cristiani i rapporti non sono mai stati idilliaci. Mentre preghiere s’incrociano e comizi si moltiplicano, possiamo continuare ad augurare Buon Natale e di fronte a un viso corrucciato, possiamo sempre correggerci dicendo Buone Feste. Perché pacificare non significa estirpare le nostre radici, includere non è abiurare la nostra identità. Picasso diceva: “Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, prendi l’occasione per comprendere.”
Andrea Randighieri – Modena

l’ UE ha regione – Gesù è nato a maggio, quando uscinono le greggi per i pascoli, il mercoledì 21 dicembre è il Solstizio d’inverno festeggiato da millenni, era il “NATALIS SOLIS INVICTI” che segnava il ciclo dell’anno nuovo, e i ctistiano si sono impossessate di queste feste, un abuso intollerabile